RIFIUTI

Ampliamento deposito e trattamento rifiuti, c’è il no. Ortona tira un sospiro di sollievo

«Finalmente ci si rende conto che a ridosso dell’area industriale ci vivono delle persone in carne ed ossa»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

266

Ampliamento deposito e trattamento rifiuti, c’è il no. Ortona tira un sospiro di sollievo

ORTONA. Il 16 marzo all’Aquila si è discusso sull’ampliamento della piattaforma di stoccaggio e trattamento rifiuti di Ecotec, che da 60.000 tonnellate odierni ne arriverà a stoccare 112.

Si parla di ben 68 nuove tipologie di rifiuti, di cui 29 riguardano i rifiuti tossici.

L’associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina, si è potuta avvalere del supporto scientifico di un chimico esperto in materia, Massimo Colonna, e sin dalla prima lettura del progetto presentato dalla società ECOTEC S.r.l. autotrasporti, ha individuato «importanti difformità» in seno alla procedura.

Fondamentale è stata anche la collaborazione con l’Azienda Agricola Produzione di Vino Cieri e con il Comitato Ortona Osservatorio Ambiente.

In sostanza gli elementi ostativi all’impianto, spiega Fabrizia Arduini del Wwf, sono stati la vicinanza con le abitazioni, una di queste dista a soli 50 metri, l’effetto cumulo con le altre industrie, di cui 2 insalubri di prima classe, gestione degli scarichi idrici ed altro.



Più di una volta il WWF ha fatto presente alle amministrazioni passate, l’inaccettabile situazione del borgo rurale su cui grava una concentrazione di impianti che mettono a dura prova la convivenza dei residenti, e quindi l’importanza di pianificare con più rigore attraverso indicazioni precise sul tipo di insediamenti che possono operare in quella fascia dell’area industriale.

«Impianti che non arrechino ulteriore danno», continua Arduini, «a chi da generazioni ha sempre vissuto li, e oggi vive nel terrore di ritrovarsi da un momento all’altro, altre industrie di certo impatto ambientale. Ma anche di non gravare troppo in un area a ridosso di una zona importante dal punto di vista idrogeologico. Una semplice questione di civiltà e buon senso, per un paese che si voglia definire moderno, e attento al vitale patrimonio ecologico e alla salute dei propri cittadini».

La ditta proponente avrà 10 giorni per cambiare l’esito negativo: Istanza di Rigetto, come recita la normativa di riferimento - art.10bis Legge 241/90.

«Crediamo sia un tantino difficile spostare la casa vicina, e comunque oggi siamo più sereni, anche se resta un mistero inspiegabile, il motivo per cui non è stato preso in considerazione un punto importante, la Seveso III», chiude Arduini.