Ortona tra discariche, turbogas e petrolio. Operatori turistici: «no ai sacrifici a vuoto»

Alessandro Biancardi

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ORTONA. L’Abruzzo simile a Trentino Alto Adige per l’aria buona, turismo e ambiente? Troppo bello per essere vero.

Il sogno degli operatori turistici della “Associazione B&B Parco Maiella Costa Trabocchi” titolari di Bed and breakfast ed agriturismi di Ortona è destinato ad infrangersi, anzi a bruciarsi, insieme ai materiali che alimenteranno gli impianti dell’area. Loro si scagliano contro le imminenti realizzazioni di impianti di discariche di amianto, l’ombra ancora presente del Centro Oli, gli altri impianti per produzione di energia elettrica a combustione di sostanze che danno notevoli emissioni nocive e quelli di stoccaggio di pet coke in cantiere.

L’appello è rivolto alle istituzioni: ad un presidente della Provincia di Chieti Enrico di Giuseppantonio che «come ogni campagna elettorale che si rispetti» affermava che la Provincia di Chieti «sarebbe diventata la Catalogna d’Italia  per la crescita in termini turistici».

Una cosa è certa, non si possono sostenere gli operatori turistici ed allo stesso tempo trasformare il territorio del comune di Ortona e quello dell’Abruzzo in regione mineraria, pieno di discariche, di stoccaggio di materie pericolose, di emissioni notevoli con inquinamento dell’aria. «Non potremmo mai convivere», dicono a voce alta gli operatori, «con una raffineria a quattro passi dal mare, con impianti di discarica di amianto, di stoccaggio di Pet coke immersi nelle campagne del Montepulciano d’Abruzzo, negli oliveti e nei paesaggi e nascondere ai nostri clienti una realtà fatta di petrolio, pozzi, inquinamento e paesaggi rovinati e pericolosi per la salute».
GLI ECOMOSTRI

Hanno un nome ed un cognome gli ecomostri. Si va dal progetto di riattivazione dell'impianto della Smi (societa' meridionale inerti), localizzato in contrada Taverna Nuova per la raccolta di inerti di matrice cementizia contenenti amianto, al misconosciuto  impianto di pet coke proposto dalla Buonefra di cui è anche socio il sindaco Nicola Fratino. Un sito di stoccaggio di petrolio- carbone che secondo il Wwf Zona Frentana e Costa teatina tratterà 150.000 tonnellate annue di un prodotto conosciuto come la feccia del petrolio per il suo potenziale inquinante.

Poi ci sono  la Turbogas e il progetto di  una centrale a "biomasse", nella stessa area,  da 34 MW, commissionata dalla Eco Energy srl, accanto alla Turbogas, e a poche centinaia di metri dai depositi di pet coke e cereali.

COME USCIRE DAL TUNNEL

La soluzione per uscire dal vicolo cieco dell’inquinamento ambientale e valorizzare le risorse del territorio, a partire dal turismo, è semplice. Secondo gli operatori occorre investire in tutti i settori economici, non solo in quelli turistici, che possano avere riscontri economici duraturi e di diffuso spessore non relegati all’immediato guadagno solo di pochi. «Le attività turistiche di altissima qualità», dicono, «con produzioni agricole di prodotti doc e di notevole interesse per le nuove forme di turismo naturalistico ed enogastronomico secondo gli ultimi dati statistici sono sempre in costante aumento».

 E’ l’agricoltura sembra essere proprio il settore trainante del futuro come dimostrano i dati di Unioncamere secondo cui «la creazione di imprese sono in netto aumento al contrario di diminuire, esclusivamente nei settori dell’agricoltura e dei servizi turistici e specialmente nelle regioni del centro sud con una maggioranza di donne in qualità di imprenditore».
Ma per rilanciare il settore non bastano sagre ed eventi ma una politica fatta di fatti. Spunti non nuovi, anzi detti mille volte ma che evidentemente per chi amministra sono molto difficili da digerire.

m.b. 10/12/2011 14:43