LA RIVOLUZIONE

Banche. Ora si accelera sulla riforma delle Bcc entro anno

Pressing governo, verso Holding unica e soglia capitale elevata.

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Banche. Ora si accelera sulla riforma delle Bcc entro anno

ROMA. Sprint finale per la riforma delle Bcc dopo mesi di stallo. Il governo - secondo quando si apprende - potrebbe presentare il decreto che porta alla creazione di un gruppo unico nei prossimi giorni, entro la fine dell'anno, evitando così il rinvio a dopo la pausa natalizia. Sebbene non sia collegata direttamente, la vicenda delle 4 banche salvate ha contribuito a questa decisione (peraltro in linea con gli impegni presi dall'Italia a inizio 2015).

 Il pressing del premier Matteo Renzi lo si é visto in questi giorni, con la riforma citata più volte come esempio di cambiamento necessario. Un collegamento che però il mondo del credito cooperativo, diviso al suo interno sulle modalità della riforma, ha più volte respinto in maniera unitaria, anche con toni piuttosto piccati verso l'esecutivo, sottolineando la solidità del comparto e rilevando come il testo sia pronto da mesi auspicandone la promulgazione.

Nelle intenzioni del governo l'autoriforma, come ha detto il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan in Parlamento, mira a far si che «gli istituti più piccoli possano aggregarsi in una casa comune e facilitare efficienza ed economia di scala».

 Nel dettaglio prevede la creazione di una holding capogruppo su base nazionale con forma di spa che possa approvvigionarsi di capitale sui mercati internazionali e fungere da banca centrale del sistema controllando e supportando le banche cooperative sottostanti. Per evitare il proliferarsi di gruppi regionali o interregionali la legge vorrebbe fissare la soglia minima per la costituzione del gruppo su di un livello elevato fra gli 800 e 1000 milioni.

Verrebbero comunque definite solo le linee generali lasciando i dettagli alla normativa secondaria. In questo modo si lascerebbe autonomia a quella parte del comparto, fra cui la la Bcc di Roma, che ha espresso critiche sul conflitto di interessi di Iccrea, il cui ruolo non e' più una precondizione. Sarà salvaguardata la funzione della holding, necessaria per un settore che resta solido ma che la crisi sta colpendo.

I punti di forza quali il legame con il territorio, la presenza di amministratori-soci-clienti a volte si tramutano in dissesti dei bilanci e governance inquinata, come ha ammonito la Banca d'Italia. Via Nazionale, impegnata sul fronte della risoluzione delle 4 banche salvate (e scottata dalla vicenda del Fitd che, dopo la precisazione della Ue, anche Padoan ha ammesso avrebbe comunque portato alla risoluzione correggendo di fatto la vigilanza), punta così ad avere un sistema coeso e in grado di far fronte con proprie risorse e ricorrendo ai mercati velocemente a situazioni di crisi. La riforma non toccherà solo equilibri o potentati locali. La cooperazione, "bianca" e non resta profondamente radicata in Italia e tutto un mondo legato a non profit e alla finanza etica ha vissuto la riforma come un intervento verticistico che rischia di far scomparire una biodiversità bancaria vitale e necessaria per riempire lo spazio lasciato dai grandi gruppi. Non si tratta solo di folklore o antichità da superare, rilevano, visto che il credito cooperativo é vitale e redditizio in molti paesi come la stessa Germania. E non va scordato infine come le Bcc aggregate rappresentino uno dei primi gruppi bancari italiani molto attivo verso famiglie e Pmi, sicuramente il primo per capitale nazionale che, specie di questi tempi, non va disperso o intaccato.