Omicidio di Natale a Francavilla: il giovane arrestato confessa l’omicidio

Alessandro Biancardi

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Omicidio di Natale a Francavilla: il giovane arrestato confessa l’omicidio
CHIETI. La furia omicida scatenata da un bacio negato: potrebbe essere questa la molla che ha stretto le mani di Luca D’Alessandro attorno al collo di Silvia Elena Mirastineanu, la giovane ventenne romena uccisa a Francavilla al mare la notte della vigilia di Natale. (Nella foto gli avvocati Femminella e D'Amico)*LA SCOPERTA DELL'OMICIDIO E L'ARRESTO

Diciotto anni lo studente assassino, venti lei la prostituta: forse non si può parlare correttamente di omicidio passionale, ma la possibilità che il giovane studente si fosse in qualche modo invaghito della bionda romena è emersa dall’interrogatorio di stamattina al carcere di Madonna del freddo, a Chieti. Gelosia forse, ma più probabilmente solo una richiesta di affetto che andava oltre il rapporto mercenario. Dal no è nata la lite, che è poi andata crescendo fino alla violenza finale.

«Ma era una delle tante discussioni che avevo con lei», ha confessato il giovane che ancora sotto choc non si rende ben conto di quello che ha fatto. Il racconto degli attimi che hanno preceduto l’assassinio è avvenuto senza incertezze di fronte al Pm Marika Ponziani ed al Gip Paolo Di Geronimo, oltre che davanti agli avvocati difensori Marco Femminella e Monica D’Amico. Una confessione senza scusanti: «ho sbagliato, mi assumo le mie responsabilità», ha detto Luca D’Alessandro che ha raccontato le fasi concitate dello strozzamento come se stesse vivendo un film, quasi vedendolo dall’esterno. E così, anche per la delicatezza dei magistrati che si sono trovati pur sempre di fronte ad un ragazzo e per la partecipazione umana dei due avvocati difensori, la storia si è dipanata senza «non ricordo» e senza «la facoltà di non rispondere»: l’incontro serale a casa della ragazza, in via Monte Sirente 23, a Francavilla, dopo almeno tre telefonate pomeridiane, forse un rapporto mercenario (come sta accertando l’autopsia), la lite, l’aggressione, lo strozzamento. Così l’arresto è stato convalidato e, come hanno fatto capire i difensori, si va verso il rito abbreviato, con la richiesta di imputazione solo per omicidio volontario, senza la rapina che oggi è stata contestata. Sembra cioè che l’aver preso i cellulari, i soldi ed i documenti della ragazza sia stato quasi un tentativo di Luca D’Alessandro di continuare a sentire come sua la bella Silvia Elena, anche dopo morta.

Perché dall’interrogatorio è emerso che i due giovani si conoscevano almeno da una decina di mesi, con frequentazioni più assidue nell’ultimo periodo e che forse andavano oltre il “lavoro” della ragazza. Non è nemmeno escluso che lo sapessero anche i parenti della vittima, che conoscevano l’attività della ragazza e che quella notte si sono insospettiti del lungo silenzio telefonico, attivando così i Vigili del fuoco per entrare in casa. L’interrogatorio, che è durato più di un’ora, è stato difficile per il disagio fortissimo evidenziato dal giovane che ha ammesso subito l’omicidio, alternando momenti di silenzio a parole di confessione, ma non ancora di pentimento visto lo stato di choc persistente. L’impressione che si è ricavata alla fine è che questo primo contatto con i magistrati e con gli avvocati (che comunque torneranno ad ascoltarlo nei prossimi giorni) sia servito al giovane per liberarsi di un peso di cui ancora non conosce la portata.

Probabilmente dopo aver consumato un rapporto (la ragazza è stata trovata nuda, quasi nascosta sotto il letto), quasi per continuare in altro modo l’intimità, il giovane ha chiesto un bacio: «lei si è rifiutata e lì è scoppiato il litigio, volevo qualcosa di più – ha riferito Luca D’Alessandro nell’interrogatorio – ma era uno dei tanti litigi che spesso avevamo per futili motivi». Il che ha fatto pensare che la conoscenza tra i due non fosse solo occasionale e che questo rifiuto a concedere affetto abbia scatenato la furia omicida. A precisa domanda sul possibile uso di droga al momento del raptus o poco prima, anche per le notizie che sono rimbalzate da facebook, gli avvocati hanno decisamente smentito, così come sembra infondata la richiesta di perizia psichiatrica: «Valuteremo bene la situazione, escludiamo comunque la droga così come la perizia psichiatrica – hanno detto gli avvocati Femminella e D’Amico, all’uscita dal carcere – assolutamente chiederemo di escludere la rapina, ma certo va scavato il lato psicologico della vicenda. E’ una vicenda complessa da comprendere, con tutti i risvolti legati alla giovane età».

Sebastiano Calella  27/12/2011 13:01