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Pescara, la verità viene a galla: il depuratore è insufficiente. E ora sono guai

Il Comune lo ammette: da solo non basta

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Pescara, la verità viene a galla: il depuratore è insufficiente. E ora sono guai

PESCARA. Il Comune di Pescara scopre le carte e in una delle fasi più delicate che si ricordino per la città si ammette anche quello che fino a qualche tempo fa sembrava un tabù: il depuratore non è in grado di smaltire i reflui di tutta l’area metropolitana, ovvero per circa 300 mila cittadini.

La realtà è saltata fuori nei giorni scorsi durante un vertice al quale hanno partecipato i tecnici della Regione, dell’amministrazione provinciale, dei Comuni di Pescara e Spoltore, della Asl, Arta e Aca, dell’impresa Di Vincenzo gestore del depuratore e della polizia provinciale.

Una dura realtà che fino ad ora era a conoscenza solo degli addetti ai lavori ma che in pubblico è sempre stata smentita con forza, forse per non creare allarmismo. Ma in concreto il problema esiste e non è nemmeno così piccolo. Tenerlo nascosto non ha giovato a nessuno ma è servito solo a creare la sensazione che la situazione fosse sotto controllo. Ma quando si parla di salute pubblica è chiaro che non basti.

Non è un dettaglio di poco conto perché anche questa parte della gestione pubblica del Comune di Pescara implica responsabilità enormi dal punto di vista della trasparenza e della lealtà dei pubblici ufficiali amministratori che si sono succeduti negli anni. Negare una realtà come questa per celare eventuali responsabilità, oltre a tutte le riflessioni che può smuovere, significa forse anche aggravare il problema (dunque spendere di più) e dunque creare un danno ancora maggiore basti pensare a come sarebbe potuta essere l’attuale situazione dell’inquinamento se l’adeguamento del depuratore fosse stato fatto dieci anni fa…

 Ed è ormai un fatto consolidato che dove c’è di mezzo l’Aca ci sono dietro l’angolo scandali e segreti negati: basti pensare al più grosso, quello di Bussi ed i veleni distribuiti e diluiti nell’acquedotto, fatto notorio da anni agli enti pubblici e sempre taciuto. Allo stesso modo per il depuratore che è insufficiente da anni…   

Se lo ricorda bene oggi l’ex consigliere regionale Maurizio Acerbo che da tempo, in qualità di Rifondazione Comunista, aveva denunciato che il depuratore di Pescara non era in grado di smaltire i reflui dei comuni dell'area metropolitana. La sua non era solo una intuizione ma il fatto era stato scoperto con un semplice giro di telefonate tra tecnici Arta e Aca. Eppure non era mai giunta la conferma ufficiale da parte dell’organo politico che alla fine manovra i fili e adesso si trova a dover fronteggiare l’emergenza.

«Il vice-sindaco Enzo Del Vecchio in dibattiti pubblici e televisivi», ricorda Acerbo, «mi aveva smentito quando avevo dichiarato che il depuratore di Pescara è inadeguato. Ora lo dice lui. Non ho mai capito perchè negasse l'evidenza. Forse per coprire le responsabilità dei precedenti vertici Pd di Aca e Ato o forse perchè non lo sapeva ma gli piace pensare di sapere tutto».

Adesso bisogna fare in fretta e cercare di recuperare gli anni persi. «I ritardi nell'affrontare il problema», sottolinea ancora Acerbo, «non sono da addebitare al destino cinico e baro ma a una classe dirigente precisa con nomi e cognomi». 

Una classe dirigente che oggi deve accettare il fatto che l’impianto smaltisce ogni giorno 70mila metri cubi di reflui e starebbe già lavorando al massimo delle sue possibilità. Per garantire la depurazione completa, dovrebbe arrivare ad almeno 85-90mila metri cubi.

Ma come ha spiegato nel corso del vertice Del Vecchio questo impianto è stato costruito per depurare i reflui di un massimo di 140mila abitanti e invece, oggi ha una portata di oltre 300mila abitanti.

E se i numeri fanno tremare si pensi anche che le cose peggiorano ulteriormente quando piove, perché nel depuratore finiscono sia le acque reflue, che quelle bianche.

Nel Masterplan la Regione ha inserito 4 milioni per potenziare il depuratore ma i soldi potrebbero arrivare tra un anno e  mezzo e non prima.  

Intanto il centrodestra chiede la totale eliminazione nel territorio provinciale di Pescara delle fosse biologiche (cosiddette imhoff) già esistenti. Uno smantellamento che costerebbe 20 milioni di euro, secondo un progetto redatto dall’Aca e che vedrebbe fuori gioco i “responsabili” dell’inquinamento delle acque.

L’idea però non piace al M5S secondo cui le Fosse sono in realtà dispositivi, a funzionamento anaerobico, che riducono l’inquinamento delle acque abbattendo parte dell’inquinamento organico presente nelle fogne alle quali sono applicate.

«La realtà è che le Imhoff devono essere ben manutenute con ripuliture periodiche (almeno una o due volte all’anno) ad opera di ditte specializzate ed autorizzate» afferma Domenico Pettinari «quindi bisognerebbe effettuare controlli sulle ricevute rilasciate per verificarne l’avvenuta effettiva manutenzione». 
Questi dispositivi da soli non sarebbero infatti sufficienti a raggiungere il livello di depurazione necessario per garantire la salute dei corsi d’acqua e la salvaguardia della qualità del mare, ma possono essere potenziati con una successiva fase di trattamento.

Il M5S chiede dunque di lasciare le Imhoff esistenti alo loro posto e, ovunque possibile (da alcuni studi in oltre il 90% dei casi), si proceda a “rifinire” la depurazione dotando le stesse di un post-trattamento risolutivo con fitodepuratori in quanto, come dice la legge, «tali trattamenti possono essere considerati adatti al fine del raggiungimento dei limiti» severi della vigente normativa europea e nazionale.
«La proposta che facciamo» sottolinea Pettinari «non è soltanto la più vantaggiosa dal punto di vista economico, ma è l’unica risolutiva dell’inquinamento da fonti delocalizzate che, attraverso i ruscelli, fossi e torrenti scaricano nei nostri fiumi e compromettono la qualità del nostro mare».