AMBIENTE

Alberi monumentali, da 30 anni senza censimento nazionale

Farina (Forestale), non insperabile elenco entro dicembre

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BOSCO DI SANT'ANTONIO

 

ROMA. C'è il castagno dei cento cavalli, nel Parco dell'Etna, sotto il quale la leggenda vuole vi trovarono riparo da un temporale una misteriosa regina e cento cavalieri con i loro destrieri; c'è l'albero dei Tulipani, nel Parco Besana, in Lombardia, il più alto con i suoi 52 metri; in Sardegna c'è l'olivastro più vecchio d'Italia con una circonferenza di 11,8 metri.

Sono chiamati 'alberi monumentali' per via delle loro dimensioni, o 'patriarchi' per il loro ruolo paesaggistico o culturale ma anche 'testimoni del tempo' per la loro longevità. Tesori della natura per bellezza, maestosità, rarità, 'testimoni' di avvenimenti storici o culturali, con un valore ecologico per la fauna che accolgono. E, dunque, vanno tutelati e in modo omogeneo.

 Tanto che è prevista una sanzione da 5mila a 100mila euro se vengono abbattuti o se ne modificano chioma e radici (salvo per casi motivati e improcrastinabili). Ma il primo e unico censimento nazionale, fatto dal Corpo Forestale dello Stato, risale al 1982 e ne annoverava 1.255 di "grande interesse ambientale e culturale" e 150 di "eccezionale valore storico o monumentale". Da allora la maggior parte delle regioni ha emanato norme di tutela e fatto censimenti. Poi una legge statale del 2013 ha stabilito la tutela e la valorizzazione omogenea di questi alberi e l'obbligo di censirli entro un anno (a costo zero per le amministrazioni perché interamente finanziato fra le spese di due milioni di euro per il 2013 e un milione per il 2014).

Ma ad oggi, "si stima che solo il 15% su un totale di oltre 8mila comuni abbia adempiuto al proprio compito", spiega all'ANSA la responsabile del monitoraggio ambientale del Corpo forestale dello stato, Angela Farina, aggiungendo che, tuttavia, "non è insperabile che entro il 31 dicembre prossimo potremo approntare il primo elenco".

 La legge "pur di buoni intenti, era utopistica perchè non ha fatto i conti con la realtà - aggiunge Farina - e cioè che i comuni avrebbero avuto difficoltà, per mancanza di personale, di conoscenze tecniche o per tanti altri impegni amministrativi rilevanti". Così un decreto attuativo interministeriale del 2014 è intervenuto 'in aiuto' prevedendo il supporto dei comandi regionali della Forestale, sulla base di accordi operativi con le regioni a statuto ordinario (quelli a statuto speciale provvedono con la propria forestale), che non hanno strutture per fare questi rilievi sul territorio, e la consegna degli elenchi entro il 31 luglio scorso, termine slittato a dicembre.

"La metà delle regioni ha stretto accordi con la Forestale e tutti stanno lavorando per rispettare la scadenza del 15 dicembre" assicura Farina, così entro fine 2015 si potrà avere il primo censimento, che comunque "sarà aggiornato ogni anno". Certo, districarsi fra miliardi di alberi che popolano l'Italia (12 miliardi erano nel 2005 secondo l'ultimo inventario nazionale delle foreste, con la roverella, che è una specie di quercia, come la più diffusa seguita dal faggio) e compilare schede tecniche non è semplice.

"Se il 15 dicembre le regioni manderanno elenchi anche parziali, sarà comunque un buon risultato" conclude Farina.