INTERESSI PRIVATI

Trivelle, discariche, cave e grandi opere: il decreto che azzoppa i cittadini e favorisce le imprese

Ai petrolieri facoltà di non rimuovere le piattaforme e ‘regalarle’ per sempre all’ambiente

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

628

Trivelle, discariche, cave e grandi opere: il decreto che azzoppa i cittadini e favorisce le imprese


ABRUZZO. «Opere impattanti sull'ambiente, dai rifiuti alle cave passando per trivelle e altre decine di categorie progettuali: il Governo vuole togliere ai territori anche la possibilità di partecipare ai procedimenti».

Sono 38 le associazioni abruzzesi che, assieme ad altre centinaia in tutta Italia, lanciano l'allarme e in un dossier spiegano le enormi criticità del Decreto proposto dal Governo per le nuove procedure di Valutazione di Impatto Ambientale che in teoria dovrebbe limitarsi a recepire la direttiva comunitaria del 2014.

Altro che partecipazione e trasparenza sulla grandi opere per evitare i conflitti a lavori avviati, dicono le associazioni secondo le quali il Governo Gentiloni intende mettere il bavaglio ai cittadini e agli enti che vogliono dire qualcosa su inceneritori, TAV, trivelle, cave, rifiuti e tutti i progetti che possono incidere pesantemente sull'ambiente.

Su diversi punti il decreto, «oltre che rappresentrare una vera e proprio involuzione sul tema del rapporto tra comunità e grandi interessi privati che sostengono i progetti, si rivela criminogeno e, in qualche passaggio, anche eversivo dello Stato di Diritto».

Il Decreto è ora all'esame delle Commissioni parlamentari e della Conferenza Stato-regioni. Nel dossier ci sono numerose proposte per coniugare procedimenti snelli e partecipazione di cittadini ed enti locali alle scelte.


I CANTIERI CONTINUANO ANCHE IN CASO DI ANNULLAMENTO DEL TAR DEI PROVVEDIMENTI AUTORIZZATORI

Il Decreto prevede di poter accedere in qualsiasi momento e per qualsiasi tipologia di opera alla V.I.A. "in sanatoria". Addirittura si prevede la possibilità di continuare i lavori anche se "scoperti" a realizzare un progetto (una cava, un gasdotto ecc.) senza V.I.A. oppure quando il parere V.I.A., se esistente, è stato sospeso o annullato del T.A.R.

«Quindi chiunque può iniziare a cavare o costruire una centrale termoelettrica o un inceneritore senza VIA», denunciano le associaazioni. Se ti prendono ti danno 1 mese di tempo (o anche 10 anni; non è specificato il tempo limite) per presentare la V.I.A. Nel frattempo un funzionario del ministero o della regione potrà decidere se far andare comunque avanti il cantiere. Idem se un cittadino vince un ricorso al TAR sulla V.I.A. di un'opera.
«Il tutto con eventuali sanzioni ridicole di decine di migliaia di euro a fronte di opere che portano guadagni in alcuni casi miliardari», si legge nel dossier.


PER DECINE DI CATEGORIE DI OPERE NIENTE PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

La Verifica di Assoggettabilità a V.I.A. (V.A.), che oggi è un primo filtro per impianti di rifiuti, cave, ecc.,praticamente diventerà un orpello.

Infatti per ben 90 categorie di opere ed impianti è stata eliminata completamente la fase di partecipazione per i cittadini e gli enti locali, che oggi hanno 45 giorni per presentare le osservazioni.

Si tratta di progetti che interessano l’Industria energetica ed estrattiva, la lavorazione dei metalli e dei prodotti minerali m anche impianti per prodotti alimentari, agricoltura, Industria dei tessili, del cuoio, del legno della carta, progetti di infrastrutture.

