UdA, c’è un esposto alla Procura e slitta la nomina del nuovo direttore

Alessandro Biancardi

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CHIETI. «Fermi tutti. Prima di nominare il nuovo direttore amministrativo della d’Annunzio fatemi leggere se la procedura di selezione è stata corretta».

Così Daniela Rapattoni, una delle candidate escluse dalla Commissione esaminatrice nella prima “scrematura” delle domande, aveva motivato la sua richiesta di accesso agli atti, inoltrata al rettorato. Una richiesta che però non aveva avuto riscontro. «Non mi date i documenti? Ed io mi rivolgo alla Procura della Repubblica». Detto, fatto. E ieri l’esposto datato 7 dicembre è stato comunicato via mail al rettorato, mentre contemporaneamente i documenti che tardavano ad arrivare sarebbero stati acquisiti dalla Procura per valutare – come si legge nell’esposto - «la sussistenza di eventuali profili di reato» nel bando per la selezione e nella nomina del nuovo direttore della d’Annunzio. Ieri diverse fonti interne all’Università davano per certa la visita della polizia giudiziaria per acquisire atti.

Nello stesso tempo ieri c’è stato un rinvio del Senato accademico per la nomina del successore di Marco Napoleone, il dg licenziato: inizialmente la riunione era stata fissata per oggi, poi era slittata di un giorno ed ora è stata convocata il 21 dicembre. Queste le notizie che ieri hanno movimentato l’atmosfera ovattata della d’Annunzio, dove c’era molta attesa per la decisione sul nuovo direttore. A rendere ancora più tesa la vigilia sembra che sia giunta anche una diffida a tutti i protagonisti che hanno avuto un ruolo nella vicenda del bando di selezione, dalla Commissione esaminatrice agli organi collegiali. Dunque di fatto è arrivata una mail con l’esposto, vi sarebbe stata l’acquisizione della documentazione sul bando e poi il Senato accademico è stato rinviato con la convocazione firmata da rettore vicario Carmine Di Ilio.

Però - per il momento – questo significa solo che la Procura sarà costretta nuovamente a focalizzare la sua attenzione ancora su questi argomenti.

In fondo Daniela Rapattoni – «non ammessa al colloquio della selezione per non aver conseguito il punteggio minimo stabilito dalla Commissione nella prima seduta» – chiedeva solo di sapere come e perché i suoi titoli siano stati valutati in maniera difforme rispetto ad altri candidati.

Il rifiuto ad una consegna rapida degli atti, scrive in sintesi la candidata, «mi impedisce di prendere visione dei provvedimenti e mi preclude la possibilità di tutelare la mia posizione dinanzi al Tar o di diffidare gli organi dell’università dall’adottare atti che potrebbero rivelarsi illegittimi».

L’impressione della candidata è che questo atteggiamento dilatorio sembra «finalizzato a posticipare la consegna degli atti ad un’epoca successiva alla nomina», il che «fa eco all’estrema ambiguità del bando intitolato selezione per l’incarico di direttore generale e che invece di fatto sembra finalizzato al reclutamento di un Direttore amministrativo, figura non prevista dallo Statuto dell’UdA».

Secondo la firmataria dell’esposto ci sarebbe un pò di confusione: nel bando la normativa richiamata disciplina il lavoro del direttore amministrativo, mentre gli articoli menzionati (39 e 40 dello Statuto) si riferiscono alla figura del dg. «Così mentre la professionalità richiesta sembra essere quella di un direttore amministrativo, nelle premesse dell’avviso di selezione la finalità è quella di coprire il posto vacante di Napoleone, inequivocabilmente ex dg dell’UdA, organo dello stesso, membro con diritto di voto deliberativo in CdA e con voto consultivo in Senato, cioè una figura istituzionale ben diversa dal direttore amministrativo».

Fin qui la segnalazione alla Procura sulla confusione della selezione. Ma c’è di più nell’esposto si spiega bene. Il bando non sarebbe stato «preventivamente approvato, per quanto di loro eventuale competenza, né dal Senato né dal CdA». Senza dire che «la comprovata esperienza pluriennale con funzioni dirigenziali, che è il requisito indispensabile per l’ammissione alla selezione, è stata trasformata in un profilo professionale da valutare con un massimo di 10 punti. Sicché la commissione ha ammesso al colloquio il dott. Cesare Miriello che non ha mai avuto, come si evince dal curriculum reperibile su internet, la qualifica di dirigente. E senza aggiungere – conclude la candidata Rapattoni - che a me sono stati attribuiti solo due punti, nonostante abbia ricoperto ruoli anche da direttore generale».

Sebastiano Calella  13/12/2011 08:32