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Bonifica Bussi, ecco chi ha vinto l’appalto: tutti i particolari in cronaca (giudiziaria)

Ufficializzata (senza la pubblicazione dei documenti) l’aggiudicazione provvisoria

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Bonifica Bussi, ecco chi ha vinto l’appalto: tutti i particolari in cronaca (giudiziaria)

Un mezzo della Dec-Deme al lavoro


ABRUZZO. Dopo dieci anni disgraziati ed inerti, due anni di intoppi per un appalto jellato, la storia poteva avere un lieto fine?

Poteva averlo. Anzi, doveva. Invece, l’incubo della bonifica di Bussi continua con una montagna di dubbi in più all’insegna della opacità, dei segreti e delle incongruenze.

Il che non tranquillizza se in gioco  ci sono 50mln di euro pubblici che gli enti non hanno dimostrato di avere intenzione di far pagare ad alcun privato responsabile (Montedison in testa e Solvay poi).

Parliamo di lavori di estirpazione dei veleni di una piccolissima porzione dell’intero Sin di Bussi (aree ex Solvay) e non della più nota discarica Tremonti (per quella occorreranno altri decenni per bonificarla).

La notizia è diventata ufficiale ieri nonostante nessun atto di gara sia stato pubblicato nè sul sito del ministero nè su quello “sgangherato” del commissario straordinario. Nessun documento  nonostante i 17 giorni trascorsi dalla riunione del 3 aprile 2017 sia stata  convocata con modalità diverse dalle altre dal nuovo Rup, Enrico Bentivoglio, e di fatto depistando persino chi era interessato a seguire la fase più delicata della gara.

Ma è Bussi e tutto può ancora accadere….

Dunque sarebbe ufficiale che ad aggiudicarsi provvisoriamente la gara è l’Ati capeggiata dal colosso belga Dec-Deme e composto da Safond Martini Srl, Elios Ambiente Srl, Sidra Società italiana dragaggi Spa e Cooperativa San Martino soc.coop.

Si deve ricordare che l'assegnazione provvisoria è avvenuta dopo che per mesi era stata rinviata l'apertura delle buste che contenevano le offerte economiche.

Questo perchè si è scoperto solo in fase finale che l’appalto non godeva della copertura finanziaria come prescrive giurisprudenza e Anac.

In una ulteriore riunione di cui nessuno ha parlato, tenutasi alla Corte dei Conti il 26 gennaio scorso, il presidente della sezione avrebbe però spiegato in un parere informale e atipico che in questo caso deve prevalere l’interesse pubblico sulle eventuali irregolarità.

Proprio questo parere ha alleggerito il peso del responsabile ministeriale Laura D’Aprile che ha informato il ministro sul prosieguo dell’appalto.

Empasse risolto anche grazie alla distrazione di fondi promessi sul Masterplan (60mln) per la bonifica della Tremonti che la Regione ha stanziato su questo appalto ad integrale copertura.     

Dunque il 3 aprile sarebbero state aperte le buste delle offerte economiche ed ecco spiegata la voce sul vincitore che circolava da giorni come fosse una indiscrezione di contrabbando e anticipata alcuni giorni fa da PrimaDaNoi.it.


Sta di fatto che si tratta di cinque ditte per nulla sconosciute le cui imprese sono riportate soprattutto nelle colonne di cronaca, prevalentemente giudiziaria.

Molte si intrecciano con i grandi scandali o le grande inchieste come il Mose o l’Expo a testimonianza del fatto che parliamo di ditte importanti e con una lunga storia alle spalle. Nonostante arresti, inchieste, fallimenti all’orizzonte, interdittive antimafia si deve dedurre che nessuna di queste abbia subito condanne definitive che le escluderebbero immediatamente da una gara pubblica.

Cinque ditte, tutte con qualche brutta storia alle spalle, alcune anche con processi in corso sia per corruzione che per traffico illecito di rifiuti…. che non è esattamente il miglior lasciapassare per chi deve mettere le mani nel cuore dei veleni di Bussi.





DEC-DEME

E’ un grande gruppo belga che ha cambiato diverse volte nome e ragione sociale. Deme è stata ufficialmente istituita nell'aprile del 1991 ma il suo nucleo risale addirittura al 1885 quando la piccola azienda di dragaggio, attiva lungo la costa belga, mosse i primi passi fino ad arrivare a conquistare il mondo e impiegando più di 4.600 persone. Difficile trovare un colosso più grande e con maggiore esperienza. Infatti sono svariate le commesse affidategli in Italia e molte anche quelle in Abruzzo dove è presenza fissa da decenni.

