La Asl ufficializza chiusura ospedale Guardiagrele. Pronto il ricorso

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2879

ABRUZZO. Eutanasia, suicidio assistito o esecuzione finale, dopo aver respinto ogni richiesta di grazia?*MOBILITA’ PASSIVA, GLI AFFONDI DELL’IDV E DEL SINDACATO DEI MEDICI GENERALI

ABRUZZO. Eutanasia, suicidio assistito o esecuzione finale, dopo aver respinto ogni richiesta di grazia?

*MOBILITA’ PASSIVA, GLI AFFONDI DELL’IDV E DEL SINDACATO DEI MEDICI GENERALI

Da ieri pomeriggio l’ospedale di Guardiagrele è ufficialmente morto, non esiste più. Il bollettino che ne annuncia la fine è la delibera 1460, pubblicata ieri pomeriggio sull’albo pretorio della Asl Lanciano Vasto Chieti e che contiene il nuovo Atto aziendale.

In realtà non c’è scritto in nessuna pagina che l’ospedale di Guardiagrele è stato chiuso, ma sono tutte desolatamente vuote le caselle in corrispondenza dei reparti ancora oggi funzionanti. Basta scorrere le pagine dell’allegato per scoprire non solo che le Unità operative semplici o complesse o con valenza dipartimentale non ci sono, ma che a volte l’ospedale SS. Immacolata non è nemmeno riportato. Fa eccezione solo la presenza del Pronto soccorso, un servizio certamente importante, ma che non ha senso se dietro non ci sono reparti di ricovero o di degenza e se – soprattutto- il trasporto ed il soccorso dei malati non è nemmeno gestito tutto dalla Asl, ma è stato affidato in convenzione alla Croce Rossa.

«Faremo ricorso in tempi strettissimi – commenta l’avvocato Simone Dal Pozzo, della lista civica “Guardiagrele il bene in comune” – per continuare la battaglia in difesa del nostro ospedale. Intanto ci pare incoerente un Atto aziendale declinato sul risparmio e che poi chiude un ospedale locale con un aumento della mobilità passiva, dal punto di vista dei costi, e con maggiori disagi dei cittadini ai quali il nostro ospedale ha garantito un’assistenza assolutamente appropriata da sempre ed anche in questo ultimo anno di incertezza».

 Come detto le tabelle allegate all’atto prevedono la soppressione dei reparti di medicina, geriatria, lungodegenza e radiologia.

«Lo specchietto per le allodole che in questi giorni ha fatto ritenere che il SS. Immacolata non sarebbe stato chiuso – commenta Dal Pozzo - è costituito dalla previsione che il Pronto Soccorso resta aperto fino alla riconversione dell’ospedale in Pta, punto territoriale di assistenza. Stessa sorte tocca anche alla Psichiatria che resta a Guardiagrele temporaneamente, in attesa di trovare la sua collocazione a Chieti. Continueremo la battaglia legale impugnando immediatamente anche l’Atto aziendale – conclude Dal Pozzo - e questa volta confidiamo che il Tar sospenderà gli atti rinviando, finalmente, la decisione alla Corte Costituzionale».

 Secondo Dal Pozzo, che finora ha vinto tutti i ricorsi contro i decreti del Commissario alla sanità,  questo Atto aziendale sarebbe illegittimo, perché richiama le delibere commissariali 44 e 45 dello scorso anno che avevano previsto la chiusura degli ospedali e che, nel maggio 2010, erano state annullate dal Tar Abruzzo. Il governo Berlusconi, per salvare Chiodi ed il Programma operativo, aveva superato quelle sentenze trasformando in legge il P.O. «Ecco perché l’Atto aziendale, che a quel Programma operativo si richiama, per noi è un atto illegittimo - commenta Dal Pozzo – ora toccherà decidere alla Consulta che, nonostante le irrisioni del centrodestra che ha parlato di improbabile ricorso alla Corte (il manifesto è ancora in bacheca a Guardiagrele!), dovrà dire se l’intervento del governo dello scorso luglio che ha salvato Chiodi sia o meno conforme alla Costituzione».

