POLITICA E AFFARI

Bussi tra bonifica e industrializzazione: la politica vuole i saldi di stagione

Rifondazione comunista contro il «foraggiamento del progetto privato con soldi pubblici»

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Bussi tra bonifica e industrializzazione: la politica vuole i saldi di stagione
BUSSI. Ormai è diventato un caso regionale e terrà banco nei prossimi mesi: sul tappeto aiuti per oltre 50 milioni di uro, posti di lavoro, una mega bonifica ma anche vantaggi da attribuire.

Operazione Toto-Solvay. Il Prc la chiama così. Quel progetto di bonifica ed industrializzazione dell’area di Bussi che ruota intorno a tre attori: Toto, Solvay e Regione. Più un quarto: la collettività.
A dover bonificare l’area, lo dice una sentenza del Tar del Lazio, è la Solvay che dovrebbe farsi carico delle spese di bonifica in quanto proprietaria di una parte dell’are inquinata e che il tribunale accusa «di indifferenza ed estraneità ai lavori».
Con una mozione consiliare del 6 luglio scorso il Pd ha chiesto invece che la bonifica del polo industriale di Bussi sia pagata con i 50 milioni di euro pubblici stanziati con la legge 10/2011.
Sulal reindustrializzaione invece cala il mistero. Di certo si è capito che Pd e Pdl sono ben lieti di sponsorizzare il gruppo Toto che soprattuto attraverso la stampa ha fatto sapere che sarebbe disposto a fare. Progetti e carte ufficiali non esistono  ancora almeno nessuno finora ha detto di averle viste. Si parla di di un cementificio, una cava di estrazione e un impianto di manutenzione di vagoni ferroviari oltre che un impianto di edilizia industriale. Stesso progetto già proposto anni addietro a Sulmona.
Il Prc Abruzzo è preoccupato: «C’è da ragionare sull’impatto ambientale dei progetti di Toto. I cementifici sono in crisi in tutta Europa, e in Abruzzo sopravvivono solo grazie alla possibilità di alimentarsi utilizzando combustibile da rifiuti, non vorremmo che alle porte vi sia un cementinceneritore»


«SOLVAY DEVE PAGARE»
Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (sezione prima) ha respinto il 15 dicembre 2010 il ricorso del gruppo Solvay per l’annullamento della nota del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che ha imposto all’azienda l’attivazione di misure di messa in sicurezza di emergenza nelle aree inquinate di sua proprietà.
I fatti si riferiscono al polo industriale di Bussi centro di inquinamento ambientale. La Solvay ha addossato le colpe dell’inquinamento della sua area al vecchio proprietario, la Montedison. Sostenendo altresì di non essere al corrente della situazione in cui versava il sito nel momento dell’acquisizione. Una posizione tenuta  anche nel processo mai iniziato per incompetenza del giudice di Pescara sulla megadiscarica di Bussi che vede appunto coinvolti la Montedison e parte civile la Solvay.
Per il Tar del Lazio il proprietario dell’area, hanno detto i igudici amministrativi, anche se non responsabile dell’inquinamento deve mettere in atto misure di sicurezza e prevenzione, sicurezza, bonifica e ripristino ambientale.
Non vale dunque per i togati regionali il principio di chi inquina paga ma «in assenza di individuazione del responsabile ovvero di impossibilità di questi a far fronte alle proprie obbligazioni il costo degli interventi non deve gravare sulla collettività ma deve essere a carico della proprietà». Questo intanto, se poi nel processo Bussi la Montedison dovesse essere riconosciuta colpevole sarà questa a dover rifondere alla Solvay i soldi anticipati.
Aggiungono i giudici: «giova ancora osservare che tali motivi di ricorso si fondano sull’assunto di una sorta di “indifferenza” e/o “estraneità” del proprietario alle vicende successive al’inquinamento e alle attività (e spese conseguenti) per il ripristino ambientale».
Critici all’ennesima potenza Marco Fars, segretario regionale Prc Abruzzo, Corrado Di Sante, segretario provinciale Prc Pescara, Salvatore La Gatta, consigliere comunale Prc Bussi sul Tirino: «è indecente qualsiasi tentativo che consenta a Solvay di fuggire via senza aver fatto la bonifica del sito industriale, bonifica alla quale è già obbligata per legge a proprie spese. Inoltre Solvay in base all’accordo di programma sottoscritto a luglio 2007 con il Ministero dell'Ambiente, accordo che ha consentito alla Solvay di avere notevoli finanziamenti pubblici per la realizzazione di un impianto di cloro-soda con celle a membrana, deve ancora garantire l'occupazione per 25/30 lavoratori».


«TOTO MINACCIOSO »
Stesso progetto, stessa proposta. In mezzo solo una manciata di anni.
Era il 2009 quando Toto propose nei territori di Sulmona, Pacentro e Cansano nella località che va da Casa Pente a Colle Scipione e fino a Colle Macerre il progetto di cementificio, centro manutentivo per treni, oltre ad una cava estrattiva estesa per oltre 400 ettari.
Poi i piani cambiano e nel 2011 il gruppo Toto ripropone lo stesso progetto a Bussi.
All’epoca i comitati di Sulmona hanno parlato male delle intenzioni di Toto, hanno firmato una petizione contro il progetto chiedendo le dimissioni del sindaco di Sulmona Fabio Federico accusato di averlo sostenuto. Le opere sarebbero sorte alle porte del parco nazionale della Majella in area ad uso civico, limitrofa al fiume Vella, in zona archeologica e a breve distanza dalle zone abitate. E sono state ritenute in contrasto con la vocazione territoriale, con i programmi di sviluppo sostenibile del territorio promossi dalla Provincia de L’Aquila e dalla Regione.
Il Comitato Salvaguardia Terrirtorio e Salute ha accusato il Comune di voler trasformare il territorio peligno nella valle dei veleni mettendo in risalto «il modo arrogante e minaccioso del gruppo Toto nei confronti della città». Così come ha bacchettato il sindaco Fabio Federico «che avrebbe dovuto difendere i diritti dei cittadini e si è prestato in modo maldestro al pesante gioco di Toto».
In tutta questa storia, c’è da considerare che l’ operazione che il Prc definisce «foraggiamento pubblico di progetto privato», consente anche alla Solvay di mandare a casa i lavoratori ancora occupati a Bussi. I dubbi del Prc si sono concentrati anche sulle garanzie occupazionali che Toto dovrebbe offrire con le nuove opportunità «visto che in passato il suo gruppo ha lasciato a spasso i lavoratori della Air-One Technics».
Insomma c'è da raccontare un nuovo intreccio politico-affaristico. Speriamo solo che si riesca per una volta a fare una buona cosa e a non rimanere impantanati nei  consueti scandali a cui il passato ci ha abituati.

Marirosa Barbieri