IL FATTO

Atessa, la strana trasformazione di un terreno: dalla carpenteria ai rifiuti sanitari infetti

Bracco chiede spiegazioni all’Arap

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Antonio Colasante

ABRUZZO. Una delibera dell’autunno 2016 con la quale un lotto di terreno veniva ceduto a un privato con la garanzia di dare prosecuzione a un’attività di carpenteria metallica.

Oggi quella stessa area viene data a un altro privato per costruire un impianto di trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo.

«L’Azienda regionale delle attività produttive (ARAP), riguardo questa vicenda, ha il dovere di fornire tutti i chiarimenti del caso e a tal proposito ho già pronta un’interpellanza che protocollerò la prossima settimana», chiede  il consigliere regionale di Sinistra Italiana Leandro Bracco.

Il provvedimento assunto dall’ARAP stessa nell'ambito del procedimento AIA (autorizzazione integrata ambientale) concernente il progetto presentato dalla società Di Nizio Eugenio riguarda la realizzazione di un impianto di trattamento di scarti sanitari a rischio infettivo, con adiacente un deposito per rifiuti sia pericolosi che non, presso la frazione Saletti di Atessa, nel Chietino.

Lo scorso 12 ottobre la medesima socità Di Nizio – spiega Bracco – ha avviato la procedura necessaria allo scopo di ottenere da parte della Regione Abruzzo l'assenso alla costruzione dell'impianto.

Per questo l'ARAP, tramite la delibera n. 14 del 12 marzo scorso, ha autorizzato la società Colasante Holding alla cessione in locazione, a beneficio della Di Nizio, del lotto di terreno sul quale l'impianto potrebbe sorgere.

«Una delibera – riferisce Bracco – adottata con urgenza proprio ‘al fine di consentire la prosecuzione del procedimento’. Alcuni aspetti del provvedimento devono però essere chiariti in quanto prima della delibera richiamata e sempre per lo stesso lotto di terreno, l'ARAP aveva adottato un altro provvedimento (la delibera n. 818 del primo dicembre 2016) con il quale la società Colasante Holding veniva autorizzata a ricevere l'area. Area che però oggi intende a sua volta cedere alla Di Nizio Eugenio».

Dallo studio dei documenti – evidenzia il Consigliere regionale SI – emerge però che la cessione veniva autorizzata dall'ARAP solamente per  consentire la prosecuzione e l'esercizio dell'attività di carpenteria metallica, manufatti in lamiera e accessori per auto e moto.

Nel provvedimento si legge inoltre che ‘la Colasante Holding ha dichiarato che sarà mantenuta l'attività produttiva già assentita’ ovvero quella di carpenteria metallica. In aggiunta la società si era impegnata al mantenimento dei livelli occupazionali legati, ovviamente, a quel settore produttivo.

Tutto questo però, nella recente delibera del marzo scorso, non trova più alcuna menzione. «Ciò che deve essere chiarito – sottolinea Bracco – è la circostanza secondo la quale l'ARAP abbia di fatto autorizzato l'esercizio di un attività diversa rispetto a quella certificata come esistente nella prima delibera. E come mai nel successivo provvedimento adottato poco più di un mese fa è scomparso qualunque riferimento alla carpenteria metallica e all'obbligo di mantenere quel tipo di occupazione?».  

«Senza alcuna motivazione – rimarca il Consigliere – il lotto viene così autorizzato a ospitare un'attività assolutamente diversa rispetto all’originaria ossia quella deleteria relativa al trattamento di rifiuti sanitari infetti. Come è stato possibile che la delibera recentemente adottata nulla riferisca della precedente e dei vincoli da essa contenuti ovvero il mantenimento della medesima tipologia lavorativa? Si consideri inoltre che il primo atto ARAP aveva addirittura avuto il via libera ‘a seguito dell'esito favorevole dell'istruttoria di competenza condotta dall'ufficio Urbanistica-edilizia-espropri’ e quindi la pratica aveva avuto tutte le rispettive autorizzazioni».

«Va ricordato inoltre – specifica Bracco – che l'ARAP è un Ente pubblico economico della Regione alla quale spetta la direzione, il coordinamento, la tutela e la vigilanza. Per questo motivo proprio la Regione ha il dovere di esaminare i provvedimenti assunti dalla stessa ARAP. Si tratta infatti di un passaggio estremamente rilevante nell’ambito di un iter che potrebbe portare all'approvazione di un progetto osteggiato dalla popolazione preoccupata dagli impatti ambientali negativi. Non si può non evidenziare – conclude Leandro Bracco – come sia necessario che la Regione Abruzzo dia garanzia ai cittadini non solo rispetto alla difesa della salute ma anche per quanto attiene al rispetto della legittimità degli iter e dei provvedimenti assunti anche dai diversi enti regionali».