LO STUDIO

Petrolio ed estrazione: pericolo contaminazione falde acquifere

Secondo uno studio Usa le tecniche di estrazoni potrebbero avere conseguenze negative sull'ambiente

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2852

Petrolio ed estrazione: pericolo contaminazione falde acquifere
USA. I fluidi iniettati nei giacimenti per l’estrazione di gas naturale e petrolio potrebbero contaminare le riserve di acque potabili prima di quanto si possa immaginare.

E’ il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista "Water" due settimane fa. L’indagine ha preso le mosse dalle perforazioni di gas nel Marcellus Shale, dove vengono estratte quantità esorbitanti di gas. La ricerca è stata finanziata da Mountainkee e dalla Fondazione Parco, due organizzazioni dello Stato di New York avverse a questo tipo di pratiche.
Per tirare fuori dai giacimenti i contenuti, gli operatori iniettano fino a 4 milioni di galloni (15 milioni di litri) di liquidi contenenti acqua mista a sostanze chimiche a più di 10.000 libbre di pressione (690 bar). La pressione fa risalire il petrolio in superficie, mentre il liquido riempie l’area sottostante.
E’ qui che si anniderebbe la minaccia ambientale. Secondo gli scienziati gli strati delle rocce non sono totalmente impermeabili e lasciano filtrare parte del liquido che penetra così nelle falde acquifere. Ne è convinto l'autore dello studio, Tom Myers, un idrogeologo indipendente.
«Ad esempio», ha dichiarato l’esperto, «il giacimento di Marcellus Shale (riserva naturale di gas) presenta una permeabilità molto elevata».
Lo studio di Myers si basa su software e modelli al computer. Le simulazioni hanno dimostrato e spiegato le fratture naturali nelle formazioni rocciose sotterranee a seguito dei liquidi iniettati.
I modelli prevedono che i liquidi si muovono velocemente ed in meno di 100 anni possono raggiungere le acque potabili, anziché impiegare decine di migliaia di anni. Dalla ricerca è venuto fuori anche che molte regioni in cui petrolio è stato perforato hanno ambienti sotterranei più permeabili.
L’approccio Myers non ha messo d’accordo tutti gli scienziati. Molti colleghi, infatti, hanno definito «ingenuo» il suo studio perché non tiene conto della geologia del Marcellus Shale e si basa su modelli astratti e teorici.
«Se i fluidi scorrono più velocemente», ha fatto notare Terry Engelder, professore di geoscienze della Penn State University, «il liquido non sarebbe in grado di creare falle o spaccature nelle rocce e quindi di filtrare nei bacini idropotabili».
Myers ha proposto l’installazione di sistemi di monitoraggio che misurino le variazioni della qualità dell’acqua in giro per i siti di gas per tenere il fenomeno sotto controllo.
«Finché non ci saranno applicazioni pratiche di questo genere», ha detto Myers,« il mio modello astratto resta l’unico parametro di riferimento».
m.b.