Francavilla, gli alberghi diventano appartamenti. Confcommercio: «chiarezza dal Comune»

Alessandro Biancardi

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FRANCAVILLA AL MARE. Quella di trasformare i vecchi alberghi in case private, a Francavilla, non è più un’idea campata in aria.

Il Consiglio comunale, riunitosi martedì scorso ha approvato le delibere che autorizzano la trasformazione delle strutture ricettivo-turistiche di Francavilla al Mare in appartamenti residenziali. Una scelta mal digerita da Angelo Allegrino presidente della Confcommercio della Provincia di Chieti e dal presidente di delegazione cittadina, Antonio Del Ciotto, «perchè affosserà il turismo già zoppo della città». «L’amministrazione», dicono i due, «non può più navigare a vista ma deve decidere su quale settore economico puntare. Sul territorio sono presenti anche sane e consolidate realtà nei settori agricolo e artigianale, rappresentate da piccole e medie imprese. A questo punto, è fondamentale definire al più presto nuove regole urbanistiche per sostenere e incentivare un’economia di tipo misto, compatibile con la più tradizionale vocazione turistica».

Si dicono disponibili i due rappresentanti ad un tavolo di confronto fra amministrazione comunale, associazioni sindacali e di categoria, forze che operano sul territorio, per programmare un’azione condivisa e concreta in tal senso.

L’idea del cambio di destinazione d’uso delle strutture alberghiere rispolverata, nella nuova amministrazione, da Carmine Cappelletti e condivisa dal primo cittadino, non è stata accolta di buon grado dalle fila dell’opposizione.

Mentre il sindaco Luciani indicava l’idea come un rilancio del turismo ed un beneficio per le casse del Comune, («chi chiederà ed otterrà il cambio», diceva,«dovrà versare il giusto importo nelle casse comunali, ossia, una parte del plusvalore acquisito dagli immobili»), l’opposizione parlava di condono.

«Qualora il cambio di destinazione d’uso delle strutture ricettive di Francavilla dovesse essere approvato», commentava tempo fa Daniele D'Amario, «come è nelle intenzioni dell’attuale maggioranza, avremmo condonato i palazzi fatti dai furbi». E poi il dissenso espresso apertis verbis da alcune categorie di settore Confcommercio della Provincia di Chieti e Federalberghi. «In 30 anni il centro di Francavilla», sosteneva Antonio Del Ciotto, presidente della Confcommercio Francavilla al Mare, «ha perso 6 alberghi. Come si può puntare sul turismo, se per fare cassa si tagliano le attività ricettive? Con scelte di questo tipo, non si rilancia il turismo, ma si danneggiano anche le piccole attività, dagli stabilimenti balneari agli affittacamere, bar, ristoranti e negozianti.

Anche il presidente provinciale di Federalberghi, Andrea Sebastiani si diceva contrario al progetto definendolo «una miopia amministrativa che rischia davvero di portare fuori strada la città e di pregiudicarne definitivamente il suo futuro».

MORONI: «DISATTESE PROMESSE CAMPAGNA ELETTORALE» 

«Si è sicuramente diminuito il potenziale di ricettività turistica della nostra città che vive principalmente proprio di turismo», commenta il consigliere Franco Moroni.

«Quello che voglio rimarcare che è passato in secondo ordine è l’approvazione da parte della maggioranza di un altro fardello che ricadrà sulle spalle di alcuni cittadini di Francavilla, “il pagamento dei canoni enfiteutici”. Atto dovuto per legge, ma sicuramente la maggioranza nel deliberato poteva utilizzare indici più “leggeri” in termini di pagamenti. Applicando ad esempio e nel pieno rispetto della legalità, la Legge Regionale 68/99 che riconosceva, nell’applicazione del VAM, di fatto a tutti i cittadini di Francavilla il diritto a defalcare dal capitale di affranco le migliorie apportate ai terreni in origine. Per fortuna», continua Moroni, «la maggioranza ha accettato un emendamento proposto dal gruppo di minoranza (D’Amario, Moroni, Nunziato e Angelucci) dove si chiedeva un abbattimento per tutti i terreni ricadenti in zona agricola da Piano Regolatore Generale pari al 50% nella perimetrazione urbana e pari al 80% nelle restanti zone.

Inoltre in termini di legittimazione della delibera manca uno studio e ricognizione storico tecnico per acclarare la provenienza dei beni, base e condizione essenziale.

Resta comunque il fatto incontrovertibile che questa maggioranza stà disattendendo i programmi lungamente e fortemente promossi durante la campagna elettorale».

18/11/2011 14.29