IL PASTICCIACCIO

Indennità da restituire per i medici, «noi ingannati per tenerci buoni sotto elezione»   

Si avvicina la scadenza per i pagamenti mentre molti attendono sentenze della magistratura

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Indennità da restituire per i medici, «noi ingannati per tenerci buoni sotto elezione»   


ABRUZZO. Sono circa 500 le lettere delle Asl arrivate ai medici delle guardie mediche che intimano di pagare quanto ottenuto in busta paga dal 2006.

I medici devono restituire l’indennità aggiuntiva pari a 4 euro lordi orari decisa in una delibera di giunta ma ritenuta errata dalla Corte dei Conti.

Nessuna azione di responsabilità contro i responsabili dell’errore, mentre la politica si è allertata per riscuotere quanto i medici hanno guadagnato legittimamente ed in buona fede.

E le cifre da restituire sono ingenti e  superano anche i 60mila euro con scadenze ravvicinate (fine giugno).

E’ la storia travagliata dell’ennesimo pasticcio grosso che ha innescato 12 anni fa questo tsunami, ma ancor più grosso è il pasticcio che si è compiuto appena la Corte dei Conti ha iniziato  a strigliare l’attuale amministrazione regionale di centrosinistra.

La giunta D’Alfonso ha subito approvato una delibera per intimare alle Asl di intimare ai medici di pagare, poi promesse e accordi “compensativi” per indorare la pillola e nuove promesse anche di sistemare il pregresso.

Peccato che le promesse erano fatte tutte a ridosso delle elezioni e che fino ad ora sono rimaste lettera morta.

E c’è chi si sente beffato, tradito e preso in giro…

  

«Uno tsunami sociale si è abbattuto sulla vita di centinaia di lavoratori», lo definiscono alcuni medici  dopo che la oramai nota delibera di giunta regionale numero 398 del 18 luglio 2017 ha tagliato ai medici di guardia l’indennità di continuità assistenziale pari a 4 euro lordi.


Ne è seguita una protesta che ha provocato l’ingolfamento dei pronto soccorso per attività che le Guardie Mediche non hanno più svolto (mansioni che non rientrano nei compiti degli stessi ma che venivano garantiti comunque fino ad allora). Dopo le proteste dei responsabili dei pronto soccorso abruzzese, il Governatore si è dovuto attivare per cercare di trovare una soluzione e calmare gli animi in vista delle elezioni di marzo 2018.

I medici hanno accusato più volte la maggioranza di centrosinistra di non voler trovare una soluzione.


Dopo un autunno di proteste, il Governatore D’Alfonso d’intesa con i sindacati e le 4 Asl abruzzesi, hanno trovato un accordo.

L’accordo integrativo aziendale per la continuità assistenziale, stabiliva che a partire dal primo febbraio 2018 per prestazioni aggiuntive dei medici, venivano erogati 4 euro lordi l’ora per le attività ambulatoriali, come stabilito nel lontano 2008 dall’Accordo Regionale Integrativo, ma mai attuato, anche con il silenzio dei sindacati.

Le Asl a febbraio hanno richiesto ai medici la disponibilità a svolgere l’incarico aggiuntivo e i medici hanno risposto positivamente.


Ma nelle buste paga di Febbraio, Marzo e Aprile, il compenso per aver svolto servizio aggiuntivo come previsto dall’accordo regionale sottoscritto da D’Alfonso, le ASL e i sindacati, non c’era.


«Ovviamente il pensiero di chi ci governa è stato quello di far calmare gli animi dei dottori nei mesi prima delle elezioni politiche ed evitare l’ingolfamento dei pronto soccorso», dice uno ei medici coinvolti, «poi a elezioni avvenute, ci sarà qualcun altro che dovrà preoccuparsi del problema, dovendo preoccuparsi di altre questioni, probabilmente quelle romane».


Le Asl hanno tergiversato per evitare di pagare quanto stabilito.


«E’ sconcertante che nonostante non ci sia stata una condanna», sostengono molti medici, «le Asl  chiedano la restituzione di una così ingente somma in un mese di tempo. Anzi, propongono ai medici, grazie ad un provvedimento della Giunta Regionale di fine Settembre 2017, che per debiti verso la Regione e quindi le ASL, si possa chiedere una rateizzazione in max 48 mesi».


Facendo un calcolo approssimativo su uno stipendio recente di una guardia medica pari ad € 1.600 netti  come può restituire una rata mensile di 1.041 euro (calcolato su 50.000 euro di restituzione)?


Nel frattempo a decine hanno avviato azioni giudiziarie davanti al giudice del lavoro per violazione degli accordi sottoscritti o cambio unilaterale degli accordi.

Cause che non sono ancora arrivate a sentenza ma che hanno ottime possibilità di vittoria per svariate ragioni giuridiche e di equità.

Una su tutte: la buona fede e l’affidamento dei medici nell’aver legittimamente incassato quanto stabilito da un atto ufficiale di una istituzione pubblica.

Ma ci sarebbe persino chi sostiene che i punti contestati dalla Corte dei Conti di una norma del 2005 siano stati in realtà abrogati dal 2009: dunque ci sarebbe un errore di fondo nella richiesta di restituzione dell’indennità.

 

E poi tutti i medici hanno pagato le tasse in questi 10 anni con le aliquote previste su importi lordi di reddito.

Cosa succederà se i medici dovessero restituire tutte quelle somme?