PETROLIO NERO

Trivelle: Consulta, sì a referendum. «Schiaffo al voltafaccia ruffiano di D’Alfonso»

Mazzocca contrario alla decisione del presidente: diversità vedute»

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Trivelle: Consulta, sì a referendum. «Schiaffo al voltafaccia ruffiano di D’Alfonso»

ABRUZZO. La Corte Costituzionale ha dichiarato oggi ammissibile il referendum sulle trivelle: il quesito riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate. A proporlo sono nove Consigli regionali. Questo stesso quesito era già stato dichiarato ammissibile dalla Cassazione.

I quesiti referendari proposti erano in tutto sei. In un primo tempo l'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione li aveva accolti tutti. Ma il governo ha introdotto una serie di norme nella legge di Stabilità che hanno messo mano alla materia, ribadendo il divieto di trivellazioni entro le 12 miglia mare. La Cassazione ha dovuto quindi nuovamente valutare i referendum e a quel punto ne ha ritenuto ammissibile solo uno, il sesto: il quesito riguarda nello specifico la norma che prevede che i permessi e le concessioni già rilasciati abbiano la «durata della vita utile del giacimento».

«È un'altra vittoria delle Regioni», esulta invece il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (Pd), «degli enti locali a difesa dei principi costituzionali e dei diritti dei cittadini, della leale collaborazione tra istituzioni delle Repubblica. Non c'è uno Stato centrale che ama l'Italia e un territorio che la odia. L'interesse strategico di un Paese, con lealtà e trasparenza lo si costituisce insieme».

SONORA SCONFITTA PER REGIONE ABRUZZO

Oggi c'è stato l'esame della Corte Costituzionale, che pure ha ritenuto ammissibile solo questo referendum, per l'abrogazione della norma. In un primo tempo le Regioni promotrici erano dieci, ma nei giorni scorsi l'Abruzzo ha scelto una diversa strategia e ha abbandonato la campagna referendaria.

Una decisione piovuta dall’alto senza il parere positivo del Consiglio regionale che settimane fa si era espresso in tutt’altra direzione.

Di fatto la decisione di oggi fa felici gli ambientalisti e i comitati no-triv abruzzesi ma per l’ente regionale è una sonora sconfitta che sarà pure servita politicamente al governatore per tenersi buono il premier Renzi ma ha di fatto spaccato nuovamente il rapporto con i cittadini che da anni si stanno mobilitando in tutto Abruzzo per dire no al petrolio.

Si sfila dal fuoco incrociato l’ex assessore all’Ambiente, Mario Mazzocca, oggi sottosegretario regionale con delega all’Ambiente: «tra me e la Giunta, al momento della delibera (quella del dietrfront, ndr), c'era una sostanziale diversità di vedute sul tema della cessazione dell'oggetto del contendere, che invece ha generato la presentazione della memoria alla Corte di Cassazione sul sesto e residuale quesito».

«Questa spiacevole situazione innescata dal presidente D'Alfonso», commenta Sel, partito di Mazzocca, «si aggiunge alle tante criticità rilevate dal nostro partito rispetto alle politiche regionali e sarà inserita nei temi della verifica di governo che SEL Abruzzo terrà nelle prossime settimane come già annunciato da tempo. Da subito Sel Abruzzo chiamerà a discutere delle questioni ambientali e della vicenda sopra citata le tante associazioni e movimenti ambientalisti che hanno animato la battaglia contro Ombrina Mare e le trivellazioni in Adriatico. SEL continuerà la sua battaglia, contro il governo Renzi, per una svolta profonda della sua politica energetica, ancora fondata sull'utilizzo massiccio dei combustibili fossili senza alcun investimento importante sulle rinnovabili, uniche fonti energetiche che permetterebbero all'Italia di far fronte agli impegni sottoscritti alla conferenza mondiale sul clima di Parigi».

«SCHIAFFO A D’ALFONSO»

E l’ammissione del quesito referendario contro le trivelle e le ricerche degli idrocarburi secondo il deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, avrebbe reso vano «lo  sforzo di ruffianeria» del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso e della sua Giunta.

 «Colleziona un duplice schiaffo D’Alfonso: da una parte tradisce gli abruzzesi e le Regioni coordinate e dall’altra il suo voltafaccia non ha avuto un buon esito. Questo il giusto risultato per un comportamento vergognoso», sostiene Di Stefano. 

ORA ATTESA PER CONFLITTO ATTRIBUZIONE

«Tre quesiti erano stati superati in senso positivo dalle nuove norme poste in Legge di Stabilità, due andranno di fronte alla Corte per il conflitto di attribuzione, uno è passato: al momento il fronte referendario è sul 4-2 con Renzi», commenta soddisfatto il costituzionalista di riferimento delle Regioni, Enzo Di Salvatore, colui che ha materialmente scritto i quesiti, dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato ammissibile il referendum sulla durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate.

«Il Governo voleva far saltare i referendum per non sovrapporli alle amministrative, visto che i sondaggi davano la vittoria anti trivelle al 67% - prosegue Di Salvatore, professore di diritto costituzionale all'Università di Teramo - Ora restano in piedi i quesiti su Piano Aree e durata titoli: secondo me la Corte Costituzionale dichiarerà ok anche gli altri due, quindi se il Governo non vuole i referendum, dovrà modificare la legge anche stavolta a nostro favore».

