UdA, Napoleone al Tar:«mio contratto mai approvato? "Inadempimento" di Cuccurullo»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2408

UdA, Napoleone al Tar:«mio contratto mai approvato? "Inadempimento" di Cuccurullo»
CHIETI. Palla al centro all’UdA: un nuovo ricorso, stavolta al Tar, riapre lo scontro per il licenziamento del direttore generale Marco Napoleone da parte del rettore Franco  Cuccurullo.

 Dopo l’esito negativo dei due precedenti tentativi del dg per essere reintegrato al suo posto (Tar e Giudice del lavoro) e dopo la sua rinuncia a presentare ricorso per ottenere un giudizio collegiale contro l’ordinanza secondo la quale non c’era il “fumus boni iuris” del danno subìto per il licenziamento, a sorpresa gli avvocati di Napoleone cambiano strategia. E mentre la stampa si arrovella sulle diffide a pagare e poi sulle smentite,  l’altro ieri alla d’Annunzio è stato notificato il nuovo ricorso che chiama in causa anche il Ministero dell’università. Per questo il rettore ha già convocato un CdA urgente per mercoledì 30 proprio per esaminare il ricorso “velenoso” del direttore licenziato. La storia del licenziamento ormai è chiara e definita in ogni suo aspetto: tutto si basa sul presupposto (questa è la linea del rettore dopo il parere dell’avvocato Gioia Vaccari) che il contratto del direttore generale è nullo “ab origine”, perché non è stato mai approvato dal CdA. E trattandosi solo di un rapporto di fatto, l’UdA poteva interromperlo quando e come voleva.

«Ammesso e non concesso che sia così – spiega l’avvocato Pierluigi Pennetta, che cura il ricorso di Napoleone – allora la procedura del contratto non si è conclusa con l’approvazione da parte del CdA proprio per l’inattività del rettore, a cui spettava di convocarlo. Allora il ricorso che presentiamo è per questo inadempimento di Cuccurullo».

 In effetti la domanda sul perché il contratto risultasse senza approvazione mentre Napoleone svolgeva il suo incarico, era sorta spontanea anche tra i non addetti ai lavori, ma era rimasta sospesa a mezz’aria. Ora invece viene riproposta in forma di ricorso e senza nemmeno una diffida ad adempiere, che avrebbe allungato i tempi. Infatti è stato applicato il nuovo Codice amministrativo che consente di presentare subito richiesta al Tar per una decisione. E qui sta forse il “veleno” che gli avvocati hanno sparso a piene mani.

Il Tar infatti potrebbe decidere che la questione non è di sua competenza, trattandosi di un fatto privatistico, con rinvio di nuovo al Giudice del lavoro, presso il quale però questo inadempimento del rettore potrebbe rafforzare la posizione del direttore: significherebbe che Napoleone non aveva un rapporto di fatto (parere Vaccari), ma un contratto vero e proprio in cui i tempi del licenziamento andavano rispettati. Detto in altre parole, la rottura immediata del rapporto di lavoro non si poteva attivare né con decreto, né con altri meccanismi.

Oppure il Tar potrebbe dire che il ricorso è tardivo, cioè riconoscere che l’approvazione da parte del CdA doveva esserci almeno dall’altro anno, con le stesse conseguenze di cui prima. Nel caso più vantaggioso per Napoleone, il ricorso potrebbe essere accettato, il che esporrebbe l’UdA ad un pesante risarcimento danni. In realtà il tutto si gioca attorno alla delibera che il CdA votò il 22 giugno 2009 e che riportava la stessa formulazione dell’odg del CdA del 28 settembre 2006 che aveva preceduto il contratto stipulato poco dopo: “Incarico di Direttore generale: provvedimenti.” E mentre questo punto all’odg è stato valutato come “approvazione” del contratto 2006, per il parere Vaccari i “provvedimenti” deliberati nel 2009 dal CdA non lo sono. Tralasciando le lodi sperticate del rettore che si dilungano per due o tre pagine di verbale, questa delibera che “non” avrebbe approvato il contratto, si conclude così:«il CdA, preso atto di quanto esposto dal rettore, esprimendo vivo apprezzamento per la dimostrata professionalità del dott. Napoleone e complimentandosi con lo stesso per i risultati raggiunti, a voti unanimi legalmente resi delibera di esprimere parere favorevole al rinnovo del contratto». Secondo l’avvocato Vaccari questo deliberato sarebbe non un’approvazione, ma un parere viziato da incompetenza, in quanto secondo lo Statuto UdA – a suo parere - il CdA può solo approvare i contratti e non esprimere pareri. Secondo l’avvocato Pennetta, sempre con riferimento allo Statuto, non è scritto da nessuna parte che l’approvazione del contrato debba essere successiva alla sua stipula, quindi la delibera contestata è di fatto la vera approvazione preventiva votata dal Cda. Il punto è proprio questo: la dicitura dell’odg e questa delibera sono un diniego o un’approvazione del contratto? Se la risposta è si, il contratto esiste. Se è no, una bocciatura dove le lodi sono equiparate ad un giudizio negativo appare quanto meno contraddittoria. Tanto che nessuno se ne era accorto, nemmeno il rettore che l’avrebbe scoperto solo dopo due anni di attività (abusiva?) del direttore generale.

Sebastiano Calella  25/11/2011 09:20