INQUINAMENTO

Fogna in mare (balneabile): ma è stata violata la direttiva europea sui reflui?

Polemica sugli investimenti dell’Aca che non prevedono la separazione delle acque

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Pescara, la verità viene a galla: il depuratore è insufficiente. E ora sono guai

PESCARA. Polemica sulle analisi, credibilità in crisi, dichiarazioni che confermano lo sfacelo ambientale e l’inerzia amministrativa, milioni di euro per lavori futuri ed ora anche la possibile violazione di una direttiva europea del 1991.

Le ultime analisi sulla balneabilità del mare fatte dell’Arta tranquillizzano.

Il Comune parla di «esito di conformità per tutte le acque di balneazione della città di Pescara sottoposte al controllo quindicinale da parte dell'Arta. L'analisi ha riguardato i punti di campionamento di via Muzii, via Galilei e via Balilla dove si erano riscontrate delle criticità nei precedenti prelievi. La notizia ci è stata fornita per le vie brevi, diversamente da quanto accade per le acque non conformi che vengono immediatamente comunicate e per iscritto, a conferma questo di come l'andamento volga verso la positività».

Parola del sindaco Marco Alessandrini e del vice Enzo Del Vecchio che aggiungono : «pur nella consapevolezza di un dato così positivo, non abbassiamo la guardia che è altissima, come non lo è mai stata nella storia della nostra città: continuiamo come è doveroso fare a monitorare, indagare, vigilare e intervenire su ogni aspetto che può rappresentare un problema e che si manifesti lungo l'asta fluviale, questo perché siamo motivati ad eliminare alla radice tutti i problemi ancora presenti».

Troppo ottimismo? Propaganda o leggerezze?

Errate secondo il M5s e forse anche unpò pericolose le dichiarazioni dell'amministrazione.


«L'apertura della balneazione in corrispondenza di via Galilei non è nemmeno ipotizzabile; su 5 analisi di routine 3, sono risultati negativi e bisogna usare la massima prudenza per salvaguardare la salute dei cittadini», affermano i consiglieri comunali di Pescara del MoVimento 5 Stelle, « la cosa grave è che il comune non sembra avere alcuna intenzione di assumere un atteggiamento di prudenza; il caso emblematico della zona di Fosso Vallelunga, in cui 2 analisi di routine  su 3 non sono conformi e quasi tutte le analisi suppletive (6 su 10) non sono risultate nella norma fa presumere che la probabilità di avere il mare inquinato è alta».

Secondo i vertici dell’amministrazione cittadina assume ancora più rilievo l'entrata in funzione del collettore golenale sud della città di Pescara ricompreso nel sistema del DK15 che dovrebbe avvenire entro luglio.

Ma proprio sul collettore rivierasco (opera fondamentale che dovrebbe convogliare tutti gli scarichi verso il depuratore) Alessandrini, in un’intervista al Centro, aveva detto che Pescara avrebbe bisogno di un nuovo depuratore e della separazione delle reti di acque bianche e nere.

Sono questi i due punti nodali di una buona parte delle cause dell’inquinamento: depuratore insufficiente perchè quando piove i reflui viaggiano insieme all’acqua piovana e vengono scaricati direttamente nel fiume.

Un problema che non è nuovo ma se ne è iniziato a parlare solo quando PrimaDaNoi.it ha messo bene in chiaro le cose (prima si parlava solo di scarichi abusivi che sono lì da decenni e che sono stati scoperti pochi mesi fa…).

Il punto è che le criticità erano ben note anche dieci anni fa ma gli enti che dovevano controllare e gestire il servizio idrico non lo hanno fatto e così le opere fondamentali, pure previste, non sono state realizzate.

Lo stesso Di Baldassarre ha dovuto ammettere che non solo non ci sono soldi per nuovi investimenti per separare le reti ma soprattutto che l’opera non era prevista.

Come è possibile?

Si può parlare di una clamorosa sottovalutazione delle priorità?

Oppure si può pensare che siccome volevano far credere che tutto dipendesse da cause “esterne” (come gli scarichi abusivi) non si poteva finanziare un’opera come il doppio collettore che sarebbe suonata ai più attenti come una ammissione di colpa?