«Dopo la decisione della Corte Costituzionale sappiamo che su uno dei quesiti centrali, quello che riguarda un prolungamento sine die delle autorizzazioni già concesse, ci sarà il referendum, a meno che governo e parlamento intervengano sulla materia», commenta invece l'avvocato Stelio Mangiameli che ha rappresentato i Consigli Regionali di Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise di fronte alla Corte Costituzionale nell'esame dei referendum sulle trivelle.

«Le norme precedenti - spiega il legale - prevedevano, per i titoli già concessi, proroghe di 30 anni, aumentabili di altri 10 e altri 5. Le modifiche introdotte con la legge di Stabilità eliminano la scadenza trentennale e fanno sì che in sostanza non ci sia più un termine. Su questo punto ci sarà il referendum: la Cassazione aveva già detto che il quesito era legittimo e oggi la Consulta lo ha dichiarato ammissibile».

«La Corte Costituzionale - aggiunge Mangiameli - ha dichiarato invece improcedibili gli altri cinque quesiti. Per tre la legge di Stabilità ha adottato le misure che le Regioni chiedevano col referendum e quindi non c'è più materia del contendere e anzi le Regioni hanno avuto grande successo da questo punto di vista. Per due, invece, c'è ancora una battaglia aperta. Si tratta del quesito sul piano aree, che le Regioni chiedevano di rafforzare e la legge di Stabilità ha di fatto abrogato; e di quello sulle proroghe in senso lato, relative anche a nuove concessioni. Attualmente sono di 10 anni, più 10 più 5 per le trivellazioni; 30 più 10 per lo sfruttamento; e 6 più 3 più 3 la ricerca. Noi diciamo invece stop alle proroghe e si passi al rispetto della normativa europea, per cui la concessione si dà a seguito di una gara. Su questi due aspetti procederemo con un conflitto d'attribuzione tra poteri di fronte alla Corte Costituzionale e nei confronti dell'Ufficio centrale della Cassazione per il mancato trasferimento sulle nuove disposizioni dei quesiti due e tre».

«FALLITO PIANO DEL GOVERNO»

«La Corte Costituzionale oggi respinge di fatto i tentativi furbeschi messi in campo dal governo per eludere il merito della questione delle trivelle entro le 12 miglia, e rimette al giudizio dei cittadini quei meccanismi legislativi truffaldini con cui si è aggirato sino ad oggi un divieto altrimenti chiaro, lasciando campo libero ai petrolieri fin sotto costa». Così le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e Wwf in una nota congiunta. La sentenza «conferma l'inefficacia del tentativo del governo di scongiurare il referendum sulle trivelle», dicono le associazioni, che chiedono all'esecutivo il rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell'area di interdizione delle 12 miglia dalla costa, a cominciare da Ombrina, e «una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani».

«Chiediamo che nessuna nuova infrastruttura estrattiva possa essere realizzata in deroga a un Piano delle aree, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, come stabilito dalla normativa comunitaria, e dichiariamo - annunciano gli ambientalisti - tutto il nostro impegno per la campagna referendaria, che da oggi ufficialmente impegnerà tutte le energie positive del Paese nel tentativo di respingere l'assalto dei petrolieri ai nostri mari e i piani fossili del governo di Roma».

D’ALFONSO: «RISPETTO LA DECISIONE»

«Accolgo con grande rispetto la decisione della Consulta sul referendum residuale», commenta il presidente della giunta, Luciano D’Alfonso. «Questa circostanza non modifica le strategie della Giunta che presiedo la quale, è bene ricordarlo, è stata tra le prime a promuovere il ricorso all’iniziativa referendaria per contrastare l’arrivo di Ombrina. Accolgo positivamente la notizia secondo la quale il Governo ha in preparazione un intervento normativo sulla durata delle trivellazioni, a dimostrazione del fatto che la linea del dialogo è quella giusta. Domani, come noto da tempo, sarò a Palazzo Chigi dal Sottosegretario Claudio De Vincenti per ottenere risultati fattivi nella tutela del mare blu e delle isole Tremiti».

«E’ un vero peccato che il professor Di Salvatore con le sue dichiarazioni continui a far prevalere lo spirito di parte e di avversione nei confronti del governo regionale sulla sua dottrina», commenta invece Andrea Catena, consigliere del Presidente della Giunta regionale. Secondo Catena, Di Salvatore conoscerebbe «molto poco» come funziona il rapporto tra rappresentanti e rappresentati e come avvengono i processi decisionali in una democrazia: «il progetto Ombrina oggi non esiste più e questo è accaduto anche e soprattutto grazie alla mediazione svolta dal presidente D’Alfonso»

D’ALESSANDRO: «NESSUN INTERVENTO DI DI STEFANO»

«Non è pervenuto alcun contributo del senatore di Forza Italia nella sua lunga attività parlamentare per risolvere il problema», commenta invece Camillo D’Alessandro replicando a Di Stefano.

«L’unica certezza è che – anche grazie al nostro intervento – Ombrina di ferro non si farà, indipendentemente dall’esito referendario, perché tutte le attività estrattive entro le 12 miglia sono state bloccate dalla norma approvata e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale e concordata da noi con il Governo, mentre solo qualche settimana fa la partita era già chiusa e nessuno sperava più nella norma governativa. Ora l’iniziativa politico-istituzionale va avanti».

ACERBO: «LA DALFONSATA NON E’ SERVITA»

«La dalfonsata non è servita a niente», commenta invece Maurizio Acerbo, «se non a dimostrare che la maggioranza che sostiene D'Alfonso è fatta di yes men incapaci di dissentire e alzare la voce. Dopo l'ennesima pessima figura ora la Regione ‎Abruzzo torni a essere la regione verde d'Europa e a impegnarsi per la vittoria referendaria».