Canoni enfiteutici: Francavilla in subbuglio, si aspettano chiarimenti

Alessandro Biancardi

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Canoni enfiteutici: Francavilla in subbuglio, si aspettano chiarimenti
FRANCAVILLA. Si chiariscono meglio i termini del contenzioso sulla richiesta di pagamento dei canoni enfiteutici da parte del Comune di Francavilla al mare.

Da una parte c’è la sospensiva decisa dal giudice di pace di Chieti che ha chiesto in sostanza che il Comune, caso per caso, indichi a che titolo viene richiesto il canone. Non dovrebbe essere sufficiente infatti che a domicilio del cittadino arrivi una lettera con la richiesta di un pagamento e che questo inevitabilmente si traduca nell’obbligo di pagare. Né vale l’interpretazione minimalistica che l’amministrazione comunale cerca di far passare, sostenendo che alla fine si tratta solo di una comunicazione, di una lettera inviata per informare che c’è questa ennesima bolletta da saldare e per non far prescrive l’obbligo di pagare. In realtà non è così: la definizione di un documento (in questo le due pagine inviate dal Comune) non dipende da come viene intitolato, ma dal suo contenuto. E qui siamo di fronte ad un’ordinanza-ingiunzione che dice con chiarezza: «la presente comunicazione è valida come formale diffida e contestuale messa in mora» per il pagamento entro 30 giorni. E aggiunge: «si precisa, inoltre, che trascorso inutilmente il termine suindicato, si procederà al recupero coattivo del credito». Altro che lettera, è una vera e propria dichiarazione di guerra. In attesa che il Comune intervenga ufficialmente, alcuni consiglieri contattati dopo le anticipazioni di PrimaDaNoi.it - poi riprese da altri organi di informazione– parlano di una rivisitazione della delibera che ha disposto questo pagamento.

Per tornare alla sospensiva decisa dal giudice di pace Maria Flora Di Giovanni, il problema è sorto perché il ricorso presentato dagli avvocati Luciano Carinci e Valentina Di Lello riguardava un caso nel quale il proprietario intimato dal Comune ha potuto esibire una visura catastale nella quale non c’è traccia di questo obbligo di pagare il canone dell’enfiteusi. Di qui è stato conseguente per il giudice chiedere al Comune di effettuare un’istruttoria preventiva, cioè chiarire con certezza se questo obbligo di pagare c’è o non c’è. In realtà questo singolo ricorso, al di là di come potrà concludersi, mette in ansia l’amministrazione comunale che potrebbe essere travolta da centinaia, forse migliaia di contenziosi, sia per gli aspetti formali di cui a questa sospensiva, sia per la natura stessa di questo canone, su cui da anni è aperto un dibattito tra i giuristi. Per alcuni studiosi infatti, questi terreni su cui si è costruito sono suscettibili di usucapione, altrimenti si dovrebbe parlare non di enfiteusi, ma di demanio pubblico. Un problema cioè non di diritto privato, ma di diritto pubblico amministrativo. In sostanza, dicono questi tecnici, i beni sono liberi da enfiteusi per effetto dell’acquisto della piena proprietà del terreno o dei fabbricati perfezionato per atto pubblico trascritto da più di dieci anni nei Registri Immobiliari. D’altra parte se il Comune ha rilasciato la concessione edilizia per costruire, ciò significa che è stato proprio il Comune a riconoscere la piena proprietà e non l’affitto (per cui si paga il canone) in capo al cittadino al quale oggi si chiede di pagare. Sull’argomento c’è chi la pensa esattamente al contrario, ma prima di far pagare tutti indistintamente (anche quelli che hanno venduto da anni la loro abitazione) forse sarebbe meglio un approfondimento del problema. Intanto ci si dovrebbe interrogare sul valore dell’eventuale traccia dell’enfiteusi sui documenti catastatli: ma tutti sanno che l’intestazione catastale non indica la proprietà. Si passa allora ai Registri immobiliari, ma anche questi solo in pochissimi casi riportano cenni sull’origine del bene, concesso dal Comune (concedente) al cittadino (livellario). Per tagliare la testa al toro, chi fa il tifo contro questi canoni ricorda che c’è una legge del 1974 che dichiara estinti tutti i canoni perpetui anteriori al 1941, data del nuovo Codice civile. Il sindaco di Francavilla è un avvocato e sicuramente è in grado di chiarire meglio.

 

Sebastiano Calella  03/01/2012 09:25