Comune Chieti. Teatro e sanità il consiglio non va. E c’è il rischio dissesto

Alessandro Biancardi

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Comune Chieti. Teatro e sanità il consiglio non va. E c’è il rischio dissesto
CHIETI. Un altro Consiglio comunale è saltato ieri a Chieti per mancanza di numero legale.

E quindi non si è discusso sull’odg che riguardava il tribunale e su quello presentato e firmato da tutti i partiti per i problemi della sanità teatina, in affanno dopo le scelte penalizzanti per il capoluogo, operate – a dire dei consiglieri comunali – dal manager Asl Francesco Zavattaro. Ma forse non è un problema di indisciplina e disinteresse da parte dei consiglieri di maggioranza ai problemi della sanità o del tribunale: ieri, come in altre occasioni recenti, è stata palpabile la crisi di identità della maggioranza distratta dalle preoccupazioni per lo stato dei conti comunali. A fine mese infatti è in programma l’assestamento del bilancio e le notizie che giungono dalla ragioneria non sono confortanti. Tanto che per stamattina il sindaco ha convocato d’urgenza una riunione dei suoi sostenitori proprio per decidere come affrontare la gestione della crisi di liquidità che affligge il Comune. E la parola dissesto comincia a fare paura.

Ieri, dopo una serie di interrogazioni, al momento di passare agli odg sul tribunale e sulla sanità, il Pdl si è letteralmente squagliato. C’è chi dice che l’uscita dall’aula era stata programmata per non discutere sul contrasto tra Chieti e Lanciano nella vicenda dei tribunali da chiudere, altri sostengono che il tribunale era solo un pretesto per non arrivare all’odg sulla sanità, che avrebbe messo in grave difficoltà il Pdl chiamato a contestare la politica sanitaria del commissario Chiodi e del manager Zavattaro. Pdl contro Pdl? Sarebbe stato troppo, meglio rinviare la discussione per contestare l’emarginazione e l’irrilevanza politica di Chieti nelle scelte sanitarie della Asl. Il baricentro della sanità provinciale si sta spostando infatti verso Lanciano, il che mette in crisi il centrodestra cittadino, accusato di essere incapace di difendere la centralità del SS. Annunziata e i servizi ai cittadini di Chieti.

Ma il male oscuro che attanaglia l’amministrazione Di Primio sembra un altro. I sintomi più evidenti sono almeno due e si tratta di capire quanto sono concatenati. Se cioè la frequente incapacità di assicurare il numero legale, che è il primo sintomo, dipende dalla preoccupazione per i conti in sofferenza, che è il secondo sintomo. Infatti il centrodestra, almeno sulla carta, ha una maggioranza numerica schiacciante, ma è chiara l’indisciplina dei suoi consiglieri poco seduti sui banchi, forse per divisioni interne sulla gestione del Comune che vengono alla luce al momento di assicurare il numero legale. Il risultato finale è l’impressione che il sindaco sia spesso lasciato solo. Il consigliere Enrico Bucci, lista civica Giustizia sociale ha detto: «sono molto irritato perché non si riesce mai a condurre in porto un Consiglio secondo i canoni della correttezza – spiega Bucci – perciò ho chiesto l’appello dei presenti e gli assenti erano di più. Così ancora una volta sono stati spesi inutilmente 3.500 euro di gettoni di presenza per non fare niente. Io mi sento sempre più in imbarazzo in queste condizioni».

