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Referendum per ridurre confini Parco Gran Sasso Laga. Ambientalisti: «follia»

«Così nessun ostacolo per la seggiovia Fontari»

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 Referendum per ridurre confini Parco Gran Sasso Laga. Ambientalisti: «follia»

ABRUZZO. È di questi giorni la trovata del lancio di un “referendum consultivo sul Gran Sasso” per ottenere la modifica, e cioè la riduzione, dei confini del Parco Nazionale e  dei siti di interesse comunitario (SIC e ZPS).

Si tratta dell’area di importanza naturalistica  tutelata appunto a livello europeo per i suoi grandi pregi ambientali, che include la seggiovia delle Fontari, la zona dell’impianto sciistico di Montecristo ed altre zone, in comune di L’Aquila.

A questo scopo è stato costituito un Comitato  promotore del referendum, guidato da Luigi Faccia.

 L’idea è nata dopo il veto posto dal Parco nazionale del Gran Sasso sull’istruttoria tecnica per la sostituzione degli impianti della seggiovia Fontari. Un fatto che ha alzato un polverone anche sul futuro del territorio aquilano e lo sviluppo del Gran Sasso, che secondo gli operatori turistici verrebbe continuamente ostacolato dall’ente.

 Nei giorni scorsi è stata presentata al Comune dell’Aquila la richiesta di indizione del referendum e spetterà ad un collegio di garanti decidere. Se il pronunciamento dovesse essere positivo, occorreranno 5 mila firme sull’intero territorio comunale per poter indire la consultazione popolare.

Obiettivo del referendum - è quello di ottenere la ridefinizione dei confini del Parco e delle Zone di protezione speciale dell’area pedemontana aquilana, ovvero l’area delle Malecoste da San Franco fino a Campo imperatore. In secondo luogo l’obiettivo è la riduzione del numero e dell’estensione dei Sic, che insistono sul bacino sciistico, già antropizzato, di Campo Imperatore.

Ma l’iniziativa non piace a tutti.

Per il Wwf, Lipu, Touring Club Abruzzo, Mountain Wilderness Abruzzo, Salviamo l’Orso e Pro Natura Abruzzo «appare assai grave che il sindaco di L’Aquila sia alla testa di questa campagna che tende a presentare una presunta eccessiva tutela naturalistica come causa dei problemi economici ed occupazionali del comprensorio aquilano. Questa crociata porta indietro di decenni il dibattito nella nostra Regione e fa perdere tempo prezioso che andrebbe utilizzato per la elaborazione e l’attuazione di una seria strategia di effettivo rilancio del turismo».

Il motivo, sottolineano gli ambientalisti, è quello di eliminare i vincoli naturalistici che sono di ostacolo soprattutto alla realizzazione della nuova seggiovia delle Fontari. Si tratta infatti di nuova seggiovia che non segue il tracciato di quella esistente e che per giunta è lunga  praticamente il doppio.

«Si continua invece da parte del sindaco Cialente, e non solo», aggiungono le associazione, «a sostenere che si tratti di un semplice rifacimento di quella esistente. E questo perché il Decreto istitutivo del Parco Nazionale consente la manutenzione degli impianti esistenti ma non la realizzazione di nuovi, fino a quando non sarà stato approvato il Piano del Parco. È evidente quindi che la realizzazione di quella che a tutti gli effetti è una nuova seggiovia non può essere autorizzata se non si segue da un lato una determinata procedura a livello comunitario (infatti la presenza di un habitat prioritario, proprio lungo il tracciato ipotizzato, rende necessario il parere favorevole, obbligatorio e vincolante, della Commissione Europea) e dall’altro se non viene approvato definitivamente il Piano del Parco. Aggiungiamo poi che un referendum di questo genere, nel caso che prevalessero i SI tra la maggioranza aquilana votante, non potrebbe comunque avere alcun peso  giuridico, sia a livello nazionale che europeo».

«Assai più utile», continuano le associazioni, «sarebbe invece l’adozione di misure serie e intelligenti per lo sviluppo di un sano turismo escursionistico e naturalistico a livello europeo. E al Gran Sasso le potenzialità in questo senso non mancano certo. Questa è la strada per la vera valorizzazione del Gran Sasso a livello anche internazionale».

In questi giorni da più parti è stato denunciato il degrado di Campo Imperatore, dove sporcizia e rifiuti sono ormai ovunque. «Cosa fanno i politici locali, a cominciare dal sindaco per risolvere questo grave problema? Ci sembra che regni l’indifferenza più totale di fronte a un problema di questa gravità».