La cava di Civitaluparella, storia di un ripristino infinito

Alessandro Biancardi

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   La cava di Civitaluparella, storia di un ripristino infinito
CIVITALUPARELLA. Di fronte alle Cascate del Verde di Borrello e all’Abetina di Rosello, si estendono le balze di Civitaluparella.

Lì una cava di calcare, chiusa negli anni ‘80 perché inutile e dannosa, bocciata dalla Regione Abruzzo nel 1993, tornata in auge nel 2003, con un’autorizzazione al ripristino di durata di dieci anni.

Oggi, dopo otto anni di attività estrattiva, finalizzata al ripristino ambientale, a due anni dalla scadenza del progetto, «la montagna si presenta vergognosamente sventrata e violentata», denuncia il consigliere provinciale dell’Idv Palmerino Fagnilli.
Proprio il consigliere fa sapere che la Giunta comunale di Civitaluparella con delibera n. 81 del 28 novembre 2011, ha approvato un ulteriore «sventramento» della montagna, definito progetto per ulteriore ampliamento della cava di calcare in località “Ristrette” finalizzata ad una migliore ricomposizione ambientale dei luoghi.
Durante il periodo in cui la cava era operativa, dalla montagna di Civitaluparella erano stati estratti 800.000 metri cubi di materiale, poi, per risistemare il sito, deturpato (dalla escavazione degli 800.000 metri cubi), si è autorizzata una ulteriore escavazione di altri due milioni di metri cubi di materiale, ma due milioni di metri cubi, a giudizio della Società che sta scavando da otto anni e che ha presentato il progetto, non bastano per “ricomporre l’ambiente” e cosi la Giunta Comunale di Civitaluparella, ha approvato il progetto per l’ampliamento della cava ed ha deliberato che bisogna scavare ancora e di più e prelevare dalla montagna altro materiale, oltre i due milioni di metri cubi già autorizzati.
«Dalla cava il Comune di Civitaluparella doveva ricavare 0,55 centesimi di € a metro cubo, per un totale di circa € 1.250.000 e tanti posti di lavoro», sottolinea Fagnilli. Invece, ad oggi, in 8 anni, sembrerebbe essere stata estratta una quantità di materiale pari solo a € 90.000, i soli soldi che sono entrati nelle casse del Comune. Per i posti di lavoro invece solo 1.
«Il progetto approvato dal Comune con la recente deliberazione è paradossale e assurdo», attacca il consigliere, «ma quel che è più paradossale è che simili paradossi siano consentiti da una mancanza quasi totale di regole nell’attività estrattiva nella Regione Abruzzo».
In Italia a disciplinare la delicata materia è un Regio Decreto del 1927, e alle Regioni sono stati trasferiti i poteri nel 1977, ma la Regione Abruzzo non ha ancora né approvato né elaborato un piano cave che stabilisca regole, controlli e sanzioni nelle attività estrattive.
«E’ tempo di intervenire con Legge Regionale e Piani Provinciali in materia», continua Fagnilli, «affinché il territorio e la salute dei suoi abitanti, insieme agli interessi della Comunità vengano tutelati e difesi dagli appetiti degli speculatori. Sono urgenti e necessarie regole che scongiurino abusi, violazioni ed arbitrii in danno dell’ambiente. Tutto ciò sarà oggetto di un ordine del giorno e interrogazione in Provincia di Chieti».

28/12/2011 15:28