Chieti, incendio nella notte. Di nuovo fiamme alla Seab

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Un rogo nelle notte e plastica accatastata in fiamme. E’ il bilancio delle scorsa notte di incendio nell’azienda Seab, lo stabilimento di smaltimento di rifiuti di Chieti Scalo di proprietà dei fratelli Bellia.

CHIETI. Un rogo nelle notte e plastica accatastata in fiamme. E’ il bilancio delle scorsa notte di incendio nell’azienda Seab, lo stabilimento di smaltimento di rifiuti di Chieti Scalo di proprietà dei fratelli Bellia.

Non è la prima volta che l’azienda è coinvolta in un incendio. Il più grave fu quello che colpì la Seab nel luglio del 2009.

L’altra notte un nuovo episodio.  Erano le 23.30 del 19 dicembre quando un cumulo di plastica accatastata all’esterno del capannone di via Penne ha preso fuoco. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco di Chieti accorsi sul posto per sedare le fiamme. Sono intervenuti anche due squadre di vigili del fuoco da Pescara. «Si tratta dell'ennesimo rogo alla Seab», ha commentato il coordinatore regionale giovani dell’ Italia dei Valori Abruzzo, Giampiero Riccardoo, «la frequenza ormai annuale degli incendi che interessano l'impianto di proprietà dei fratelli Bellia è come minimo sospetta; quindi non si può più parlare di casualità o leggerezza».

La zona è caratterizzata da numerose aziende e spesso si è parlato della pessima qualità dell’aria. Gli incendi di questo tipo non aiutano ed i residenti si dicono preoccupati per la salute e l’inerzia delle istituzioni che sembrano assistere impotenti.

IL PRECEDENTE

Era il luglio del 2009 quando un incendio di proporzioni devastanti scoppiò nello stabilimento di Via Penne. Una coltre intensa di fumo restò sospesa in aria a lungo. Ci vollero diversi giorni perché la situazione tornasse alla normalità e l’effetto fu un’ ordinanza del sindaco di Chieti che vietò in via precauzionale la vendita di frutta verdura che provenivano non solo da Chieti ma anche in diversi centri del comprensorio chietino (da Miglianico, Ortona, Ripa, San Giovanni Teatino, Torrevecchia e Francavilla).

Lo stabilimento appartiene ai fratelli Walter e Angelo Fabrizio Bellia arrestati nel novembre del 2008 nell'ambito di una inchiesta della Procura di Chieti denominata “Operazione 4 mani” sullo smaltimento irregolare di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, caratterizzati dalla presenza di inquinanti nocivi per l’ambiente e la salute umana.

«Non sappiamo se tutto ciò è destinato a ripetersi», conclude Riccardo, «ma sappiamo che vanno minuziosamente verificate tutte le autorizzazioni in possesso della Seab e procedere alla loro revoca, in presenza di abusi».

21/12/2011 08:24