Anche per questo proprio il suo amministratore Pierre Henri Catteau, nazionalità francese,  risulta attualmente a processo per diversi reati nell’ambito dell’inchiesta della procura antimafia de L’Aquila sul traffico illecito di rifiuti durante i lavori di dragaggio del porto di Pescara del 2012.

Le accuse parlano di una cresta sui lavori di circa 250mila euro, di corruzione per favorire la ditta Nicolaj, di una frode da 260mila euro e di aver gettato sabbia considerato rifiuto speciale direttamente in mare (ci fu il clamoroso sequestro della draga).


Nello specifico il risparmio ottenuto sarebbe stato di 250mila euro grazie «all’irregolare smaltimento di 2.362 tonnellate di rifiuto filter cake» e di avere «organizzato un'attività continuativa consistente in traffico illecito di rifiuti, realizzando presso i siti di Euro Piemme di Moscufo e Collecorvino una discarica abusiva».


SIDRA (DRAGAGGI SRL)

Sidra (Dragaggi srl) fa parte del gruppo Dec-Deme e negli ultimi anni ha  anni ha realizzato importanti lavori di dragaggio in Italia nonché interventi  offshore in tutto il Mediterraneo (Africa, Algeria, Marocco, Tunisia, Libia).

Si occupa di dragaggi, opere portuali, ripascimenti e connessi.

Sul suo sito si legge: «negli ultimi anni ha refluito oltre 10 milioni di m3 di sabbia sui litorali italiani».

La Dragaggi srl risulta coinvolta nell’inchiesta abruzzese che tira dentro anche il francese Catteau e il giudice scrisse: «Sono emersi - i rapporti esistenti tra gli indagati e la società Dragaggi e la corresponsione di varie utilità in favore dei due indagati (Taraborrelli e Biscontin). Il ricevimento di tali periodiche utilità, anche se precedenti alla formale nomina ad assistente del Rup, appare certamente idoneo ad influenzare la condotta successiva di Taraborrelli. L’accordo pregresso, la conoscenza e lo scambio di informazioni, la predisposizione di uno schema formalmente corretto di gara per far risultare vincitrice una società di schermo (la Gregolin), ma per far eseguire la parte essenziale dei lavori (pari all’83%) alla Dragaggi, integra pienamente il reato oggetto di contestazione».

Dunque appalto che si sospetta essere truccato.

Il giudice parla poi della «gestione disinvolta della cosa pubblica nell’interesse di una impresa privata. L’allarme sociale appare tanto più elevato quanto più si consideri l’importanza della gara di appalto per la città di Pescara che vedeva il suo fiume ed il porto canale a rischio straripamento... Ma si sarebbe sviluppata anche nello sversamento in mare di sedimenti nocivi per la popolazione e l’ambiente marino».

In una mail acquisita dalla finanza si riportano analiticamente ed esattamente gli importi che sarebbero stati offerti da ciascuna delle società nella gara.


SAFOND MARTINI

E’ un’altra ditta del gruppo che si è aggiudicata l’appalto ma versa da tempo in cattive acque tanto che lo scorso 17 febbraio 2017 è stata ammessa al concordato preventivo volontario, una procedura fallimentare che sarà revocata solo se l’impresa sarà in grado di pagare tutti i suoi debiti, altrimenti….

La cosa curiosa è che, appena un mese fa (cioè un mese dopo l’entrata nel concordato), la Safond è stata esclusa da una gara alla quale aveva partecipato per lavori di bonifica e capping  per mancanza delle necessarie autorizzazioni.

Infatti una società in concordato preventivo può partecipare alle procedure di gara, successivamente al deposito del ricorso, solo se in possesso dell’autorizzazione dal Tribunale, acquisito il parere del Commissario giudiziale, qualora nominato, ovvero in difetto, acquisito il parere del Tribunale stesso.

Tale documentazione non c’era; dunque, fuori.

La commissione di gara abruzzese ha verificato l’esistenza di questa documentazione?


Anche la Safond è un colosso che gestisce rifiuti solidi disponendo di propri impianti autorizzati in procedura ordinaria dai primi ‘80.

«Dalle diverse attività di recupero», si legge sul loro sito, «otteniamo materiali, minerali, prodotti rigenerati ecosostenibili ed economici, reimpiegabili nei processi di origine del rifiuto, o in altri processi industriali».


