ADRIATICO NERO

Trivelle Adriatico, anche il neo presidente della Puglia contro le politiche di Renzi

Undici i decreti per altrettanti progetti con l'airgun, l'Abruzzo coinvolto

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Trivelle Adriatico, anche il neo presidente della Puglia contro le politiche di Renzi

ABRUZZO. Il ministero dell'Ambiente in pochissimi giorni, tra il 3 e il 12 giugno, ha emanato ben 11 decreti per altrettanti progetti di prospezione di idrocarburi in mare con la tecnica dell'airgun. Un vero e proprio blitz a favore del petrolieri che sta provocando un terremoto sociale soprattutto in Puglia, interessata da ben nove di questi interventi tra Adriatico e Ionio.

In realtà uno di questi decreti, quello relativo al progetto della Spectrum geo, riguarda tutto l'Adriatico da Rimini fino al Salento. Milioni di ettari di mare (1,4 milioni nel tratto tra Rimini e Termoli e 1,6 milioni tra il Gargano e il Salento) consegnati ad un'azienda in un'unica soluzione per svolgere ricerche con una tecnica unanimemente considerata dannosa per i pesci e per i cetacei.

Un altro progetto approvato dal Ministero dell'Ambiente riguarda un'area più ristretta di fronte a Porto S.Giorgio nelle Marche.

«L'intero Adriatico è, quindi, sotto attacco», denuncia il coordinamento No Ombrina. Il neo presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ieri a Polignano si è schierato contro questi progetti. Non solo ha assicurato che l'ente che guiderà a breve farà ricorso contro tutti i decreti ma ha attaccato duramente l'intera politica governativa pro-trivelle, parlando di lobby dei petrolieri favorita da Renzi.

«Bisogna dimostrare a cosa servono queste trivellazioni» ha detto Emiliano. «Se lo scopo è semplicemente accontentare qualche lobby, peraltro ancora sconosciuta e indeterminata, nella speranza che non lo trovi neanche il petrolio, a me sembra un modo non preciso di ragionare» ha continuato il governatore.

Per il segretario pugliese del Pd la decisione di Renzi è sbagliata «perché si tratta di un mare centrale dal punto di vista strategico e culturale, e soprattutto che è un mare chiuso. Quindi è molto rischioso giocare con il petrolio nel Mediterraneo».

Emiliano, poi, dopo aver sottolineato di voler difendere pesca, turismo e qualità delle acque, ha ricordato che uno dei suoi obiettivi è quello di «andare verso un modello energetico diverso, non fondato sui combustibili fossili. Anche perché la Puglia dal punto di vista energetico è autosufficiente, e quindi non abbiamo bisogno di cercare altre fonti pericolose di combustibili fossili».

Insomma una presa di posizione chiara anche nei confronti del premier: cosa che non è stata fatta invece dal governatore abruzzese Luciano D’Alfonso.

«In Puglia, una regione chiave per peso economico e per estensione delle coste, si stanno creando le condizioni per una mobilitazione molto ampia», dicono dal comitato No Ombrina. «Infatti tanti comuni, Federalberghi Puglia e altre realtà hanno preso posizione in maniera netta chiedendo di salvare l'Adriatico dalle trivelle». Il Coordinamento No Ombrina ritiene indispensabile continuare a costruire una rete con le altre regioni sia dal punto di vista istituzionale che sociale per andare alla radice del problema: «cambiare le politiche del governo».

«Ormai è chiaro che non è possibile solo inseguire i decreti del Governo favorevoli ai petrolieri per poi cercare di impugnarli davanti alla Corte Costituzionale e ai Tribunali Amministrativi regionali, un'azione necessaria per i provvedimenti già adottati ma non sufficiente perché altri ne seguiranno se non si costringe il Governo a cambiare rotta. Il presidente D'Alfonso, che in campagna elettorale ha ripetuto continuamente slogan anti-trivelle, deve dire chiaramente al Governo che su Ombrina e sugli altri progetti che interessano l'Abruzzo sarà rottura in caso di autorizzazione. Sorprende e preoccupa che a quasi un mese dalla manifestazione di Lanciano del 23 maggio scorso, la più grande mai avvenuta in Abruzzo con 60.000 persone, non abbia trovato il tempo per spendere una parola e schierarsi contro il Governo come ha fatto Emiliano in poche ore percependo il sentimento dei propri corregionali. Serve un'azione politica decisa, non è certo sufficiente una lettera del proprio assessore competente».