UdA: Napoleone rinuncia al ricorso, la vertenza di lavoro continua normalmente

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Nessun ricorso. Allo scadere dei 15 giorni di tempo previsti, i legali di Marco Napoleone hanno deciso di non opporsi al no del giudice del lavoro che aveva respinto la sospensiva con procedura d’urgenza del licenziamento da direttore generale della d’Annunzio.

Dunque non ci sarà nessuna decisione collegiale d’appello sulle motivazioni che hanno convinto il giudice Laura Ciarcia ad emettere un’ordinanza negativa per Napoleone, rigettando il suo ricorso per la mancanza di “fumus boni iuris.” In pratica mancava la dimostrazione del danno imminente e quindi non c’era motivo di sospendere il licenziamento. E così il processo di lavoro continua la sua strada normale.  Allora ha ragione il rettore Franco Cuccurullo? Oppure l’ex dg teme un altro verdetto negativo? Le opposte tifoserie avranno modo di confrontarsi sull’esito di questo primo tempo del derby tutto interno all’università, su chi è in vantaggio e su chi rincorre, in attesa di una decisione sul merito del licenziamento. Il giudice del lavoro dovrà infatti decidere se è stato corretto il decreto del rettore del 27 settembre scorso, con il quale si dichiarò «cessato con decorrenza immediata il rapporto di fatto di dg dell’Ateneo del dott. Marco Napoleone» sul presupposto che il contratto con il dg fosse giuridicamente inesistente ed inefficace ab origine, non essendo stato mai approvato dal CdA della d’Annunzio.

Ad oggi siamo infatti solo alle schermaglie iniziali sulle sospensive richieste al Tar ed al giudice del lavoro, entrambe negate. E allora forse questo mancato ricorso può essere interpretato solo come un cambio di strategia dei tre legali che assistono Napoleone, la cui reazione iniziale al modo in cui è stato defenestrato ha forse influenzato il taglio dei ricorsi bocciati. In effetti sia il Tar sia il giudice del lavoro hanno respinto la sospensiva richiesta con urgenza con la stessa motivazione, cioè non c’era danno imminente ed irreparabile. Come dire: è sicuro che Napoleone abbia vissuto la vicenda come danno, ma si tratta di una sensazione soggettiva e non di un dato oggettivo che manca, anche perché il nuovo direttore amministrativo ancora non è stato nominato. E dovendo Tar e giudice del lavoro decidere su fatti e non su sensazioni, la sospensiva è stata negata.

Da quello che si capisce ora la battaglia si sposta sulle indicazioni del parere Vaccari che sono state alla base della decisione del rettore, peraltro condivisa dal CdA, e sulla legittimità ed efficacia del contratto di lavoro stipulato a suo tempo dal dg e sottoscritto dal rettore. Si tratta di questioni di diritto del lavoro attorno alle quali  gli avvocati di parte si accapiglieranno. Quello che in tutta questa storia rimane ancora poco chiaro o del tutto incomprensibile è che l’Università, a distanza di due anni dalla stipulazione del contratto e dopo aver assolto tutti gli obblighi previsti (cioè stipendi), abbia scoperto all’improvviso l’inesistenza giuridica e comunque l’inefficacia ab origine del contratto stipulato. E questo dopo che per far approvare il contratto stesso, nel Cda del 22 giugno 2009 il rettore aveva tessuto gli elogi di Napoleone, come manager di «elevatissimo livello e dalla solida preparazione giuridico-finanziaria», di cui la d’Annunzio non poteva fare a meno. Forse le cause del braccio di ferro tra i due ex amici vanno ricercate non negli aspetti formali o in qualche comma del contratto o dello Statuto, ma nei contrasti che possono essere sorti sulla gestione concreta del futuro della d’Annunzio e del suo ruolo sul territorio.

Sebastiano Calella  18/11/2011 10.04