DIETRO LE QUINTE DEL TEATRO

In realtà questa difficoltà del Pdl sulla sanità giunge non inaspettata dopo le polemiche sul teatro, la cui stagione teatrale di prosa è stata presentata ieri dopo l’affidamento del cartellone all’Atam dell’Aquila. Il sindaco ed il senatore Fabrizio Di Stefano hanno approfittato dell’occasione per criticare chi non ha condiviso questa scelta, passata in Consiglio solo per la buona volontà dell’Udc e mai completamente chiarita. In realtà tutti avevano compreso che era ormai inevitabile affidarsi all’Atam se si voleva una stagione di prosa e nessuno ha mai pensato di sminuire le riconosciute capacità organizzative e culturali di questa associazione teatrale. Quello che non si capisce è il ruolo del fresco CdA del Marrucino, nominato a giugno dal sindaco e mai insediato, cioè mai messo in condizione di operare con fondi e personale a disposizione. E visto che non c’è da dubitare su quello che il sindaco disse al momento delle nomine e che cioè si affidava alla professionalità e all’indipendenza dei tre prescelti, ai quali avrebbe dato carta bianca nella gestione delle stagioni teatrali, sorge il sospetto che i ritardi sul Teatro nascondano serie difficoltà del bilancio comunale in generale e di quello del Marrucino in particolare. Tanto che è servito ricorrere all’Atam per realizzare una stagione teatrale al risparmio. Perché un indizio è un indizio, due indizi suscitano un sospetto, tre sono una prova. Come detto, infatti, per stamattina è stata convocata una riunione di maggioranza che dovrà esaminare i problemi dell’assestamento del bilancio da approvare entro fine mese e non certo la brutta figura di ieri. Dunque le tensioni di questi giorni, dal teatro alla sanità, nasconderebbero le preoccupazioni per i conti che non tornano, per una situazione contabile che è a rischio dissesto e che comunque potrebbe configurare una violazione del patto di stabilità.

LE 100 PAGINE DEI REVISORI DEI CONTI

In realtà bastava leggere le 101 pagine del parere dei Revisori dei conti al rendiconto approvato questa estate per comprendere che le ragioni per preoccuparsi sono maggiori di quelle per stare tranquilli. E che i problemi del teatro o della sanità spesso sono solo strumentali per coprire la voragine nei conti che rischia di essere molto penalizzante per le casse comunali. Scrivono infatti i Revisori che «il rendiconto è attendibile per quanto riguarda la rispondenza con le scritture contabili, ma non lo è per la presenza di residui attivi di dubbia esigibilità che non consente l’attestazione dell’attendibilità dell’avanzo registrato», e invitano l’amministrazione a non spendere. Cosa che invece sarebbe stata fatta, mettendo in ulteriore difficoltà i conti comunali che i revisori dei conti dovranno certificare. Il che è tanto più grave se l’assestamento di bilancio di fine mese sarà accompagnato da un parere negativo dei sindaci revisori dei conti.

Il fatto è che a Chieti, come altrove, il bilancio prevede alcune entrate e su queste calibra le spese. Ma se le entrate diminuiscono o vengono meno (esempio: troppa evasione per acqua, Tarsu e Ici) oppure se le spese sono maggiori del previsto, il deficit è garantito. E se – come a Chieti - il bilancio prevede una mole impressionante di residui attivi (si parla di decine di milioni di euro di tributi comunali non riscossi, di cui 8 prima del 2005) e non si riesce a riscuotere questo arretrato, la cassa sprofonda e l’anticipazione del tesoriere Banca Marche (cioè lo scoperto del conto corrente del Comune) arriva ad oltre 11 milioni e mezzo, con tutto quello che costa di interessi bancari. Così da una parte ci sono le spese non controllate adeguatamente, dall’altra i ritardi nelle riscossioni: basti pensare che i 7 milioni di acqua del 2009 vengono riscossi solo nel 2011. Con questa forbice che si allarga si preannunciano perciò tempi duri per l’amministrazione Di Primio. Che paga per le sue distrazioni, ma anche per vecchie colpe: basti pensare che solo adesso si è scoperto che Villa Pini ha evaso l’Ici per circa 2 milioni e non ha pagato l’acqua per anni. E chissà se con il fallimento si riuscirà a recuperare tutto. Come dire: temere il dissesto in queste condizioni non è parlare fuori tema.

Sebastiano Calella  19/11/2011 8.57