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D’Alfonso presidente-senatore: per la giunta delle elezioni non c’è incompatibilità

Forza Italia: «ridicolo paragone del Governatore con le figure di Mazzini e Garibaldi»

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D’Alfonso presidente-senatore: per la giunta delle elezioni non c’è incompatibilità

ABRUZZO. Questa mattina  la Giunta per le elezioni, col voto contrario delle opposizioni, ha deciso che attualmente le due cariche di D’Alfonso non sarebbero incompatibili.

Può restare presidente della Regione e senatore, per ora.

Perchè? Perchè D’Alfonso ha presentato una lettera di 8 pagine  con la quale ha rappresentato il proprio diritto/facoltà di optare per una delle due cariche elettive nei termini previsti dal regolamento del Senato. La maggioranza dei capigruppo consiliari ha deliberato di demandare all’intero Consiglio regionale, ai sensi dell’articolo 20 comma 4 del regolamento interno di funzionamento del Consiglio, la decisione sul procedere o meno alla contestazione dell’incompatibilità.

«Si è ritenuto, infatti che debba essere il plenum dell’aula a valutare se le condizioni di incompatibilità vengano ad esistere giuridicamente a seguito della proclamazione ovvero a seguito dell’avvenuta convalida dello stesso senatore nella carica, che avverrà ad opera della Giunta per le elezioni del Senato», dichiarano in una nota i consiglieri regionali e capigruppo presenti all'incontro, Sandro Mariani, Lucrezio Paolini, Maurizio Di Nicola e Lorenzo Berardinetti.

Adesso, dunque, la questione si sposta in Consiglio regionale e nel frattempo D’Alfonso è riuscito a guadagnare altro tempo, in attesa di sapere se a Roma il suo partito riuscirà veramente a formare un Governo con i ‘nemici’ del Movimento 5 Stelle.
Vista nell’ottica regionale risulta veramente paradossale poter solo immaginare una coabitazione tra grillini abruzzesi ed esponenti di quel Partito Democratico che ruota intorno alla figura del presidente D’Alfonso.

E se l’accordo si raggiungesse davvero?

D’Alfonso riuscirebbe pure nella sua impresa di portare «l’Abruzzo al Governo», come la intende lui? Ovvero, dobbiamo aspettarci anche un D’Alfonso ministro, per la prima volta, con il beneplacito dei 5 Stelle?

Magari per l'occasione questa volta la sedia la offrirà (invece che sfilarla) alla nemica Sara Marcozzi...

Sarà, forse, anche per quello che sta accadendo in queste ore a Roma che una sola voce si è alzata, fino a questo momento, sul caso dell’incompatibilità del presidente e su ciò che è stato deciso oggi.

La voce è quella del centrodestra che definisce «una litania di otto pagine» la lettera con la quale il governatore ha spiegato le motivazioni dietro la sua scelta di non volersi dimettere.

Intanto D'Alfonso continua a rivestire le due cariche nonostante tutto e tutti: ieri ha incarnato il ruolo del partigiano "liberatore" insieme al ricomparso Nicola Mattoscio, evaporato dalla Saga  e rispuntato nella sua terra natia, vicino al presidente Mattarella. Per il resto i giorni frenetici D'Alfonso li passa a firmare atti che riguardano il Masterplan, nel tentativo di garantire realmente fondi e appalti, e a fare nomine nel tentativo (finora pienamente riuscito) di piazzare fedelissimi nei punti chiave così da consegnare una Regione teleguidata anche in caso di maggioranze diverse.  

Il tutto -dicono- nel pieno solco della legalità e dell'interesse pubblico. La decisione di oggi che arriva dalla giunta per le elezioni è una importante pezza d'appoggio al riguardo.

COME MAZZINI E GARIBALDI?

E se ieri D'Alfonso era "solo" partigiano, nella lettera si è spinto ben oltre (nel tempo) arrivando a tirare in ballo Mazzini e Garibaldi, proprio i due Giuseppe che hanno fatto la storia dell'Unità d'Italia... 

«Soprassediamo sul ridicolo paragone del Governatore con le figure di Mazzini e Garibaldi», ha sottolineato il Capogruppo Sospiri, «attualmente D’Alfonso occupa due poltrone incompatibili tra loro per legge, e il Presidente-Senatore lo sa benissimo. E lo dimostra il suo disperato tentativo, concretizzato in una lettera di otto lunghe e noiose pagine, di trovare scappatoie linguistiche, burocratiche, éscamotage per quella che vuole essere una vera e propria furbata politico-amministrativa: continuare a occupare la Presidenza della Regione per paura che a Roma non si riesca a comporre il nuovo Governo e si torni alle elezioni, decretando la caduta di tutti gli eletti, lui compreso».

Secondo il centrodestra temendo di restare senza poltrona, D’Alfonso starebbe tentando di restare aggrappato alla sedia abruzzese con un occhio teso a guardare cosa accade nella capitale.

Il Pd scioglierà le riserve dopo la direzione nazionale del partito in programma il 3 maggio. C’è bisogno di altro tempo.

Ma Forza Italia non lo accetta: «D’Alfonso non risponde a una legge diversa se non a quella italiana, valida in egual maniera per tutti, deve semplicemente dimettersi subito, o dalla carica di Governatore o da quella di Senatore. Nessun medico né giurista gli ha ordinato di fare il Senatore, la sua stessa candidatura in un collegio blindato è stata frutto del suo accanimento presso il suo Partito per prevalere su altri nomi, è stato il Governatore D’Alfonso a scegliere di tradire, per l’ennesima volta, l’impegno assunto con gli abruzzesi nel 2014, chiedendo loro voto e fiducia.

Ora il caso arriverà in Consiglio regionale dove Forza Italia ribadirà  al Governatore D’Alfonso le proprie ragioni.

Quanto alla doglianza di rischiare di restare fuori dai giochi, ovvero di lasciare la Regione e poi non essere convalidato al Senato, «fa parte del gioco, anzi direi che è l’effetto sanzionatorio per chi si candida senza titolo a una carica incompatibile», insiste Sospiri.

«D’altro canto D’Alfonso ha anche un’altra possibilità: se lasciare l’Abruzzo lo addolora in maniera tanto incisiva, rinunciasse alla carica di Senatore e restasse in Regione, consentendo all’Assemblea elettiva di ricominciare a lavorare».