«Così oggi scopriamo che l’Aca non ha fondi per la realizzazione del raddoppio del collettore per separare le acque piovane da quelle di fogna», dice Sara Marcozzi (M5s), «un’affermazione preoccupante poiché interventi come questo avrebbero dovuto essere in cima alla lista delle priorità del Comune di Pescara e della Regione dal momento che la commistione delle acque rappresenta uno dei principali fattori di inquinamento».

«È sempre più evidente», aggiunge, «la mancanza di visione strategica e la scarsa attenzione alle questioni ambientali da parte di questo Governo regionale. Possibile che nella programmazione del Masterplan non siano previsti fondi per finanziare gli interventi di raddoppio dei collettori? Se le dichiarazioni di Di Baldassarre corrispondessero al vero, saremmo di fronte all'ennesima conferma dello scollamento del governo rispetto alle reali esigenze ed emergenze del territorio».


DIRETTIVA EUROPEA VIOLATA?

Una direttiva dell’Unione Europea del 1991 ha lo scopo di proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dallo scarico di acque reflue urbane (acque reflue domestiche e industriali). Essa dispone, in particolare, che gli Stati membri provvedano affinché tutti gli agglomerati urbani siano dotati di sistemi di raccolta delle acque reflue urbane al più tardi entro il 31 dicembre 2000. Inoltre, le acque urbane provenienti da tali agglomerati devono essere sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o equivalente.

Tradotto: è obbligatorio creare depuratori e convogliare tutti gli scarichi al depuratore per depurare i reflui prima di reinmetterli in fiumi e mari.

Ma dice di più. prima di fare questo c’è pure bisogno di altri trattamenti come quello biologico ma anche quello di sedimentazione, come per esempio le cosiddette “vasche di prima pioggia” che avrebbero proprio il senso di un ulteriore passaggio depurativo.

Solo pochi giorni fa il Portogallo è stato pesantemente sanzionato perchè in due paesini da 15mila abitanti il sistema depurativo delle acque non era conforme...

La Corte di Giustizia europea ha stabilito che «l’assenza o insufficienza di sistemi di trattamento delle acque reflue urbane rischia di arrecare danni all’ambiente e deve essere qualificata come particolarmente grave».

Inoltre, la durata particolarmente significativa della violazione è considerata dalla Corte come un’altra circostanza aggravante.

Infatti, secondo quanto indicato dal Portogallo, l'esecuzione integrale della sentenza del 2009 avverrebbe solo nell’anno 2019, il che equivale ad un ritardo di quasi vent’anni (l'obbligo di garantire la conformità del trattamento secondario delle acque reflue urbane avrebbe dovuto essere rispettato al più tardi il 31 dicembre 2000).

Ora per ammissione unanime è un fatto che il sistema depurativo pescarese è insufficiente e l’Europa ha sanzionato il Portogallo anche per «insufficienza» del sistema depurativo. Il fatto che i reflui vengano gettati nel fiume ad ogni pioggia di certo potrebbe essere valutata pesantemente dalla Corte Europea se non altro perchè anche a Pescara siamo in ritardo di almeno 16 anni nell’attuazione di quella direttiva…

E per quanto riguarda il trattamento secondario?

Non risulta che il sistema depurativo di Pescara abbia in dotazione vasche di prima pioggia sufficienti. Anzi alcune procedure amministrativa avviate appena un paio di mesi fa stanno valutando proprio le proposte dell’Aca di costruire le vasche…

Proprio oggi…. una bella coincidenza ed una ulteriore conferma dell’inerzia di cui parlano Alessandrini e D’Alfonso.

E se si dovesse scoprire che oltre al potenziamento del depuratore di Pescara, nell’elenco figuravano anche le vasche di prima pioggia dove scaricare in prima battuta i reflui in caso di precipitazioni abbondanti.

Ultimamente sembra che l’Abruzzo voglia stuzzicare i controllori europei su più versanti con presunte violazioni di leggi e direttive.

A noi non serve un referendum per uscire: siamo già di fatto fuori (legge).

+++ LA DIRETTIVA INTEGRALE DEL 1991