Paziente morto all’ospedale di Vasto, per il perito della famiglia «colpa omissiva»

Alessandro Biancardi

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VASTO. Il 28 dicembre scorso all’ospedale di Vasto è morto Nicolino Gianfelice, un molisano di Montenero di Bisaccia, di 60 anni.

L’uomo era entrato in sala operatoria per l'asportazione di un tumore al rene. Durissima la reazione dei familiari che si sono scagliati contro i medici e hanno messo in subbuglio l’intero reparto.

Tutte le ire sono state rivolte contro il professor Luigi Schips che è dovuto andare in sala operatoria scortato dagli agenti del commissariato.

Proprio l’avvocato del chirurgo, Fabio Giangiacomo, interviene sulla vicenda per cercare di ricostruire quanto accaduto. «Il paziente», spiega il legale, «è stato ricoverato per un tumore al rene in stadio avanzato (11 cm) ed è stato sottoposto ad intervento chirurgico di asportazione del rene stesso con la procedura “a cielo aperto”. Ebbene, senza voler anticipare gli esiti finali della consulenza disposta dalla Procura», continua l’avvocato, «si può comunque affermare che tutti i consulenti presenti hanno confermato che l’intervento al rene e agli organi interessati dalla neoplasia è stato condotto in maniera ineccepibile dal dottor Schips e da tutta la sua equipe. Quel che è stato detto e scritto a proposito, anche alla luce dei fatti come rappresentati, risulta completamente inappropriato per tempi e modi, anche e soprattutto rispetto a professionisti che ci sono invidiati nel resto di Italia e non solo».

Il decesso, fa sapere sempre Giangiacomo, «sembra essere stato causato, non dall’operazione, ma da shock emorragico successivo, dovuto alle condizioni generali del paziente, peraltro, adeguatamente assistito anche nella fase dell’emergenza ed i miei assistiti sono i primi ad essere interessati all’accertamento completo della verità da parte dell’Autorità Giudiziaria, quando e come prevedono le regole processuali».

Ma l’intervento dell’avvocato ha fatto irritare non poco un altro avvocato, Giovanni Cerella, legale di parte civile che si dice «sconcertato» di fronte «al tentativo di voler anticipare i tempi tecnici del perito della procura. La responsabilità del professionista, nel caso di specie il medico, può essere per colpa commissiva od omissiva. L'intervento è stato fatto come si deve - ma la seconda operazione è stata eseguita dopo tre ore circa, quando i valori vitali del paziente erano tutti ormai a zero. Quindi vi è una colpa omissiva, che equivale a quella commissiva. Vi potrà essere, dunque, la responsabilità dei sanitari dell'ospedale di Vasto». La perizia del consulente della procura, fa sapere Cerella sarà depositata fra tre mesi, quindi ci sarà un contraddittorio tra i periti. Quello di famiglia, Christian D'Ovidio, ha sostenuto espressamente una colpa omissiva. A chi attribuire questa colpa? Lo dirà l'inchiesta della procura di Vasto.

03/01/2012 09:46