LA RICERCA

«L’esposizione a campi elettromagnetici provoca il cancro»

«Fermare elettrodotto Villanova Gissi»

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«L’esposizione a campi elettromagnetici provoca il cancro»

ABRUZZO. Conclusa la ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna che conferma il legame tra cancro e campi elettromagnetici.

Il professor Morando Soffritti nell’intervista condotta da radio “Città del Capo” spiega la ricerca condotta dall’Istituto Ramazzini di Bologna in 15 anni, dal 2001 ad oggi, analizzando 7.000 cavie e costata 5.000.000 di euro. Si conferma così anche in Italia il legame tra diversi tumori maligni e l’esposizione ai campi elettromagnetici Elf (a bassa frequenza - 50 Hz) prodotti anche da linee di distribuzione dell’energia elettrica, stazioni di smistamento e conversione della stessa nonché centrali di produzione.

Il professor Soffritti spiega come si debba necessariamente, a fronte dei risultati di questo studio che confermano quanto già si conosce da più di 20 anni, riesaminare la sicurezza dei campi elettromagnetici non ionizzanti ponendo assoluta attenzione nei residenti in abitazioni prossime-vicine a linee elettriche perché il campo mangnetico attraversa i muri delle case, attraversa gli alberi ed ovviamente anche l’ organismo.

Secondo il ricercatore i risultati epidemiologici di 20 anni fa confermati dagli attuali dell’Istituto di Bologna non impongono di spegnere la lampadina e non impongono di eliminare la corrente elettrica però impongono l’attenzione di un comportamento precauzionale; se si deve costruire una nuova linea elettrica non si può pensare solo ai costi minori che questa può rappresentare ma bisogna pensare anche ai percorsi che devono essere lontani dalle abitazioni e che quei percorsi che vengono scelti devono essere anche salvaguardati dai piani urbanistici.

Soffritti definisce per la prima volta in Italia la distanza di sicurezza che, in funzione della potenza dell’elettrodotto, dev’essere almeno di 150 -200 metri, distanza di sicurezza in nessun modo considerata dalla vigente normativa in materia.

«La distanza di prima approssimazione considerata nell’elettrodotto Villanova – Gissi», denuncia Antonio Di Pasquale, «è di 25 metri, ossia la società costruttrice dell’impianto garantisce che il campo elettromagnetico, così come previsto dalla vigente normativa nazionale, dopo i 25 metri sarà inferiore a 3 micro tesla senza tener conto però che quel minore campo elettromagnetico, inferiore al valore di salvaguardia sopra indicato, così come confermato nuovamente anche dallo studio dell’Istituto RAMAZZITTI, fino ad una distanza di 150 – 200 metri aumenta l’insorgenza di tumori maligni nell’uomo».

«A questo punto in un paese civile», insiste Di Pasquale, « l’elettrodotto VILLANOVA – GISSI andrebbe immediatamente demolito»

+++ l'intervista audio qui