Il nome della Safond-Martini spunta più volte nelle carte delle maxi inchieste sull’Expo  e persino dalle parole del titolare della Maltauro spa (società che ha proposto il progetto di finanza per il nuovo ospedale di Chieti) che confermava il “sistema Expo”.


«La “cupola” esisteva e Gianstefano Frigerio mi diceva che il suo referente politico era Silvio Berlusconi». Dopo aver ammesso che, per ottenere gli appalti per l’Expo, era stato costretto a pagare, l’imprenditore vicentino Enrico Maltauro ha fornito dettagli sul sistema delle tangenti che i manager della sua impresa di famiglia sarebbero stati costretti a pagare.


«C’era un sistema di tangenti e io mi adeguavo», ha sintetizzato Maltauro di fronte ai pm, negando però di far parte dell’associazione a delinquere. L’imprenditore vicentino ha poi coinvolto in modo esplicito l’ex senatore Luigi Grillo, accusandolo di aver «incassato mazzette», oltre a precisare il ruolo di Primo Greganti, l’uomo che «garantiva gli interessi delle cooperative rosse» (già arrestato per Mani Pulite).


Secondo queste accuse verbalizzate tra le aziende da avvantaggiare c’erano  Maltauro, la Manutencoop di Levorato, la Final spa, la Prima impianti, la società cooperativa Virida, la Olicar e appunto la “nostra” Safond Martini Srl.


ELIOS DI PIACENZA

Del gruppo fa parte anche la Elios che è stata indagata a Torino per smaltimento illecito di rifiuti e anche questa ha lavorato nell’ambito dell’Expo con qualche problemino.

Alla Elios è stato contestato un ingresso in subappalto irregolare nel 2012  ma anche contiguità con la criminalità organizzata.

La prefettura intervenne con la revoca della certificazione antimafia poi annullata dal Tar. La prefettura non si appellò: storia finita e appalto riconquistato.

La stessa azienda è stata nel mirino anche a Quarto Oggiaro per una bonifica dubbia del parco di via Concilio Vaticano II.



COOP SAN MARTINO

Si finisce ancora una volta col botto perchè la cooperativa di Chioggia San Martino è sospettata di aver elargito favori a Cosa Nostra.

Per la verità, hanno conosciuto già il carcere i vertici nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione per il Mose ma ne sono usciti in fretta - patteggiando - sia Mario Boscolo Bacheto, che è morto da un paio di anni, che il figlio Stefano (due anni di reclusione con la condizionale).

Il Tribunale di Trapani sostiene che gli indizi raccolti portano «a collocare la società nelle categorie dei cosidetti imprenditori strumentali, i quali cercano con la mafia un accordo non continuativo, ma limitato nel tempo e definito nei contenuti, negoziando caso per caso».

Il prefetto di Venezia ad ottobre 2016 ha decretato la straordinaria e temporanea gestione sospendendo i titolari dell’impresa. Sotto la guida dei commissari anche i lavori affidati alla coop nell’ambito del Mose, del dragaggio del porto di Bari, del rifiorimento delle scogliere di Fano e dei lavori portuali a Salerno.

I titolari di allora della cooperativa, Stefano e Mario Boscolo Bacheto, sono tra coloro che restituivano i soldi delle fatture false a Giovanni Mazzacurati per pagare le mazzette e sono finiti in manette per corruzione e frode fiscale.

La Cooperativa San Martino è una delle imprese -insieme alla Coedmar e alla Mantovani- a cui nella primavera del 2011 l'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, chiese di non partecipare a un appalto da 12 milioni di euro per scavi nei canali portuali, in modo da lasciare campo libero ad una cordata di piccole imprese, capeggiate dalla Lmd di Roberto Boscolo Anzoletti. Ed è proprio quell'accordo, ritenuto in violazione della legge, che farà finire sotto inchiesta per turbativa d'asta lo stesso Mazzacurati, posto ai domiciliari il 12 luglio 2013 e rimesso in libertà prima di Ferragosto.



Dunque se ditte con un curriculum giudiziario così sono riuscite ad aggiudicarsi (seppure provvisoriamente) un appalto già tanto discusso anche prima allora davvero tutto è possibile… persino la bonifica di Bussi.

E comunque una preghiera affinchè tutto fili liscio non guasterebbe.



a.b.