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Carife, Procura Ferrara indaga, bancarotta fraudolenta

E' uno dei quatto istituti coinvolti nel decreto 'Salvabanche'

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Carife, Procura Ferrara indaga, bancarotta fraudolenta

FERRARA. Tutto è partito dal commissariamento di Bankitalia della Cassa di Risparmio di Ferrara deciso a metà del 2013, per una banca che rappresentava la cassaforte - economica e politica - di tutta la provincia. Con una inchiesta aperta di "iniziativa", Procura e Guardia di Finanza di Ferrara volevano capire i motivi che avevano portato la banca cittadina ad esser governata non più da "ferraresi", valutando tutti i rilievi emersi da ben due ispezioni di Bankitalia alla Carife. Indagini dunque che furono attivate ben prima che Carife venisse travolta e "azzerata" come le altre tre banche - BancaEtruria, Carichieti e Banca Marche - dal decreto del novembre 2015, e poi dichiarata insolvente. Oggi a distanza di oltre 2 anni dai primi atti conoscitivi degli inquirenti, che si sono evoluti in diversi filoni di indagine, si registra il salto dell'inchiesta per il crac Carife: il pool di magistrati della Procura ha infatti rubricato il reato di bancarotta fraudolenta raccogliendo tutte le indicazioni contenute nella relazione di Antonio Blandini, commissario liquidatore di Vecchia Carife dichiarata appunto insolvente.

Gli inquirenti ora dovranno valutare chi, tra dirigenti e membri dei vari cda che si sono susseguiti, abbia deciso o avallato scelte che hanno portato al crac la banca, ad un buco stimato nella dichiarazione di insolvenza di 433 milioni di euro, al 22 novembre 2015, data dell'emissione del decreto Salvabanche del governo. L'inchiesta ha già mosso i primi passi e con la nuova ipotesi di reato permetterà al pool di magistrati - procuratore capo Bruno Cherchi e i sostituti Barbara Cavallo e Stefano Longhi che coordinano gli ispettori della Guardia di finanza - di indagare a 360° sul passato di Carife. Finora infatti, nei vari filoni di indagine gli inquirenti si erano concentrati solo su aspetti specifici: tra questi l'aumento di capitale di Carife, proposto e realizzato, nel 2011 e la cessione della Banca di Treviso alla Popolare di Marostica. Due filoni che sarebbero vicino alla conclusione. Se sul versante penale le indagini sono in corso, e saranno lunghe, sul piano civile la vicenda Carife è già giunta davanti ai giudici, al Tribunale delle imprese di Bologna.

E' pendente davanti al giudice l'azione di responsabilità contro 31 ex dirigenti e membri cda di Carife dal 2007 al 2013, la società di revisione Deloitte e un suo funzionario. La causa è stata attivata l'estate scorsa, prima del Salvabanche, dagli allora commissari Antonio Blandini e Raffaele Capitanio. Nella loro azione, i commissari - ai quali oggi è subentrata la Nuova Carife, la good bank nata dal Salvabanche - hanno richiesto come risarcimento per la malagestione dell'istituto per operazioni ritenute antieconomiche, di fatto diventate causa del buco di Carife e sui quali ora si indagherà penalmente, danni per 309 milioni di euro poi ridotti a 100 milioni per opportunità tecnico-giuridico di realizzo.