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Ombrina, addio a quel che resta della piattaforma: annunciata operazione da 2 mln di euro

Entro la fine del 2017 sarà smontato il tripode che si vede dalla riva

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ABRUZZO. Novità sul finale di Ombrina: il tripode che si erge dal mare sara' eliminato, secondo la Rockhopper Exploration entro la fine dell'anno, ad un costo che dovrebbe aggirarsi attorno ai 2 milioni di euro.

Lo scrive Maria Rita D’Orsogna sulle pagine del suo blog.

Il tripode e' visibile dalla riva, e fu installato nel 2008, all'inizio della vicenda. La Mediterranean Oil and Gas prima, e la Rockhopper Exploration dopo, non la smantellarono mai perche' pensavano che potesse essere utile durante le fasi future di Ombrina.

Ad agosto scorso i residenti del litorale dei trabocchi hanno cominciato a vedere il concretizzarsi di otto anni di lotta con la dismissione del pozzo piu' contestato d'Italia. Adesso arriva dunque l’ultimo atto.

Quelle operazioni di otto mesi fa erano di "plug and abandonment", cioè letteramente, "tappa ed abbandona", fa notare D’Orsogna.

I lavori eseguiti dal jack up Atwood Beacon della Zenith Energy di Londra erano stati essenzialmente di cementificazione totale per evitare che gli idrocarburi del giacimento potessero in qualche modo essere rilasciati nell'ambiente circostante. Tutto andò secondo il protocollo stabilito e la ditta affermò che le operazioni erano state di gran successo, nonostante l'alta concentrazione di gas pericolosi nel pozzi, primo fra tutti l'idrogeno solforato. Le operazioni sono costate 300mila euro.

«E' questo un buon momento per riflettere sul futuro delle lotte petrolifere in Abruzzo», commenta D’Orsogna. «In questi giorni e' sulle cronache la storia del Centro Oli di Viggiano, che sara' chiuso per tre mesi a causa di irregolarita' nelle emissioni e dopo venti anni di continui problemi, anomalie di funzionamento, e disperazione dei residenti. Il governo centrale continua a rilasciare concessioni trivellanti, dal Molise al Veneto. I petrolieri sono intenzionati a lavorare anche entro la fascia protettiva delle dodici miglia cosi tanto agognata per anni da noi tutti».

«Tutto questo», va avanti D’Orsogna, «ci deve ricordare quanto importante e' stato attivarsi nella nostra regione, e soprattutto che queste sono queste battaglie per la vita. Non si deve mai abbassare la guardia. Grazie all'ostinazione della nostra gente, non abbiamo avuto ne Ombrina, ne Centro Oli, ne la raffineria della Forest Oil. Tante altre concessioni sono morte sul nascere. Ortona e Bomba non sono diventate nuove Viggiano. Ma non dobbiamo mai per un attimo pensare che sia finito qui. I petrolieri sono dietro l'angolo, aspettano il mercato, aspettano le condizioni politiche favorevoli, aspettano che noi dimentichiamo. Sta a noi continuare ogni giorno a vigilare, ad essere interessati, a fare, nel piccolo e nel grande quello che possiamo per proteggere il nostro angolo di pianeta».