INCERTEZZA DEL DIRITTO

Licenziamenti e registrazioni: 2 casi abruzzesi e due decisioni opposte della Cassazione

Confermato licenziamento per uno, dichiarato illegittimo per un altro

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Licenziamenti e registrazioni: 2 casi abruzzesi e due decisioni opposte della Cassazione

 

 

ABRUZZO. Registrare le conversazioni che avvengono sul posto di lavoro tra colleghi, a loro insaputa, può costare caro. Ma anche no, come dimostrano due sentenze opposte della Cassazione arrivate a distanza di pochi giorni. Il tema centrale è lo stesso: registrazioni ‘abusive’ da parte dei lavoratori che poi sono stati licenziati.

In un caso la Cassazione ha deciso che il licenziamento era giusto, nel secondo caso che fosse illecito e sproporzionato.

 

Un primo caso riguarda un (ormai) ex magazziniere della Compagnia Trasporti Voluminosi di San Giovanni Teatino che proprio per aver registrato alcune conversazioni è stato licenziato nel novembre 2008 ed oggi e’ stato anche condannato a pagare alla controparte 4000 euro di spese legali.

Dopo dieci anni la vicenda si chiude e arriva la parola definitiva.

Secondo la Cassazione, in questo caso la registrazione «configura una grave violazione del diritto alla riservatezza» con conseguente legittimità del licenziamento del dipendente che compie questa «grave e intenzionale violazione dei principi di buona fede e correttezza».

I giudici del terzo grado hanno dunque  confermato la perdita del posto di lavoro nei confronti del magazziniere, responsabile di aver registrato un colloquio tra due colleghi e una intera riunione aziendale per denunciare il datore di lavoro per mobbing.

«Oltre al fatto che il mobbing non e’ stato provato, nel processo – scrive la Cassazione – e’ stato dimostrato che il magazziniere era sì stato adibito anche all’esecuzione di mansioni inferiori al suo profilo professionale ma senza che gli fosse precluso lo svolgimento delle mansioni proprie della qualifica posseduta.

Senza alcun successo, il lavoratore ha sostenuto che non poteva essere trasferito da un magazzino all’altro perche’ «la carica di consigliere comunale rivestita lo rendeva insuscettibile di trasferimento».

L’obiezione non e’ stata tenuta in alcun conto e gli ‘ermellini’ – sentenza 11999 – hanno convalidato il verdetto emesso nel 2016 dalla Corte di Appello de L’Aquila che aveva evidenziato il «sostanziale disinteresse del lavoratore al rispetto dei doveri di riservatezza connessi all’obbligo di fedelta’ e dei principi generali di correttezza e buona fede”, oltre all’assenza di “comportamenti mobbizzanti”».

 

Registrazioni di nascosto: per la Cassazione sono legali ed incentivabili

ABRUZZO. Quante volte ci siamo chiesti se registrare conversazioni telefoniche ad insaputa dell’interlocutore fosse legale?



IL CASO DI VASTO

Diverso il finale per un lavoratore di Vasto licenziato nel 2013 dalla Alliance Healthcare Italia Distribuzione S.p.A.

Alcuni giorni fa, infatti, sempre la Cassazione (sentenza 11322 del 10 maggio 2018),  ha annullato il licenziamento deciso proprio a seguito di altre registrazioni.

 

Il quel caso il comportamento era correlato  ad un clima conflittuale presente in azienda e verso i superiori. In particolare l'azienda contestava che il dipendente, durante un colloquio disciplinare per una  precedente contestazione, aveva consegnato una chiavetta USB contenente registrazioni di conversazioni effettuate in orario di lavoro e sul posto di lavoro coinvolgenti altri dipendenti, in violazione della legge sulla privacy e con la recidiva rispetto ad altre precedenti contestazioni.

La Corte di appello aveva ritenuto il licenziamento illegittimo per  sproporzione della sanzione disciplinare e la Cassazione ha accolto le motivazioni del dipendente e non quelle dell'azienda, specificando che in tema di privacy   il lavoratore aveva adottato tutte le cautele al fine di evitare la diffusione dei dati raccolti e non aveva in alcun modo utilizzato o reso pubblico il contenuto di quelle registrazioni per scopi diversi dalla tutela di un proprio diritto.