OPERE CONTESTATE

Anche il Wwf “boccia” il progetto da 54mln di euro delle vasche di esondazione del Pescara

«Se davvero necessarie le casse di espansione vanno realizzate in aggiunta»

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Anche il  Wwf “boccia” il progetto da 54mln di euro delle vasche di esondazione del Pescara



ABRUZZO. Il Wwwf Chieti-Pescara ha inviato a tutti i consiglieri regionali abruzzesi, al presidente della Regione e al Comitato VIA una lettera per segnalare quelle che, a proprio avviso, sono le importanti criticità delle cosiddette “Opere di laminazione delle piene del fiume Pescara”, intervento costosissimo (ben 54 milioni di euro) che prevede la realizzazione di cinque casse di espansione, nei territori di Chieti (località Brecciarola), Cepagatti e Rosciano, per complessivi 86 ettari. Poco più della superficie esondabile sottratta al fiume in anni recenti da Megalò (circa 40 ettari) e Interporto (circa 40 ettari)!

Che si tratti davvero di una “opera strategica” e concretamente utile è tutto da dimostrare -sostengono gli ambientalisti- visto che è stato calcolato che la riduzione dell’ondata di piena attesa è dell’ordine del 10%: a fronte di una grande piena il 90% dell’acqua arriverebbe comunque a valle. Le casse sarebbero inoltre realizzate in un tratto che, in condizioni normali, è scavalcato dalla gran parte del volume d’acqua del fiume: gli impianti della diga di Alanno (3° salto) e quelli della centrale di Triano (4° salto) sottraggono sino a Selvaiezzi di Chieti gran parte dei 57 mc/sec della portata media alla foce.

«Le Casse di espansione ubicate all’interno delle aree golenali», scrive il Wwf, «interferiscono con la naturale e ordinaria esondazione del fiume. Non bisogna per questo realizzare degli invasi in sostituzione ma recuperare invece le aree di esondazione naturale. Le casse di espansione, se ritenute necessarie, vanno poste al di fuori delle aree golenali stesse, in aggiunta e non in sostituzione delle medesime. Tra le azioni di adattamento ai cambiamenti climatici, ormai sempre più urgenti e richieste dall’accordo sottoscritto alla COP 21 di Parigi (2015), vi è tra l’altro proprio il recupero della funzionalità ecologica dei fiumi e la rinaturalizzazione delle aree di esondazione naturale. Il progetto in esame viaggia in direzione opposta, artificializzando e “irrigidendo” ulteriormente le fasce di pertinenza fluviale, riducendo in maniera significativamente negativa le possibilità di divagazione naturale del corso d’acqua».

Una scelta illogica che pone al Www un dubbio inquietante: e se, dopo la costruzione delle casse, invece di procedere con una pianificazione di bacino che punti al recupero della capacità di laminazione nella parte di fondovalle e a un aumento della capacità di ritenzione idrica a monte, si cogliesse l’occasione per ridurre le classi di rischio in alcune zone limitrofe al fiume e appetite da interessi di urbanizzazione incontrollata? Le casse in questo caso darebbero un importante contributo negativo ad aumentare la cementificazione di un fiume che avrebbe invece bisogno di tutt’altro.

Si sottolinea tra l’altro che, secondo il WWF, la procedura seguita per l’autorizzazione di queste ed altre analoghe opere in Italia non è consona a quanto previsto dalla normativa quadro europea: Direttiva Acque (2000/60/CE) e Direttiva Alluvioni (2007/60/CE).

Inoltre non sarebbe stato individuato il gestore delle opere di laminazione e non è stato redatto un piano di manutenzione.

Secondo l’associazione dal punto di vista della prevenzione del rischio si otterrebbero risultati più significativi già semplicemente con il dragaggio dell’invaso artificiale creato dalla diga di Alanno con un conseguente importante aumento della sua capienza.