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Metanodotto Snam, comitati contro Regione: «non ha difeso la legge per sudditanza politica»

«Vale più la centrale delle vite umane?»

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Metanodotto Snam esploso in Toscana, torna la paura anche in Abruzzo

SULMONA. Con una recente sentenza (la numero 249 del 4 ottobre 2016, pubblicata nei giorni scorsi) la Corte Costituzionale ha bocciato la legge della Regione Abruzzo dell'8 giugno 2015 che, al fine di garantire l'incolumità pubblica, stabiliva maggiori distanze di sicurezza per la realizzazione di nuovi metanodotti.

Secondo la Corte, la Regione non poteva approvare la legge in oggetto perché essa "si pone in contrasto con l'espressa riserva allo Stato" della determinazione dei criteri generali tecnico-costruttivi in materia di impianti energetici.

Con la stessa sentenza, infatti, la Corte riconosce il pieno diritto della Regione a legiferare poiché le materie dell' energia e del governo del territorio rientrano nella competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni (diritto che verrà cancellato qualora, nel referendum del 4 dicembre prossimo, dovesse essere approvata la riforma costituzionale).

Ma la Giunta D’Alfonso, anziché difendere la Legge approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale, ha fatto marcia indietro approvando una delibera (la numero 691 del 27/08/2015), con la quale addirittura, condivide "la fondatezza delle motivazioni con cui il Governo Renzi aveva impugnato la Legge e, conseguentemente, ha disposto la non costituzione della Regione Abruzzo nel giudizio dinanzi la Corte Costituzionale”.

«Tale decisione adottata dalla Giunta D’Alfonso, è stato un atto gravissimo di arrendevole sudditanza di politici senza spina dorsale», denunciano i Comitati di Sulmona, «perché la Regione aveva pieno titolo e ottime ragioni nel difendere la Legge approvata».

La Regione, infatti, di fronte al ricorso del Governo avrebbe potuto sostenere, davanti alla Corte Costituzionale, che la tutela della salute è prevalente sulle prerogative dello Stato in materia di energia e che è la Legge nazionale sulle distanze di sicurezza, «drammaticamente inadeguate», ad essere incostituzionale.

Infatti la Legge regionale era stata approvata dopo l'esplosione del metanodotto Snam a Mutignano di Pineto il 6 marzo 2015.

La bomba di fuoco scaturita dall'esplosione aveva prodotto i suoi effetti distruttivi fino ad un raggio di circa 150 metri: «era stata evidenziata l'assoluta inadeguatezza delle norme vigenti a livello nazionale», continuano i comitati, «che consentono di collocare un metanodotto a 30 metri da singole abitazioni e a 100 metri da agglomerati con 300 abitanti o da luoghi di concentrazione di persone come ospedali, scuole, supermercati. Le norme in vigore non solo espongono i cittadini a pericoli gravissimi, ma addirittura stabiliscono il valore della vita umana in base al numero delle persone: una singola famiglia può essere sacrificata; per avere invece qualche possibilità di salvarsi bisogna essere almeno in 300».

E questo punto i comitati si chiedono: cosa succederebbe se esplodesse il metanodotto che la Snam insiste nel voler installare nel territorio abruzzese e che ha una portata di gas che è quattro volte rispetto al gasdotto di Mutignano?