CON LE GAMBE CORTE

Trivelle, lo sversamento di petrolio di Rospo mare è sotto inchiesta

L’azienda ha sempre negato ma il caso è ancora aperto

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PETROLIO IN MARE: GABBIANI SPORCHI

ABRUZZO. Uno sversamento di petrolio negato e finito sotto inchiesta: era la notte tra il 21 e il 22 gennaio 2013 la piattaforma offshore Rospo Mare sversò petrolio nell'Adriatico.

L'azienda negò tutto e dopo le verifiche del caso l’episodio sembrava destinato ad essere dimenticato. Ma non è così. Oggi, infatti, si scopre che la Procura di Larino indaga su tre dirigenti di Edison. L’ipotesi di reato è disastro colposo, come rivela un articolo di Italian Offshore, un gruppo di inchiesta formato dal giornalista Manuele Bonaccorsi, dall’ esperto di politiche ambientali Salvatore Altiero e dal documentarista Marcello Brecciaroli.

Quelli furono giorni incredibili per l’Abruzzo. Il Wwf diffuse anche immagini inquietanti di gabbiani sporchi di petrolio ma dopo 20 ore dall’incidente la società rassicurò tutti: non è fuoriuscito petrolio, si trattava solo di «erba e terriccio» .

Fu veramente così?

«Lo sversamento di petrolio a Rospo Mare c'è stato, è un fatto innegabile», ha confermato ad Italian Offshore l'ammiraglio Luciano Pozzolano, ex comandante della Capitaneria di Porto di Pescara recentemente andato in pensione.

«Ordinai subito agli aerei di decollare dall'aeroporto di Pescara. E in effetti i nostri mezzi notarono una iridescenza lunga circa un miglio, 2 chilometri, che si muoveva in direzione della corrente a partire dalla poppa della nave cisterna», ricorda oggi sempre Pozzolano.

Così come il comandante ricorda che i sommozzatori trovarono tracce di idrocarburi sulle condutture sottomarine (poste sotto sequestro) che trasportano il greggio dalla piattaforma alla nave cisterna. «Nelle condotte», prosegue l’ex comandante, «alcuni bulloni risultavano vistosamente allentati e questo sicuramente aveva prodotto una perdita di petrolio in mare». Dettagli, questi, che prima d'ora Pozzolano mai aveva raccontato, se non ai giudici e ai suoi diretti superiori nella gerarchia militare.

«Le sue rivelazioni», scrive ancora il gruppo d’inchiesta, «oggi riaccendono l’attenzione sull’incidente petrolifero di Rospo Mare», finora sempre negato da Edison, l’azienda che gestisce la piattaforma, in joint venture con Eni.

Intanto a Larino è stata aperta una indagine contro tre manager dell'azienda petrolifera italo-francese, che nel mare nostrum gestisce 23 permessi di coltivazione di idrocarburi, per 2000 chilometri quadrati. I pm hanno svolto, poco dopo Pasqua, un incidente probatorio sui tubi sottomarini che collegavano la piattaforma petrolifera alla nave cisterna da cui partì l'allarme.

L'esame dei periti ha dato esito positivo: «le condutture sono sporche di petrolio, e non un petrolio generico», riferisce sempre Italia Offshore: «si tratta di greggio dello stesso tipo di quello estratto dal pozzo di Edison, un olio pesante, impuro, normalmente utilizzato come bitume. Per i magistrati è una prova importante, che si aggiunge ai rapporti dei militari della Guardia costiera che intervennero subito dopo l'allarme».

L'ipotesi di reato è gestione di rifiuti non autorizzata e disastro colposo. Si rischiò un disastro ambientale? Sarà solo l’inchiesta della magistratura a svelarlo.