L'ULTIMA POLEMICA

Come per i Comuni mafiosi: «Berlusconi voleva commissariare L’Aquila»

Chiodi:«Cialente sapeva, ora indignazione ad orologeria»

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Fontana e Chiodi

Fontana e Chiodi

L’AQUILA. Nel 2010 il Governo Berlusconi avrebbe sollecitato un commissariamento del Comune de L’Aquila per la redazione del Piano di Ricostruzione della città.

Il sindaco, dunque, si sarebbe dovuto far da parte e lasciare il passo al commissario. Lo ha rivelato ieri il presidente (e commissario alla ricostruzione ancora per pochi giorni) Gianni Chiodi nell’inaugurare il cantiere di Palazzo Cappa Camponeschi.
Oggi, alla luce di quelle dichiarazioni, la politica si infiamma. Il più adirato di tutti è proprio il sindaco uscente Massimo Cialente che non ha preso affatto bene quelle dichiarazioni e nelle ultime ore ha scritto una lettera a Gianni Letta, e per conoscenza anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri.
Per Cialente si tratterebbe di un caso «abnorme, allucinante, di stravolgente gravità, che mi lascia stupefatto ed indignato» anche perché il primo cittadino ricorda che provvedimenti del genere vengono assunte solitamente in relazione ad infiltrazioni mafiose «e non certo per millantate e presunte inadempienze del Comune nei confronti di indicazioni governative».
Il sindaco chiede a Letta «di chiarire, in nome della vostra indiscussa correttezza e lealtà».
E’ vero che il Governo aveva effettivamente deciso un commissariamento del Comune?
In caso di risposta positiva, Cialente chiede che vengano spiegati i motivi «di una scelta di tale gravità» e se l’iniziativa fosse stata suggerita da Chiodi o dal responsabile della Struttura Tecnica di Missione Gaetano Fontana.
E perché, poi, commissariare solo il Comune dell’Aquila e non gli altri Comuni del cratere sismico che in quel momento, nella redazione del Piano di Ricostruzione, erano rispetto al capoluogo più indietro?
Sul caso il deputato del Pd Giovanni Lolli ha annunciato che depositerà un’interrogazione all’attuale Governo per sapere se risulti vero quanto affermato dal presidente Chiodi. «Dobbiamo sapere», spiega Lolli, «se il presidente ha affermato cose non vere o se veramente, e non so quale cosa sia peggiore, il Governo Berlusconi si era mosso in tale senso».

CHIODI: «CIALENTE LO SAPEVA»
«Cialente lo sapeva... fui io a dirglielo.  Io mi opposi». Risponde così all'Ansa il presidente della Regione Gianni Chiodi agli interrogativi posti dal sindaco dell'Aquila Massimo Cialente. «I piani ricostruzione non partivano e quindi il governo pensò di dare tre mesi di tempo ai comuni per mettersi in regola. Ma dissi di no, e comunicai il fatto anche a Massimo Cialente, fui io ad avvisarlo».
Chiodi si dice «stupito» della «indignazione ad orologeria» dell'onorevole Lolli e del sindaco dell'Aquila. «Nel caso in esame», ribadisce, «non si trattava di mafia, ovviamente, ma della volontà del governo di accelerare sui piani di ricostruzione. Chiodi conclude dicendo che «il sindaco Cialente, nell'estate del 2010 si è dimesso da Vicecommissario per avere le mani libere e buttare tutto in una dannosa diatriba politica, costruendo una campagna elettorale di due anni che, per fortuna degli aquilani, terminerà tra qualche ora».