DIRITTI E ROVESCI

La nuova sanità, nessuna assistenza per autismo se mancano soldi  

Angsa, blitz delle Regioni favorito da momento politico

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

392

La nuova sanità, nessuna assistenza per autismo se mancano soldi  

 

 

ROMA. I servizi per l'autismo rischiano di essere condizionati alla disponibilità economica a livello territoriale. Questo quanto prevede una clausola inserita nell'atto di intesa di revisione delle "Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nei Disturbi dello spettro autistico" previste dalla legge 134 /2015, con la riunione della Commissione Tecnica del 9 maggio e quella della Conferenza delle Regioni, il 10 maggio, e che i genitori dei ragazzi con autismo contestano.

 

In realtà le conseguenze nefaste della scarsità di soldi in cassa ad enti locali ed Asl si fa già sentire da diversi anni. In Abruzzo a causa del commissariamento e della direttiva madre di tagliare i costi sono stati tagliati a cascata anche servizi e assistenza con ripercussioni immense sulle famiglie di tipo economico e non solo.

Particolarmente gravi le conseguenze ai tagli assistenziali per patologie come l’autismo o le varie forme di riabilitazione psichiatrica o assistenze a persone portatori di handicap e non autosufficienti.

Con il venir meno di contributi pubblici molte famiglie hanno dovuto sobbarcarsi spese e rette ingenti (chi ha potuto permetterselo).

Molti giudici però a vari livelli stanno facendo rilevare l’incostituzionalità del sillogismo: risparmio uguale taglio dei servizi sanitari e questo perchè la nostra Costituzione garantisce l’assistenza come diritto primario che dovrebbe lasciare il passo ad altre logiche (come quella dei pareggi di bilancio).

E la verità è che di soldi se ne spendono tantissimi per voci di gran lunga meno necessarie.

Sempre in Abruzzo alcune famiglie attraverso una associazione sta avviando cause giudiziarie contro le Asl affinchè a queste venga imposto di assistere i malati di autismo. Fino ad ora sono stati vinti tutti i casi e la Asl è stata obbligata a prendere in carico i piccoli pazienti: una vittoria giudiziaria che è anche una vergogna per la democrazia se bisogna arrivare a questo per vedersi garantito il diritto alla salute e alla dignità.  

 

«E' una decisione gravissima - evidenzia Benedetta Demartis presidente dell'Angsa, Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici - le Linee di indirizzo sono i Lea per l'autismo, in conformità al Dpcm sui nuovi Lea, che all'articolo 60 inserisce questa patologia nelle particolari categorie. La nuova clausola ridicolizza e declassa il documento. In pratica le persone con autismo, che facevano affidamento sulle nuove normative, continueranno ad essere private dei servizi di assistenza e cura».

Secondo Demartis si è trattato di «un blitz delle Regioni favorito dal momento di vacatio legis, in cui l'interlocutore chiave, cioè il Ministero della Salute, ha perso ogni potere contrattuale e ogni interesse, nonostante fosse stato sollecitato in tutti i modi a rimanere vigile».

Il danno per le persone con autismo e le loro famiglie secondo Angsa è grande.

 

«Per i servizi previsti non si dovrà più attingere al Fondo sanitario nazionale - continua Demartis - la loro erogazione è vincolata alla disponibilità finanziaria delle aziende sanitarie. Continueremo a vedere servizi diversi e a macchia di leopardo. Le Regioni avranno questo alibi per giustificare l'inefficienza di una vera presa in carico».

Angsa, che chiede al ministro Lorenzin di non firmare il provvedimento, si dice «pronta ad impugnare l'atto di Intesa davanti alle competenti Autorità, confidando che il prossimo Governo possa rimediare a una violazione di legge».