Avverrà solo la pubblicazione sul Web dello scarno documento di "studio preliminare ambientale" da parte del proponente, senza ulteriori elaborati. Da quel momento entro 60 giorni l'ente competente si deve esprimere. «Lo potrà fare anche dal giorno stesso del deposito, privando ogni possibilità per i cittadini di dire anche "a"», denunciano le associazioni. «A quel punto rimarrebbe solo il T.A.R., peraltro sempre con la possibilità di vedere proseguire i cantieri anche in caso di vittoria davanti al tribunale»


OPERA DA MILIARDI VALUTATE SUGLI SCARNI ELABORATI DELLO STUDIO DI FATTIBILITÀ

La V.A. e la V.I.A. si faranno su elaborati progettuali del livello di dettaglio dello "studio di fattibilità". Oggi per la procedura di V.I.A. si deve depositare il progetto definitivo con dettagli importanti ai fini delle analisi. Con questo decreto i cittadini e gli enti potranno quindi partecipare al procedimento avendo in mano solo "quattro schizzi" privi di dettagli tecnici fondamentali per verificare gli impatti oppure, come sta accadendo frequentemente, per accorgersi di eventuali abusi già fatti.



COMMISSARI VIA SCELTI SENZA CONCORSO

I commissari della commissione VIA nazionale saranno scelti dal Ministro espressamente "senza fare ricorso a procedure concorsuali".

«Hanno introdotto questa specifica dopo la bocciatura della Corte dei Conti proprio sulle nomine di Galletti per la nuova commissione V.I.A., bocciatura avvenuta proprio per l'assenza di criteri selettivi», ricordano le associazioni. «Inoltre è sempre il ministro che nomina la segreteria tecnica di funzionari a supporto della commissione VIA nazionale. Il controllo partitico diventerà totale».


PROGETTI SENZA V.I.A.

Il Governo si arroga il diritto di decidere d'imperio di non far fare la V.I.A. a singoli progetti. Nel Decreto non viene posto alcun limite o criterio per definire quali progetti potrebbero avere questa scappatoia e il potere sarà totalmente discrezionale.



I PROGETTI DIVENTANO DI COMPETENZA STATALE PER SCAVALCARE IL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE

Diverse categorie di progetti energetici e infrastrutturali passano dalla competenza regionale a quella nazionale per sottrarli all'influenza delle comunità che più facilmente fanno sentire la propria voce con le istituzioni locali. Si cerca così di superare surrettiziamente l'esito referendario del 4 dicembre, quando è stata bocciata anche la riforma dell'Art.117 della Costituzione che prevedeva un forte accentramento.



«ENORMI VANTAGGI AI PETROLIERI»

Molti dei progetti petroliferi di estrazione e di prospezione con l'uso dell'airgun e di esplosivi verrebbero esclusi dalla V.I.A. diretta. Inoltre il Governo vuole fare un grande regalo da centinaia di milioni di euro alle multinazionali: permettere di non smontare piattaforme e gasdotti a fine vita lasciandoli nell'ambiente.

Per associazioni e comitati è una norma per larghi versi totalmente anti-costituzionale. «La riteniamo anche criminogena», spiegano, «sia perchè sarà premiante fare lavori in assenza di parere (al massimo si prende una multa se si viene scoperti) sia per gli aspetti corruttivi considerata la totale discrezionalità per emanare provvedimenti come quello di far andare avanti i cantieri lo stesso nonostante l'assenza della V.I.A.. Ricordiamo che settori sottoposti a V.I.A. come cave, rifiuti, trivelle e tanti altri tipi di opere sono stati oggetto di numerose inchieste e sono a forte rischio di infiltrazione della criminalità organizzata».

Domani le associazioni chiederanno alla Regione Abruzzo, che ha organizzato un incontro con i portatori di interesse, di prendere posizione contraria al decreto in Conferenza Stato-regioni chiedendo profonde modifiche. Ai parlamentari viene chiesto di non votare questa norma e di salvaguardare i diritti dei cittadini.