IL DOCUMENTO

Dragaggio Pescara, anche nelle analisi dell'Arta ci sono veleni

Nei rilievi del 2011 già presenti veleni che impedivano lo sversamento in mare dei fanghi

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4551

Mario Amicone Arta

Mario Amicone Arta

PESCARA. I sedimenti del fiume Pescara alla foce sono inquinati da mercurio e da altre sostanze pericolose e mostrano gravi livelli di tossicità acuta.

Lo dicono le analisi e la relativa relazione dell'Arta sui sedimenti accumulatisi nella cosiddetta “canaletta” del Porto di Pescara ovvero l'area tra i due moli. I referti delle analisi sono stati consegnati al Wwf durante un accesso agli atti svoltosi presso l'Arta martedì scorso. Il campionamento risale all’ottobre del 2011 e i primi risultati, come, ad esempio, quelli sul mercurio, erano già disponibili agli inizi di novembre 2011 mentre altri, come quelli per la valutazione della tossicità, ai primi di gennaio 2012. A dicembre, a poche ore dall’inizio dei lavori di dragaggio, la Procura de L’Aquila fermò i lavori e dall’Arta sottolinearono «per noi nulla di anomalo».
«Il fiume Pescara è un malato acuto cui nessuno sta praticando cure», commenta Augusto De Sanctis, referente acque del Wwf.
«Siamo stati per mesi sommersi da polemiche infinite su “Ddt sì e Ddt no” su una parte minimale dei fanghi da dragare nell'avamporto quando già c'erano dati così preoccupanti prodotti dalla stessa Arta. Grazie all'accesso agli atti, abbiamo appreso dell'esistenza di una nota dell'Ispra che il 9 marzo 2012 chiudeva sostanzialmente la vicenda».
Il Wwf ha scoperto infatti un documento del Ministero dell'Ambiente con cui, nel trasferire alcune competenze sul dragaggio alla Regione Abruzzo, si può leggere «a tal proposito si segnala che l'Ispra, con la nota n.245/P del 9 marzo 2012 che per pronto confronto si allega, in base all'ultima valutazione delle misurazioni analitiche che portarono all'emanazione del Decreto PNM-DEC-2011-573 del 20 settembre 2011 (il decreto che acconsentiva allo sversamento in  mare, Ndr), «valuta che non vi siano le condizioni per lo svolgimento delle attività di dragaggio con immersione deliberata dei sedimenti in mare».

«INQUINAMENTO FINO ALLA FOCE»

«Nel 2007», ricorda adesso il Wwf, «durante l'iter di perimetrazione del Sito di Bonifiche di Bussi, scrivemmo che l'inquinamento interessava il fiume fino alla foce, chiedendo l'inclusione dell'intera asta fluviale o, almeno, dei principali sbarramenti dietro in quali si erano accumulati milioni di metri cubi di sedimenti provenienti da monte».
È il caso dell'invaso Enel di Alanno-Piano d'Orta. «Allegammo uno studio avente per oggetto proprio la distribuzione del mercurio alla foce del fiume Pescara, pubblicato nel 2004 su una rivista scientifica internazionale dal Prof. Giaccio e colleghi dell'Università di Chieti. In questo studio il mercurio era indicato come presente con le stesse concentrazioni riscontrate a fine 2011 dall'Arta».
Il Ministero decise di includere nel Sito di Bonifica solo gli invasi ma chiese alla Regione Abruzzo e all'Arta di provvedere a monitorare lo stato dei sedimenti lungo tutta l'asta fluviale. Ad oggi, a 4 anni dalla perimetrazione del SIN di Bussi, al Wwf non risulta essere stato attuato né il Piano di Caratterizzazione del sito né il monitoraggio dei sedimenti lungo tutto il fiume Pescara.
«Tale situazione è inaccettabile», denuncia De Sanctis, «perché non ci permette di capire se l'inquinamento che vediamo è la “coda” di fenomeni di sversamento a monte ormai conclusi e i cui effetti a valle si stanno esaurendo oppure se dobbiamo aspettarci addirittura un ulteriore peggioramento senza gli urgenti interventi di bonifica necessari sul fiume. Le istituzioni sembrano prese da tutt'altro visto che si riesce a far riunire il consiglio regionale ben 14 volte per tagliare la riserva naturale del Borsacchio al fine di far costruire qualche palazzina mentre sostanzialmente si ignora una situazione ambientale ed economica così compromessa che tocca direttamente i cittadini e il mondo produttivo».

I SUPERAMENTI
Nella Relazione dell'Arta allegata ai campioni si può leggere che su un totale di 17 campioni:
«Mercurio: per 16 campioni le concentrazioni sono superiori al LCB (0,4 mg/kg) (Livello Chimico di Base, ndr). Per n.10 campioni risulta superato anche il LCL (0,8 mg/kg) (Livello Chimico Limite, ndr), mentre per n.4 i valori di concentrazione sono prossimi a tale valore».
«Inoltre, con riferimento ai valori cautelativi di concentrazione delle sostanze pericolose prioritarie si osservano superamenti per i seguenti parametri: Benzofluorantene (in n.3 campioni), Benzo (g,h,i) perilene (in n.1 campione), Indeno (1,2,3,c,d)pirene (in n.2 campioni)».
L'Arta segnala superamenti degli LCL anche per Rame (n.1 campione) e, per i limiti del 152/2006 per i suoli ad uso residenziale (anche se l'applicazione di tale normativa ai sedimenti marino-costieri è oggetto di discussione, ndr), anche in tutti i campioni analizzati. Nella parte finale della relazione si può leggere:
«Riassumendo, su n.17 campioni analizzati…In tutti i campioni, ad eccezione di uno, (…), risultano superati i valori LCB e solo in cinque casi non sono superati anche i valori di LCL. Per tre campioni, le concentrazioni di composti che compaiono tra le sostanze pericolose prioritarie superano i valori cautelativi di concentrazione indicate nella Tabella 2.3.C. Dai risultati del test di tossicità acuta con Vibrio fischeri, il 47% dei sedimenti analizzati presentano una tossicità molto alta, il 24% una tossicità medio-alta ed il restante 29% rientrano in colonna A della Tabella 2.4 del suddetto Manuale».