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Carichieti, sul perchè del commissariamento il Governo non risponde: «tanti dubbi restano»

Interrogazione del deputato Fabrizio Di Stefano ma le risposte non convincono

Redazione Pdn

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Carichieti, sul perchè del commissariamento il Governo non risponde: «tanti dubbi restano»

Il Ministro Padoan

CHIETI. Il deputato di Forza Italia Fabrizio Di Stefano nelle scorse settimane aveva presentato un'interrogazione al Ministero dell'Economia e Finanza per chiedere chiarimenti riguardo alla situazione della Carichieti.

Il deputato voleva che venissero chiarite le motivazioni che hanno portato al commissariamento della banca ma alla fine, ricevuta la risposta, è rimasto profondamente deluso.

Infatti, il vice ministro si è trincerato dietro una ripetizione di quanto già stilato da Banca d’Italia, senza fornire nessuna risposta alle osservazioni, che il Tribunale di Chieti ha sollevato in merito.

Nonostante ciò ha dovuto ammettere che “ il patrimonio della banca al 30 settembre 2015”… era ancora “positivo” se pur con un “elevato deficit”.

Ed allora Di Stefano domanda: «ma quanti Istituti creditizi sono in deficit, ma giustamente con un patrimonio positivo non hanno subito la stessa sorte della CariChieti?»

Il vice ministro nella sua risposta ricorda che la Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti è stata messa in amministrazione straordinaria il 5 settembre del 2014 su proposta della Banca d'Italia per gravi irregolarità nell'amministrazione e gravi violazioni normative emerse a seguito degli accertamenti ispettivi di vigilanza condotti nel 2014.

«In particolare» rileva il Ministro, «l'ispezione aveva evidenziato la persistenza di un assetto di governance incapace di condurre l'azienda nel rispetto dei canoni della sana e prudente gestione e di assicurare autonomia di giudizio del socio di maggioranza». Tutte cose già dette da Bankitalia.

Sempre il vice ministro conferma che l'azione di accertamento condotta dagli organi straordinari ha confermato «le gravi irregolarità poste alla base del commissariamento e ha evidenziato l'aggravamento dei profili tecnici della banca con particolare riferimento al portafoglio creditizio che ha determinato significative perdite patrimoniali».

Dunque «vista l'incapacità del socio di maggioranza di fronteggiare finanziariamente la soluzione della crisi i commissari straordinari hanno avviato iniziative volte ad ottenere un intervento da parte del socio di minoranza o di un altro intermediario, in grado di ripatrimonializzare la banca e assicurare la necessaria discontinuità con la passata gestione ma tutti gli interventi di mercato perseguiti non sono risultati percorribili».

Rendendo noti tutta una serie di dati già sviscerati dalla Banca d’Italia nella risposta all’interrogazione di Di Stefano il Ministero ricorda che il patrimonio della banca al 30 settembre 2015 a base della valutazione provvisoria condotta evidenziava un elevato deficit rispetto ai requisiti prudenziali minimi principalmente a causa delle rettifiche su crediti emerse a seguito dell'attività di accertamento della situazione aziendale condotta dai commissari straordinari.

«Ma perché», domanda Di Stefano, «si è intervenuti repentinamente così su CariChieti mentre per Banca Etruria si è atteso che la situazione precipitasse in quella che oggi tutti conoscono? Si sono applicati palesemente due pesi e due misure. E il dubbio che la maggior colpa di CariChieti fosse quella che occorreva unire altri Istituti alla sorte di Banca Etruria, tanto cara alla famiglia Boschi.

Il Governo non ha inteso per l’ennesima volta tutelare chi ha subito un torto e il territorio che è stato depauperato, auspico che i diretti interessati si rivolgano ad altre autorità per il ripristino della ragione e sono a disposizione a supportarli in ogni sede».