UdA, ecco i tre nomi in pole position per il posto da Direttore amministrativo

Alessandro Biancardi

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CHIETI. C’era anche un generale dei carabinieri tra gli aspiranti candidati all’incarico di nuovo direttore amministrativo della d’Annunzio.

Ma il suo curriculum non è stato ritenuto in linea con le necessità dell’università, espressamente dichiarate nel bando pubblicato subito dopo il licenziamento in tronco dell’ex direttore generale, Marco Napoleone. Sono stati invece selezionati 6 candidati in possesso di una specifica esperienza amministrativa, soprattutto in ambito universitario. E così in pole position ci sono almeno tre possibili candidati, con due aspiranti direttori particolarmente in evidenza per i loro rapporti con il Ministero dell’Università: si tratta di Giovanni Cucullo, che viene dall’Università della Tuscia, e di Filippo Del Vecchio, Università dell’Aquila. Il primo dei due è considerato come uno dei più promettenti funzionari della scuola di Antonello Masìa, direttore generale Miur. L’altro è più legato al mondo universitario abruzzese. C’è poi un terzo candidato ritenuto forte e viene dall’Università di Bari. A sorpresa, però, c’è anche Carlo Amoroso, dirigente della Direzione delle politiche attive del lavoro, formazione e istruzione, politiche sociali della Regione Abruzzo. Tra questi nominativi uscirà la terna che il 13 dicembre prossimo sarà proposta al Senato accademico e poi subito dopo al CdA per la nomina vera e propria, rispettando tutte le modalità previste dallo statuto. Il che dovrebbe servire ad evitare un Napoleone-bis, cioè un’approvazione del contratto che ora viene  negata e che prima era accettata. Proprio queste modalità ora sono sotto accusa nell’ultimo esposto al Tar presentato dal direttore licenziato. Su questo argomento - e per chiedere l’autorizzazione a nominare un avvocato del libero foro invece di utilizzare l’Avvocatura dello Stato - il rettore Franco Cuccurullo ha convocato il CdA dell’UdA per il 30 novembre. Ma tra i membri del Consiglio serpeggia un certo nervosismo, perché cominciano a filtrare le argomentazioni sottoposte al Tar da parte degli avvocati difensori di Napoleone (Marco Spagnolo, Giulio Cerceo, Angelo Clarizia e Pierluigi Pennetta). In verità, qualcuno al momento della delibera di licenziamento aveva sollevato il problema di fondo che oggi agita i sonni dei consiglieri: il ministero riteneva eccessivo il compenso pattuito con Napoleone e chiedeva di diminuirlo fino ai parametri fissati dalla legge per un direttore amministrativo e di questo c’è ampia documentazione allegata al ricorso, con una serie di lettere che si sono incrociate tra UdA e ministero. Perché invece – si chiedono ora alcuni consiglieri – si è preferito il licenziamento all’adeguamento dello stipendio?

«La diversa soluzione di dichiarare l’immediata cessazione del rapporto, peraltro facendo leva su un proprio inadempimento (mancata approvazione del contratto), invece non solo ha danneggiato il ricorrente, ma appare doppiamente lesiva per l’Ente», si legge nel ricorso al Tar. «Infatti da una parte non consente di sfuggire ad una responsabilità erariale, come indicato dal Ministero, e dall’altra espone la d’Annunzio ad una certa richiesta di risarcimenti» da parte dell’ex dg. Di qui la richiesta al Tar di nominare un commissario ad acta per completare la procedura di approvazione del contratto, nel caso in cui questa procedura amministrativa non venga ritenuta completata, oppure – in caso contrario, se viene cioè riconosciuta la validità del contratto - di annullare l’efficacia della delibera del CdA e del decreto del rettore sul licenziamento del direttore generale.

Sebastiano Calella  26/11/2011 10:01