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Enigate, Rifiuti tossici dalla Basilicata le intercettazioni confermano ‘sbarco’ in Abruzzo

I liquami chimici sarebbero stati smaltiti a Chieti Scalo

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Enigate, Rifiuti tossici dalla Basilicata le intercettazioni confermano ‘sbarco’ in Abruzzo

ABRUZZO. Il quotidiano Basilicata 24 torna sullo scandalo del business dei rifiuti tossici targato Eni (inchiesta “Petrolgate”) e pubblica nuove intercettazioni  dalle quali emerge che parte dei rifiuti tossici finivano anche in Abruzzo.

Non una novità, perché la questione era già emersa qualche mese fa: oltre 13.000 le tonnellate di rifiuti degli impianti petroliferi lucani conferiti a Chieti scalo nel 2013 e 2014.

Nelle pagine dell’inchiesta si parla in più parti del conferimento di rifiuti liquidi provenienti dalle attività di estrazione (273,3 nel 2013 e 13209,12 nel 2014) che sarebbero state trasportate all'impianto abruzzese della società Depuracque srl in località S. Martino.

L'azienda Depuracque, rivela il Forum dell’Acqua che ha letto le carte, non è indagata in questa inchiesta.

La stessa società è, invece, finita sotto inchiesta (insieme al Consorzio Bonifa acque) in un’altra indagine abruzzese nata proprio dal filone lucano di indagine.

Alcuni sequestri sono stati disposti a fine 2015  e i reati ipotizzati sono il traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale che possono provocare danni permanenti all’ambiente ed all’ecosistema fluviale e marino.

Tali reati sarebbero stati commessi di concerto con alcune ditte esterne, provenienti da diverse regioni italiane, che hanno conferito rifiuti liquidi, anche altamente inquinanti, agli impianti di Chieti Scalo.

 

UNA INCHIESTA ENORME

 “Gestione abusiva di rifiuti così da esporre a rischio l'ambiente e la pubblica incolumità”, recita l'ecoreato contestato alla cricca Eni e affiliati.

Secondo gli inquirenti il sistema era ampio quanto collaudato: «dalla dirigenza Eni che ordinava e pagava, agli intermediari, passando per società addette a trattare con i subappaltatori. Trasportatori e smaltitori erano poi l'anello finale. Ciascuno mangiava la sua fetta in questa torta a 6 cifre».

Nell’inchiesta scoppiata la scorsa primavera è indagato, con l’accusa di falso, anche il direttore tecnico dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta Abruzzo), che però ha sempre respinto con forza gli addebiti.

Secondo i pm di Potenza, Damiani avrebbe favorito il colosso petrolifero con una perizia che toccava la nocività dei rifiuti.

 

Sempre nell’ambito della stessa inchiesta è stata arrestata anche una dirigente Eni, Roberta Angelini, che vive ad Ortona.


LE NUOVE INTERCETTAZIONI

Secondo le ipotesi accusatorie della Procura di Potenza autobotti piene di scarti chimici pericolosi sarebbero stati spediti dall’Eni anche in Calabria e Abruzzo.


«Eh, Depuracque in Abruzzo non mi prende più di 10 macchine; sempre per problemi di odori», si legge in una intercettazione pubblicata da Basilicata 24. A parlare è tale Fumagalli, individuato come un intermediario del 'traffico illecito'.

E il dirigente Eni gli risponde: «Tu digli a Depuracque che se non ne prendono 10, gli tolgo subito il subappalto; non gli do più nemmeno una macchina».

Le 'macchine' erano le autobotti cariche di liquami chimici e pericolosi. E l'atteggiamento del dirigente Eni appare minaccioso verso chi si rifiutava di prendere la merce 'tossica'.

L’inchiesta lucana parla di di 859mila tonnellate di acque non a norma sversate nel pozzo Costa Molina 2 (Montemurro) con un risparmio illecito compreso tra 34 e 76 milioni di euro; altre 594mila tonnellate smaltite in modo illecito in vari impianti, tra cui Tecnoparco, con un profitto illecito compreso tra 37 e 10mlioni di euro.

Ma come detto le acque da smaltire, Eni le spediva anche via autobotte e tramite un reticolato sistema di società compiacenti, all'impianto di depurazione di Tecnoparco, a Pisticci Scalo, e in misura minore in Abruzzo e Calabria. Venivano cambiati i codici e così i rifiuti risultavano 'non pericolosi'. «Il giochetto serviva per risparmiare», sottolinea Basilicata 24.

Traffichini e smaltitori. E' un universo complesso quello degli smaltitori. Dalla dirigenza Eni che ordinava e pagava, agli intermediari, passando per società addette a trattare con i subappaltatori. Trasportatori e smaltitori erano poi l'anello finale. Ciascuno mangiava la sua fetta in questa torta a 6 cifre. E mentre a Pisticci Scalo, accanto all'impianto di Tecnoparco, le acque da smaltire creavano grossi problemi odorigeni denunciati dalla popolazione, la cricca cercavano di indirizzare i rifiuti in altri siti.