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Vendemmia record, l’Italia ormai è n.1 al mondo, sorpassate Francia e Spagna

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VENDEMMIA UVA

ROMA. Italia sul gradino più alto del podio mondiale per la vendemmia 2016, abbondante e di qualità, in corso nel segno dell'ottimismo.

La Penisola, con 48,5 milioni di ettolitri, sorpassa le previsioni di Spagna (42,9 milioni di ettolitri) e Francia (43 milioni di ettolitri), secondo le stime vendemmiali, presentate presso il ministero delle Politiche agricole, da Unione Italiana Vini (Uiv) e Ismea.

Dati in linea con le indicazioni emerse in vigna: «La qualità delle uve si profila ottima - secondo Assoenologi - e le premesse per un millesimo da ricordare ci sono tutte».

«Ora dobbiamo diventare leader anche per valore», ha auspicato il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, nel sottolineare che «la sfida è alla nostra portata. Vogliamo e dobbiamo vincerla insieme ai produttori, continuando a investire su qualità e innovazione. Il Governo fa la sua parte: abbiamo un sistema vitivinicolo da oltre 14 miliardi di euro, con un export che nel 2015 ha toccato il record dei 5,4 miliardi e che nei primi cinque mesi del 2016 ha registrato un trend in crescita».

«Non solo numeri ma tradizione, legame con il territorio, eccellenza, una biodiversità che vanta oltre 500 vitigni coltivati - ha aggiunto Martina -. È questo che rende il sistema Italia unico al mondo. È su questo che dobbiamo costruire il successo dei prossimi anni».

Per l'Italia «la leadership è ormai strutturale», ha detto il direttore generale Ismea, Raffaele Borriello, «con risultati che sono frutto anche dei nuovi impianti. La stima, in contrazione del 2% rispetto al record 2015, per la bassa raccolta in sette regioni, è tuttavia superiore alla media dell'ultimo quinquennio».

Si insegue dunque il record produttivo dell'ultima annata, anche se in cantina le somme si tirano a San Martino, l'11 novembre, quando tutte le uve saranno raccolte. A fare il punto è il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv) Antonio Rallo: «Finora in Italia sono state raccolte, facendo una media tra territori del Nord e del Sud, oltre il 20% delle uve, e i segnali di previsione sono ottimi, dopo una primavera non ottimale. Inoltre, i dati dei primi cinque mesi indicano una crescita dell'export sia in volume che in valore, con un mercato interno che torna a ben rispondere sia nella grande distribuzione che nel canale Ho.re.ca. ».

«Finalmente, dopo 15 anni, sembra che il calo dei consumi si sia arrestato - ha sottolineato Rallo - e a vincere sono i vini a denominazione, l'alta gamma. Col solo nome vino, lo sfuso, non possiamo vincere la competizione globale. La nostra forza è nei calici identitari, i vitigni di territorio».