 Sebastiano Calella  07/12/2011 08:51

 

Atto Aziendale Asl2 Chieti-lanciano



 

[pagebreak]

MOBILITA’ PASSIVA, GLI AFFONDI DELL’IDV E DEL SINDACATO DEI MEDICI GENERALI

ABRUZZO. Proprio ieri, con tempismo eccezionale, ma del tutto casualmente, una nota dei consiglieri regionali Idv Paolo Palomba e Lucrezio Paolini ha preso ad esempio la mobilità passiva creata dalla chiusura dell’ospedale di Guardiagrele per dimostrare che Chiodi ha sbagliato i conti su questo argomento.

«I dati distinti per le prestazioni (i Drg) sulla mobilità passiva ospedaliera della Asl di Chieti per il 2010 – sostengono i due consiglieri regionali Idv - confermano la superficialità e l’approssimazione con la quale il Commissario Chiodi ha affrontato il tema del riordino della rete ospedaliera. Gli Ospedali di Gissi e di Guardiagrele assicuravano centinaia di interventi l’anno sulla “cataratta” in un periodo in cui già molti residenti della Provincia di Chieti erano costretti ad emigrare altrove per poter essere operati, con una spesa per il 2010 di circa Euro 262 mila euro, destinata ad incrementarsi sensibilmente per il 2011. A conti fatti, la chiusura di questi due presidi ospedalieri dovrebbe aver determinato economie complessive (non solo, quindi, per l’oculistica, ma per tutta l’attività ospedaliera) non superiori a 400 mila euro. Valeva la pena  costringere i cittadini a spostarsi altrove, per conseguire risparmi che paiono esclusivamente “virtuali”? Forse, concludono i due consiglieri Idv, c’è stata una relazione diretta tra i tagli imposti da Chiodi alla rete ospedaliera e l’esplosione della mobilità passiva.

Sempre sulla mobilità passiva, si registra una lettera di Ercole Core, segretario provinciale Fimmg (il sindacato dei medici di medicina generale) di Teramo. Core si rivolge a Chiodi ed al sub commissario Giovanna Baraldi che nei giorni scorsi hanno accusato i medici di famiglia, soprattutto teramani, di far “emigrare” nelle Marche i loro pazienti bisognosi di cure, anche non tanto complesse. «Siamo pronti ad un confronto serio sulla mobilità passiva, un fenomeno che è causato da molti fattori – si legge nella lettera – ma se lei (il riferimento è al sub commissario Baraldi, ndr)  vuole solo dire e scrivere, ci faccia il piacere: non ci mandi più lettere».

 Nei giorni scorsi infatti alcuni medici di famiglia teramani, nell’ambito dei controlli sulla medicina convenzionata, hanno ricevuto una missiva riguardante il funzionamento degli studi, con particolare riguardo al fatto che vengono ospitati specialisti operanti in strutture pubbliche e private extra-regionali. Questo, a dire della Baraldi, determinerebbe un flusso di mobilità passiva extra-regionale. Scrive Ercole Core:«La mobilità passiva deriva dall’inefficienza delle nostre strutture pubbliche, dovuta all’impoverimento di personale e tecnologia per i tagli economici lineari fatti senza alcuna programmazione e riorganizzazione della rete ospedaliera. Ma dalla lettera si evince che non è stato fatto alcun esame riguardo a questi flussi di mobilità passiva e che comunque il vs unico scopo è quello di scaricare le responsabilità sugli altri, cercando di coprire le vs inefficienze con qualche capro espiatorio artificiosamente identificato. Tra l’altro – conclude la lettera della Fimmg – i medici di Teramo stanno attivamente collaborando con la Direzione generale della Asl e questa lettera, velatamente minacciosa di controlli e di chissà quali sanzioni, è del tutto inopportuna e priva di qualsiasi finalità tendente alla soluzione del problema».

 La conclusione è durissima: «La nostra Asl è stata per anni depredata e defraudata dei più elementari servizi sanitari e i suoi ospedali sono stati spogliati di personale e funzioni (vedi S. Omero, Giulianova, Atri) e oggi, di fronte ad un territorio abbandonato a se stesso da 10 anni e che si è organizzato per supplire alle vs. inefficienze per difendere il diritto alla salute dei propri cittadini, non si ha niente di meglio da proporre che dare la colpa ai medici di medicina generale? Riprendetevi questa lettera e riflettete meglio, prima di scrivere o di parlare».

s.c.  07/12/2011 08:55