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THALES, MELILLA AL MINISTRO: «INTERVENGA PER EVITARE CHIUSURA»

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Thales, Melilla al ministro: «intervenga per evitare chiusura»
Si teme l’accorpamento con la sede di Firenze
Lavoro, thales, interrogazione, gianni melilla
CHIETI. Dopo le ferie estive alla Thales di Chieti Scalo ci saranno 9 dipendenti in meno rispetto ai 108 attualmente in forza all’azienda più specializzata del superstite polo tecnologico teatino. 
Nella Thales di Chieti Scalo, che è uno dei cinque stabilimenti italiani della multinazionale francese, si effettuano lavorazioni di alta tecnologia nel campo della difesa, dagli apparati di comunicazione (si lavora qui al progetto "soldato futuro", con una radio e computer integrato in dotazione all’esercito che la utilizza fra l'altro nelle missioni in Afghanistan) a altri sistemi per le forze armate con l'impiego di maestranze al 70 per cento in possesso di laurea specifica e capitali per ricerca e sviluppo pari a 12 milioni di euro negli ultimi 5 anni. 
Trai i dipendenti cresce la preoccupazione per il futuro Italiano del marchio Francese e si paventa la fine dell'esperienza teatina dell'azienda.  Nel corso dei 40 anni di storia del sito di Chieti sono stati ottenuti circa 15 brevetti e pubblicati almeno 50 articoli scientifici sulle più importanti riviste del settore, coordinato almeno 150 tesi di laurea e 10 dottorati di ricerca, partecipato a progetti di ricerca internazionali con istituti come il Cnr e la Fondazione Bordoni in Italia, l'Istituto Fraunhofer in Germania e l'Istituto Celar in Francia. 
Negli ultimi anni il fatturato si è stabilizzato sui 30 milioni di euro annui. Il timore è che la Thales Italia venga accorpata nel solo stabilimento di Firenze, sede della filiale nazionale. 
Il deputato Gianni Melilla ha presentato una interrogazione al ministro del lavoro e dello Sviluppo economico per chiedere se non intenda intervenire «per scongiurare che un'importante struttura industriale e di ricerca possa essere chiusa, tutelando i 108 dipendenti e il futuro industriale dell'intera area teatina».
CHIETI. Dopo le ferie estive alla Thales di Chieti Scalo ci saranno 9 dipendenti in meno rispetto ai 108 attualmente in forza all’azienda più specializzata del superstite polo tecnologico teatino. Nella Thales di Chieti Scalo, che è uno dei cinque stabilimenti italiani della multinazionale francese, si effettuano lavorazioni di alta tecnologia nel campo della difesa, dagli apparati di comunicazione (si lavora qui al progetto "soldato futuro", con una radio e computer integrato in dotazione all’esercito che la utilizza fra l'altro nelle missioni in Afghanistan) a altri sistemi per le forze armate con l'impiego di maestranze al 70 per cento in possesso di laurea specifica e capitali per ricerca e sviluppo pari a 12 milioni di euro negli ultimi 5 anni. Trai i dipendenti cresce la preoccupazione per il futuro Italiano del marchio Francese e si paventa la fine dell'esperienza teatina dell'azienda.  Nel corso dei 40 anni di storia del sito di Chieti sono stati ottenuti circa 15 brevetti e pubblicati almeno 50 articoli scientifici sulle più importanti riviste del settore, coordinato almeno 150 tesi di laurea e 10 dottorati di ricerca, partecipato a progetti di ricerca internazionali con istituti come il Cnr e la Fondazione Bordoni in Italia, l'Istituto Fraunhofer in Germania e l'Istituto Celar in Francia. Negli ultimi anni il fatturato si è stabilizzato sui 30 milioni di euro annui. Il timore è che la Thales Italia venga accorpata nel solo stabilimento di Firenze, sede della filiale nazionale. Il deputato Gianni Melilla ha presentato una interrogazione al ministro del lavoro e dello Sviluppo economico per chiedere se non intenda intervenire «per scongiurare che un'importante struttura industriale e di ricerca possa essere chiusa, tutelando i 108 dipendenti e il futuro industriale dell'intera area teatina».