BUCHI NEI BILANCI

Trivelle, mare di firme per referendum. Desiati: «aumentare royalties»

La richiesta di una consultazione popolare deve essere firmata entro il 30 settembre

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Trivelle, mare di firme per referendum. Desiati: «aumentare royalties»

ABRUZZO.  Circa 130 associazioni e 70 personalità del mondo accademico, culturale, sociale, politico, artistico, hanno risposto all’appello del Coordinamento Nazionale No Triv e sottoscritto una lettera, che è stata inviata oggi alle Regioni italiane per chiedere ai Consigli regionali di deliberare urgentemente una richiesta di referendum abrogativo.

Tale richiesta ha un obiettivo molto chiaro: fermare i progetti petroliferi in mare, sbloccati nel 2012 dal Governo Monti. Essa deve essere deliberata e depositata entro il prossimo 30 settembre da almeno cinque Regioni. Con ciò si eviterebbe la raccolta di 500.000 firme e si consentirebbe ai cittadini italiani di andare a votare nella primavera del 2016.

Senza questo referendum, svolto in tempi brevi, i procedimenti per progetti petroliferi riavviati dall’art. 35 del “Decreto Sviluppo” e tuttora in corso si chiuderanno rapidamente, anche grazie all’accelerazione impressa da alcune norme dello “Sblocca Italia”.

Da Vasto anche il consigliere comunale Massimo Desiati dice no al petrolio e chiede «in ogni caso» di aumentare le royalties ai Comuni.

 Le piattaforme che, da tempo, estraggono greggio e metano dal mare Adriatico sono più di cento e la compagnia petrolifera londinese Rockhoper, già Medoil, ha chiesto di utilizzare il giacimento Ombrina dietro il pagamento di royalties allo Stato e alla Regione Abruzzo in misura pari alle quantità estratte.

In base alla legge italiana, analizza Desiati, tutte le risorse del sottosuolo sono di proprietà dello Stato, il petrolio appartiene, quindi, a tutti gli Italiani e le royalties rappresentano il pagamento di un corrispettivo allo Stato per poter sfruttare un dato bene ai fini commerciali; esse sono quindi la remunerazione di diritti ceduti a terzi. In Italia, le royalties per le produzioni a terra sono attualmente del 10%, mentre per produzioni a mare sono del 7% per il gas e del 4% per il petrolio, e sono applicate sul valore di vendita delle quantità prodotte.

Le royalties per le produzioni di idrocarburi in terraferma sono ripartite per il 55% alle Regioni, il 30% allo Stato e il 15% ai Comuni (alcune eccezioni di maggior favore vengono fatte per la Regione Basilicata, la quale incamera anche la quota destinata allo Stato). Per le estrazioni a mare (offshore), invece, la suddivisione è per il 45% allo Stato e per il 55% alla Regione adiacente per le produzioni ottenute entro la fascia delle 12 miglia (mare territoriale), mentre oltre tale limite le royalties sono interamente dello Stato.

Secondo Desiati servono interventi di natura politica affinché, nel momento in cui si dovessero subire definitive e nefaste decisioni, vengano modificati i criteri di ripartizione delle royalties, oggi appannaggio dei soli Stato e Regione Abruzzo.  «Ciò che ne deriverebbe (diversi milioni di Euro)», sottolinea Desiati, «non sarebbe certo cosa di poco conto se solo si pensa che le somme così incamerate permetterebbero il sostanzioso abbattimento, se non il totale annullamento, delle imposte comunali che i cittadini pagano per TARI, TASI, IMU e quanti altri tributi gravano sul bilancio economico di famiglie ed aziende.

Se ciò non avvenisse, al danno si unirebbe la beffa: non solo i Comuni, a partire da quello di Vasto, vedrebbero lesa la propria immagine ambientale e turistica ma non potrebbero neanche beneficiare di quel ristoro finanziario che permetterebbe un reale ed effettivo risparmio per la popolazione residente».

Desiati annuncia inoltre che nel suo Programma amministrativo, in vista delle elezioni comunali del 2016, «dichiareremo la nostra assoluta contrarietà di principio a nuove trivellazioni ma certo esprimeremo la volontà, nel caso nulla riuscisse a fermare nuove piattaforme, di un impegno affinché Vasto ed i comuni costieri siano ricompresi nella ripartizione delle royalties derivanti dall’attività delle attuali piattaforme in mare e di quelle di nuova installazione».