PD SPACCATO

Referendum trivelle, è guerra nel Pd tra astensionisti e fronte anti petrolio

Emiliano: «lunedì la conta»

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Referendum trivelle, è guerra nel Pd tra astensionisti e fronte anti petrolio

Debora Serracchiani

ROMA. L’astensione del Pd sulle trivelle crea tensioni… all’interno del Pd stesso.

Dal sito dell'Agcom emerge che il Pd avrebbe assunto la posizione dell'astensione ma a quanto pare non tutti gli esponenti del partito ne erano a conoscenza. E ora che lo hanno scoperto non lo accettano.

Primo tra tutti il presidente della Puglia, Michele Emiliano, front man della battaglia anti petrolio.

«Io e Barack Obama siamo contro le trivellazioni petrolifere marine. Il Pd italiano che fa? Il 17 aprile vota SI». Ha scritto ieri su Twitter Emiliano, cinguettando anche il link di un articolo in cui si parla della decisione del presidente degli Stati Uniti di non approvare le trivellazioni nell'oceano Atlantico.

In un altro tweet Emiliano manifesta il proprio disappunto scrivendo: «Obama vieta le trivellazioni petrolifere nell'Atlantico. E noi in Italia dobbiamo fare un referendum!!!».

A chi sul social gli fa notare che si fa un referendum su una scelta del Pd, Emiliano risponde che «il Pd siamo noi che lottiamo per l'ambiente non gli altri».

E invita poi i cittadini a «non dimenticare che senza il Pd non ci sarebbe stato il referendum: l'opposizione impotente - sottolinea - si sarebbe divertita di più. Nel mio partito - scrive infine il presidente della Regione Puglia - siamo quasi tutti contro le trivellazioni ed abbiamo chiesto e ottenuto il referendum».

Sempre Emiliano spiega che la maggioranza del Pd, alla quale appartiene essendo stato uno dei sostenitori della attuale segreteria, «lunedì voterà a schiacciante maggioranza in direzione, senza nemmeno aver inserito il punto all'ordine del giorno (avremmo potuto farlo in assemblea solo pochi giorni fa) per sanare la posizione di astensione del Pd nel referendum del 17 aprile improvvidamente anticipata».

Ma non sono della stessa opinione i vicesegretari Pd Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani che sostengono: «questo referendum è inutile. Non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più dura di tutta Europa. Di questo parleremo durante la direzione di lunedì, ratificando la decisione presa come vicesegretari. Chi vuole dare un segnale politico, fa politica: non spende 300 milioni del contribuente. Lunedì vedremo chi ha i numeri - a norma di Statuto - per utilizzare il simbolo del Pd».

«Il Pd si astiene, dove e chi ha deciso? Spero non sia vero e chiedo al gruppo dirigente nazionale di rivedere questa posizione», dice invece Piero Lacorazza (Pd), presidente del Consiglio regionale della Basilicata, capofila delle Regioni referendarie.

Secondo Lacorazza, c'è ancora tempo: «sono iscritto al Pd, ci resto e non mi astengo. E farò campagna referendaria per il SI al referendum del 17 aprile. Insieme a circa cento consiglieri regionali, iscritti al Pd ed espressione di centinaia di migliaia di preferenze dirette, ho promosso e votato i quesiti referendari. Aggiungo che ci sono altre e numerose adesioni di consiglieri nelle regioni che non hanno promosso il referendum che si stanno mobilitando per le ragioni del 'sì'. Centinaia di Sindaci e amministratori locali, iscritti e simpatizzanti al Pd hanno alimentato, con responsabilità e rispetto, il dibattito avviato dal decreto Sblocca Italia e sulle conseguenze negative per il territorio. Mesi di discussioni aperte e trasparenti, dibattiti che hanno attraversato le istituzioni e che hanno attraverso l'art. 75 della Costituzione italiana, portato al referendum. Il Pd avrebbe scelto l'astensione. Chi ha deciso questo strappo? Perché si è scelto di politicizzare il referendum con l'astensione? Un partito democratico - conclude Lacorazza - può dire agli elettori di non votare?»

Secondo Greenpeace, invece, l'invito del Pd all'astensione «svilisce la democrazia». «Per una forza politica che vorrebbe fare della partecipazione dei cittadini alle scelte uno dei suoi tratti distintivi - osserva Boraschi - invitare al non voto è incoerenza pura».

Secondo Greenpeace «è in atto una strategia di annichilimento del voto referendario: iniziata con il mancato accorpamento del voto sulle trivelle con quello per le prossime amministrative, con conseguente spreco di centinaia di milioni di euro pubblici, proseguita con la contrazione forzata dei tempi di campagna referendaria, oggi quel disegno passa per l'allontanamento dei cittadini dalle urne. Crediamo che gli italiani respingeranno l'invito all'astensione del Pd, partecipando numerosi al referendum del 17 aprile, e votando Sì per fermare le trivelle», conclude Boraschi.