Batosta per la Sasi, «all’Isi spettano 15,5 mln di euro»

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Guai in vista in casa Sasi. Sulla società abruzzese per il servizio idrico integrato pendono due questioni delicatissime.

Non solo: la società rischia il dissesto e bisogna mettere le carte a posto (e sborsare milioni di euro) entro la fine del mese. Prima questione: la commissione nazionale per la vigilanza delle risorse idriche (Conviri) ha contestato l’incremento delle tariffe operate dalla Sasi nel 2008. La commissione parla di «incremento indebito e fonte di responsabilità».  La lettera conferma dunque i rilievi mossi dai soci che hanno impegnato i bilanci del 2008 e del 2009. La stessa commissione il 30 novembre scorso ha scritto all’Ato chietino, al Ministero dell’Ambiente, alla regione Abruzzo e alla Sasi per chiedere «il ripristino della legalità». E non era la prima lettera ma un sollecito che seguiva ad una prima missiva, che mai ha ricevuto risposta, inviata a giugno scorso.

Già in estate la commissione aveva chiesto all’Ato «di adottare ogni idoneo provvedimento finalizzato al superamento dell’eccezione di retroattività della tariffa, nonché di garantire la corretta applicazione alla stessa del tasso di inflazione». L’ente d’ambito questa volta risponderà o lascerà nuovamente correre?

Ma in questi giorni sulla società abruzzese per il servizio idrico integrato ci sono anche problemi ben più grossi e preoccupanti. Il tribunale di Lanciano, con la sentenza numero 561 pubblicata il 17 novembre scorso ha condannato la società ad accantonare nel primo bilancio aperto la quota di ammortamento di 1.729.000 euro relativa al 2007 per rimediare agli omessi ammortamenti di quella annualità dei beni della Isi Srl, la società a responsabilità limitata di Infrastrutture per i servizi idrici.

Ne consegue, analizza il presidente della Isi, Patrizio D’Ercole, che la Sasi «non avendo più alcun appiglio per giustificare l’omissione in bilancio degli ammortamenti dovuti, dovrà inserire nel bilancio a fine mese tutti gli omessi ammortamenti dei beni Isi Srl, dal 2003 al 2011 per un totale di oltre 15,5 milioni di euro. Ciò comporterà con ogni probabilità di una perdita all’incirca dello stesso importo, ovvero 15.561.000 a fronte di un capitale sociale di 1,9 milioni di euro».

D’Ercole, in una lettera inviata alle Procure di Chieti, L’Aquila, Pescara, Vasto, Teramo, alla Corte dei Conti, alla Corte d’Appello e alla Guardia di Finanza, non nasconde la preoccupazione per una situazione «insostenibile che potrebbe mettere a rischio la gestione di un servizio essenziale quale quello idrico nella provincia di Chieti». Secondo D’Ercole di corre il rischio che l’erogazione del servizio, proprio a causa della situazione che si è venuta a creare, nonostante le reiterate denunce, porti al dissesto finanziario ed economico.

Il presidente chiede inoltre al commissario dell’Ato Caputi che iniziative intende adottare «affinchè la Sasi rispetti la sentenza e ripristini il pagamento alla Isi delle quote mensili del canone di concessione». Ma D’Ercole chiede anche ai consiglieri regionali se non ritengano opportuno «modificare il comma 28 della legge regionale ‘norme in materia di servizio idrico integrato della Regione’ quando si dice «è vietata la costituzione e la permanenza di società finalizzate alla detenzione delle infrastrutture idriche, così dette società di patrimonio, eliminando la previsione del divieto di permanenza in conflitto con il decreto legislativo 267/2000 norma nazionale tutt’ora vigente».

07/12/2011 8:27