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Petrolio: coinvolto il 75% dei Comuni. Benvenuti nella regione nero-verde d’Europa

Il Wwf ha presentato il rapporto sulla giungla delle royalties sulle estrazioni

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Petrolio: coinvolto il 75% dei Comuni. Benvenuti nella regione nero-verde d’Europa
ABRUZZO. Sapevate che attualmente oltre il 50% del territorio regionale è interessato da attività legate alla ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi? Sapevate che sono ormai coinvolti il 75% dei comuni abruzzesi dove risiede quasi l’80% della popolazione?

I dati sono stati forniti questa mattina da Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Abruzzo, Fabrizia Arduini, consigliere regionale del WWF Abruzzo, e Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, i quali hanno presentato il dossier “Regali petroliferi anche in Abruzzo. La regione verde d’Europa nella giungla di royalty, incentivi e facilitazioni”.
Il “rischio” petrolizzazione insomma non esiste visto che è già realtà e mese dopo mese l’aggressione delle ditte specializzate in estrazione e perforazione ha continuato a fare il suo corso mentre l’attenzione verso il problema scemava.
Eppure la situazione non è migliore nemmeno nel mare antistante la costa abruzzese: quasi 6.000 km quadrati di mare sono interessati da permessi di ricerca, concessioni ed estrazione di idrocarburi.
La legge regionale approvata nel 2010 non è capace di bloccare questa deriva petrolifera, limitandosi a individuare dei semplici “profili di incompatibilità” per le attività legate agli idrocarburi in alcune parti della regione Abruzzo, trascurandone tante altre e non occupandosi minimamente né delle istanze a mare né delle istanze che attengono alla ricerca di idrocarburi gassosi.

ISTANZE E PERMESSI CONCESSI IN ABRUZZO
In particolare in Abruzzo, secondo l’ultimo bollettino fornito dall’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse del Ministero dello Sviluppo Economico, a terra ci sono: 10 istanze di permesso di ricerca; 11 permessi di ricerca; 2 istanze di concessione di coltivazione.
A questi si aggiungano nel tratto di mare antistante la costa abruzzese: 1 istanza di permesso di prospezione; 4 istanze di permesso di ricerca; 4 permessi di ricerca; 2 istanze di coltivazione.

Ma l’Abruzzo conta già 7 progetti produttivi di coltivazione di idrocarburi (1 di petrolio e 6 di gas) a mare ed 8 a terra (di cui 2 attualmente operanti).

Il WWF Abruzzo, attraverso il dossier “Regali petroliferi anche in Abruzzo. La regione verde d’Europa nella giungla di royalty, incentivi e facilitazioni” ha voluto analizzare questo forte interesse delle compagnie petrolifere verso le nostre terre al fine di comprendere quanto ricavano i comuni interessati e la regione Abruzzo dalle attività di ricerca ed estrazioni svolte ne propri territori.

RISCHIO E DETURPAZIONE ENORME, IN CAMBIO DIELEMOSINA
I ricavi per lo Stato, le regioni ed i comuni risultano estremamente contenuti grazie ad un amplissimo sistema di esenzioni, aliquote sul prodotto, canoni di concessione bassissimi ed una serie di agevolazioni ed incentivi.
Le principali agevolazioni previste sono le royalty oscillano tra il 4 ed il 10% del valore del prodotto estratto, a seconda che si tratti di idrocarburi gassosi o liquidi estratti in mare o in terraferma, mentre le royalty degli altri Paesi vanno dal 20 e all’80%; le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma e le prime 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare, come i primi 25 milioni metri cubi standard di gas in terra e i primi 80 milioni di metri cubi standard di gas in mare sono esenti dal pagamento di royalty; nessuna royalty è dovuta per le produzioni effettuate in regime di permesso di ricerca. Inoltre il gasolio utilizzato nei cantieri per l’esecuzione di perforazioni per la ricerca e la produzione di idrocarburi può essere acquistato ad un prezzo agevolato.
Altre agevolazioni consistono, oltre ai numerosi investimenti statali fatti nel settore ed al sistema del CIP6 che fornisce sussidi alle centrali che bruciano scarti di raffineria, sono previsti contributi da parte dello Stato per le attività di rilevamento geofisico per la prospezione da parte dei concessionari e per la conversione a stoccaggio di gas naturale dei giacimenti in fase di avanzata coltivazione.
Ciò determina una situazione che nel corso del meeting Offshore Mediterrean Conference svoltosi a Ravenna nel 2004 è stato presentato con il significativo titolo: “La favorevole legislazione italiana per le compagnie petrolifere”.

IN ABRUZZO SOLO 250.000 EURO  NEL 2010
Nel dossier WWF si spiega come la Regione Abruzzo nel 2010 si è vista riconoscere, secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, solo poco più di 250.000 euro.
Nessuna royalty è stata presentata per le attività di estrazione a terra poiché tutte si sono tenute al di sotto del limite minimo esentato.
Solo 3 o 4 progetti (a seconda degli anni) di estrazione a mare sui 7 presenti hanno pagato royalty poiché hanno superato i quantitativi minimi esentati.

Secondo il Wwf «non vi siano royalty sufficienti per distruggere un territorio. Ma è evidente che il sistema delle royalty esistente è ad esclusivo vantaggio delle compagnie petrolifere. Il sistema attualmente vigente in Italia, quindi, promuove fortemente la ricerca di fonti fossili. Ed i segnali che vengono dal Governo nazionale lasciano intendere che vi sia una volontà di incrementare ulteriormente incentivi ed agevolazioni. In più occasioni, poi, è stata messa in discussione l’unica norma di tutela introdotta recentemente che vieta le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi entro le 5 miglia nautiche dalla costa che diventano 12 in caso di presenza di aree naturali protette».
L’Abruzzo è attualmente investito da continue istanze di ricerca. Non è facile stimare cosa comporterebbe per la nostra regione non bloccare la deriva petrolifera ormai in atto da alcuni anni.
Quali sarebbero i costi ambientali? Quali i costi sanitari? Quali le ripercussioni sulle economie configgenti con l’industria petrolifera, come il turismo, l’agricoltura, ecc.
«Gli esempi di altri luoghi, in Italia e all’estero», aggiunge Di Tizio, «dove si sono svolte attività di ricerca, estrazione e raffinazione di idrocarburi evidenziano come i rischi per l’ambiente, la salute umana e le attività economiche sono elevatissimi.  Non è un caso che contro le richieste delle compagnie petrolifere sempre più spesso si schierano, oltre alle associazioni ambientaliste ed ai comitati locali, anche le associazioni di categoria, gli enti locali, la società civile e perfino la Conferenza episcopale abruzzese e molisana che in più occasioni ha fatto sentire la sua voce contraria.
Sulla capacità di resistere e bloccare la deriva petrolifera in atto si gioca il futuro della nostra regione e di noi tutti».