LA SPINA NEL FIANCO

Terna ancora contro gli abruzzesi: 24 citazioni contro attivista. Chiesti 16 mln di euro di danni

La mamma ambientalista "pericolo numero uno" per il colosso che non riesce a colonizzare l’Abruzzo

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Terna ancora contro gli abruzzesi: 24 citazioni contro attivista.  Chiesti 16 mln di euro di danni

Silvia e la sua famiglia

ABRUZZO. La prima regola che insegnano ai “colonizzatori del terzo millennio” è quella di imporsi dolcemente nei nuovi territori attraverso una serie di attività per farsi ben volere dagli “indigeni”.

Una regola clamorosamente disattesa da Terna, il colosso energetico che in Abruzzo ha sbagliato tutto: dai progetti, alle procedure amministrative e persino scegliendo il metodo della forza per imporsi nei territori grazie alla “morbidezza” delle istituzioni a tutti i livelli. Niente di più sbagliato per rovinare un nome ed una reputazione di un gruppo industriale che rischia di vincere ma anche di perdere molto in Abruzzo .

Sta di fatto che nei mesi scorsi Terna ha fatto recapitare una serie di minacce giudiziarie in carte bollate a moltissimi proprietari che in questi giorni si stanno vedendo la terra occupata dal cantiere dell’elettrodotto Villanova Gissi e per questo protestano e difendono la loro terra, la loro vita ed il loro futuro contro un’opera che reputano sbagliata, illegittima e dannosa per la salute.  

E così  si rischia di dover pagare decine di milioni di euro se la controparte di chiama Terna S.p.a.

Accade in Abruzzo, dove c'è un'opera contestatissima, realizzata nel 2015 per oltre un terzo in aree a rischio frane e inondazioni, e sostanzialmente inutile perchè incarna un'idea obsoleta di pensare la produzione e la distribuzione dell'energia.

Un'opera contestatissima non solo dai cittadini ma anche da alcuni Comuni e da diversi uffici della Regione Abruzzo, come il servizio difesa del suolo e l’autorità di bacino, hanno sollevato enormi criticità. Diversi i ricorsi ancora pendenti davanti a TAR e Consiglio di Stato.

Ma Silvia Ferrante vive il dramma di crescere con il compagno ed il figlio piccolo sotto l'ombra di un pilone ad altissima tensione che dista solo 80 metri dalla sua casa e non ha altri strumenti per mostrare il suo dissenso se non informare e partecipare alle manifestazioni organizzate negli ultimi mesi da molti proprietari interessati dal passaggio dell'elettrodotto e da semplici cittadini che vogliono tutelare il paesaggio abruzzese e il territorio da un'opera altamente invasiva.

E per aver avuto il coraggio civile di difendere la propria terra e l’idea di una democrazia nobile (quella dove i cittadini partecipano sempre alle scelte dello Stato) ora dovrà affrontare 24 processi, tutti separati e distinti, come se si stesse parlando di qualcosa che accade per 24 motivi diversi... ma nel mondo reale si tratta sempre della medesima cosa e tutti per lo stesso motivo: presenziare alle manifestazioni e a quanto accadesse sui campi nei giorni in cui molti proprietari si sono opposti alle occupazioni d’urgenza per la realizzazione dell'elettrodotto in doppia Terna a 380.000 volt.

Insomma sembra che Terna abbia individuato la donna come una sorta di coordinatrice e fomentatrice della protesta contro la sua opera e per questo deve pagare…. 16 mln.

Si tratta per lo più di denunce civili che chiedono risarcimenti danni da 630mila a 900mila euro ma ci sono anche quelle penali.

Difficile non pensare ad un accanimento giudiziario, ad una intimidazione per via giudiziaria, ad una azione studiata mirata, ponderata ma poco lungimirante se è vero che ognuna delle 24 cause costa a Terna 1680 euro tra tasse e bolli da pagare. Evidentemente colpire in questo modo proprio quella donna deve avere un valore importante e “strategico” per il “gigante cattivo” Terna.

Una storia che ha dell’incredibile e che non potrebbe accadere in alcun Paese civile, dove soprattutto le istituzioni sarebbero corse in difesa della cittadina vittima probabilmente di sopruso o di delirio di onnipotenza, sicuramente di un eccesso (e gli eccessi non sono mai giustificabili).

Ci sono poi le questioni reali, i dati scientifici e acclarati dei danni che l’elettromagnetismo genera sulla salute, effetti negativi  confermati dall’Oms e dallo Iarc il quale afferma che una esposizione prolungata favorisce l’insorgenza di leucemie infantili.

Ci sono poi i mille lati oscuri e le zone grigie di tutta la vicenda che sta dietro la costruzione dell’elettrodotto dove la politica gioca e ha giocato un ruolo poco chiaro, poco garantista e soprattutto dove si è controllato molto poco il privato che ha avuto gioco troppo facile se è vero che sono stati gli attivisti a denunciare una lunghissima lista di irregolarità e non gli organi dello Stato preposti al controllo.

Oscuro anche il silenzio del Ministero dell'Ambiente che non risponde ai rilievi tecnici di attivisti e Comuni e nemmeno ad una nota del Corpo Forestale di maggio che sollevava dubbi sulle tipologie di traliccio utilizzati, difformi da quelli del progetto autorizzato.

Ma quella di Silvia Ferrante è un’altra storia, una storia di diritti civili fondamentali che si vogliono schiacciare con la forza di una dittatura che non può essere giustificata in alcun modo e che costituisce una umiliazione per il nostro Paese e una vergogna per chi occupa momentaneamente  le istituzioni pubbliche.