Canoni enfiteutici a Francavilla, il comune apre uno sportello informativo

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4297

Canoni enfiteutici a Francavilla, il comune apre uno sportello informativo
FRANCAVILLA. Sui canoni enfiteutici richiesti ai cittadini dal Comune di Francavilla al mare il vice sindaco Antonio De Marco non ha dubbi.

«L’iniziativa dell’amministrazione comunale era obbligatoria, per non incorrere nelle contestazioni della Corte dei Conti, visto che i canoni sono dovuti – spiega anche da avvocato – gli errori che sono stati rilevati dai cittadini, tutti da verificare, forse sono dovuti alla fretta con cui le lettere del Comune sono partite entro la fine dell’anno. Si trattava di non far prescrivere un’annualità, il che ci avrebbe fatto incorrere negli errori che già in passato hanno suscitato l’interesse della Corte dei conti su alcuni amministratori».

 Finalmente una voce ufficiale da Francavilla sul problema enfiteusi: l’assessore competente è rimasto muto, il sindaco era assente per malattia, l’ufficio stampa e lo staff pagati anche per la comunicazione tacciono, mentre i cittadini protestano. Però dopo giorni di contestazioni, finalmente arriva una notizia confortante, dopo che il giudice di pace ha deciso la sospensiva per un ricorso presentato da un cittadino che ritiene di non dover pagare quanto richiesto dal Comune: «Dal prossimo 9 gennaio – continua il vice sindaco – sarà aperto un ufficio al pubblico per chiarire tutti i dubbi sulla richiesta del Comune e per fornire le informazioni utili al caso. Ma i canoni enfiteutici vanno pagati. E’ solo il caso di ricordare che questa amministrazione, proprio per non gravare troppo sulle tasche dei cittadini, ha adottato un sistema di calcolo che produce un livello di tassazione molto basso. Siamo infatti partiti dal Vam, il valore agricolo medio dei terreni, aggiungendo anche sconti e particolari aggiustamenti. Quanto ai condomini, l’importo del canone applicato sul terreno va diviso per il numero degli appartamenti: alla fine al singolo tocca pagare una cifra irrisoria».

 Ma la lettera del Comune era un’ingiunzione o no?

«Era solo una diffida ad adempiere, proprio per interrompere l’eventuale prescrizione – conclude De Marco – come quando non si paga l’affitto di un appartamento: il padrone di casa ti scrive e ti ricorda che devi pagare. Purtroppo i dati che ci servivano per spedire le lettere sono arrivati in ritardo e nella fretta è possibile che ci siano stati errori. Però il giudice ha sospeso solo un caso e credo che alla fine il Comune avrà ragione».

In realtà la storia dei canoni enfiteutici non nasce oggi e non dipende dall’amministrazione Luciani che ha ereditato il problema. A Francavilla infatti la precedente giunta Angelucci (è sua la delibera del 2007, annullata da quella di Luciani) aveva impostato il pagamento di questi canoni, ma poi il tutto si era arenato su un contenzioso tra il Comune e la società incaricata di riscuotere questi canoni. Sull’argomento c’era stata poi anche un’indagine della Guardia di Finanza, con la successiva segnalazione alla Corte dei conti. Di qui la preoccupazione della Giunta Luciani, giustificabile come “paura”, ma un pò carente nella comunicazione ai cittadini, visto che se ne è parlato solo dopo la sospensiva del giudice di pace e dopo le proteste dei cittadini. In realtà è ancora molto aperto in Diritto il dibattito sulla legittimità della richiesta di questi canoni, non solo da parte del Comune di Francavilla, ma anche da parte dell’Istituto per il sostegno del clero che ha inoltrato ai proprietari di fondi agricoli richieste ben più onerose. Perché se il vice sindaco è sicuro che questo canone va pagato, altri sostengono esattamente il contrario. Infatti la richiesta si basa su canoni dell’800 che dopo 150 anni sarebbero prescritti, visto che per decenni non sono stati richiesti e viste le leggi degli ultimi anni. Tra l’altro questi canoni erano irrisori anche allora (nel contratto del 1886 che pubblichiamo, sindaco era allora Enrico Bruni, da non confondere con l’attuale consigliere di maggioranza quasi omonimo): si parla di 5 lire e 74 cent, di 4,69, di una lira e 51 centesimi e non solo è praticamente impossibile attualizzare questi importi, ma c’è anche una disposizione che annulla per le amministrazioni pubbliche l’obbligo di richiedere pagamenti che costano per rivendicarli di più di quanto dovuto dal cittadino. Le posizioni dei contrari al pagamento si rifanno alla legge 16/74, secondo la quale è estinto l’obbligo questi canoni da enfiteusi se sono anteriori al 1941 e di importo inferiore a mille lire. Sempre i fautori del no dicono che è intervenuta l’usucapione, se chi ha diritto a riscuotere il canone non lo ha fatto per venti anni (altri sostengono in realtà che in questi casi non è possibile l’usucapione). Per altri infine se il rapporto enfiteutico è ancora attivo, si può chiedere l’affrancamento, come ha fatto recentemente la Chiesa. Come si vede il dibattito è ancora aperto: scommettere sul fatto che il Comune avrà ragione (dal giudice di pace in poi, fino alla cassazione) significa solo trasformare un auspicio politico in una certezza che tanto certa non è.

Sebastiano Calella  05/01/2012 10:10

 

FRANCAVILLA. contratto enfiteusi