DELITTO SENZA CASTIGO

Non solo Alessandro Neri: in Abruzzo 20 anni di misteri e omicidi impuniti

Omicidi “perfetti”, indagini fatte male, depistaggi, omertà, criminalità: quanti assassini impuniti in mezzo a noi

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Non solo Alessandro Neri: in Abruzzo 20 anni di misteri e omicidi impuniti


PESCARA. L’omicidio di Alessandro Neri è ancora senza soluzione. Il killer gira indisturbato mentre la famiglia attende di sapere cosa è accaduto.

Negli ultimi giorni in città sono comparsi manifesti con il volto sorridente di Nerino e la scritta ‘verità per Ale’.

Una verità che dovrà arrivare per dare pace a chi lo conosceva ma anche ad una città che negli ultimi anni, più volte, è rimasta sospesa in attesa di domande.

Misteri non risolti: 6 solo negli ultimi anni e solo a Pescara. Chi ha ucciso Italo Ceci, a due passi dal centro, e Nicola Bucco nella sua casa sulla riviera?

Dubbi pure sulla fine dello studente Roberto Straccia e Silvana Pica, entrambi scomparsi in circostanze misteriose. Se il corpo di Roberto Straccia è stato trovato (sulla costa pugliese) per Silvana Pica non si può dire lo stesso.  Ma di gialli senza risposte se ne contano in tutto Abruzzo almeno 20, tra omicidi efferati e sparizioni avvolte dal mistero.

Nella maggior parte dei casi le indagini sono state archiviate perchè non si sono riscontrati sufficienti elementi per portare qualcuno a processo.

In altri casi, invece, gli indagati sono riusciti a dimostrare la loro estraneità ai fatti contestati e così i delitti sono rimasti senza colpevoli. Decine le famiglie che hanno sperato per mesi e che, come  stanno facendo in queste settimane i familiari di Alessandro Neri, hanno invocato per troppo tempo una giustizia che non è arrivata.

L’OMICIDIO FABRIZI: IL CAPOSTIPITE DEGLI OMICIDI IRRISOLTI

5 marzo 1993: scattano gli arresti per cinque persone dopo difficoltose indagini durate un anno e mezzo e che tutto l’Abruzzo ha seguito sconvolto e curioso.

Un avvocato rampante, emergente, in vista nella piccola piazza che cambia del Pescarese, desideroso di fama venne ucciso il 6 ottobre 1991 in piazza Muzii dopo essere caduto in una trappola molto più grande e potente di lui.

Quell’avvocato era Fabrizio Fabrizi e la sua fama venne superata negli anni solo da quella del suo delitto, avvolto da misteri, coincidenze e giustizia negata e tantissime ombre su intrecci poco lusinghieri tra affari e politica.

Per molti fu quello il giorno in cui l’Abruzzo finì di essere quell’isola felice dipinta (utilitaristicamente) dalla vecchia e potentissima Dc di Remo Gaspari e iniziò ad essere quella regione meta di nuove grandi speculazioni e affari, con la compiacenza dei colletti bianchi a tutti i livelli.

In prima fila all’alba di quel 5 marzo 1993 c’era Luigi Savina, oggi vice capo della polizia e all’epoca capo della Squadra mobile di Pescara che aveva coordinato e diretto le indagini insieme al giovane pm Pietro Mennini, oggi procuratore generale d’Abruzzo.

Un lavoro intenso portato avanti per dipanare un delitto che poteva avere molti moventi.

Tra gli arrestati quel giorno c’erano Alessandro Pinti, 36 anni, di Chieti, già accusato di un altro omicidio, ritenuto il braccio esecutivo, cioè il killer, mentre la mente -secondo la procura di Pescara- era Mario Mammarella, notissimo imprenditore di Francavilla, difeso da un già molto noto Giuliano Milia, oggi socio in affari con la famiglia Mammarella e difensore “storico” di D’Alfonso.

I giudici però sconfessarono la procura di Pescara allora diretta da Enrico Di Nicola sottoscrivendo una inattesa sentenza di assoluzione per tutti, assoluzione che non venne impugnata -si disse- per un errato calcolo dalla procura legato al termine dell’impugnazione e così Di Nicola arrivò in ritardo e la sentenza passò in giudicato.

Come accade spesso per la magistratura gli errori commessi si pagano con le… promozioni.

Il delitto eccellente rimase impunito e molte delle carte sequestrate all’avvocato rimasero segrete evitando nuovi scandali amministrativi.  



CHI HA UCCISO MARZANNA?  

Resta senza risposta  la morte dell’operaia polacca Marzanna Malgorzata, trovata cadavere il 6 marzo 2005 nei pressi di un laghetto di pesca sportiva a Corropoli, provincia di Teramo. L’arma del delitto con cui fu uccisa la donna non fu mai ritrovata.  Unico indagato, e pure imputato, il marito che poi è stato assolto. Il corpo della donna, racchiuso in sacchi per l'immondizia, fu trovato da un agricoltore 24 ore dopo il decesso.

Omicidio operaia polacca Malgorzata: assolto il marito Doriano Paolini

TERAMO. Assolto Doriano Paolini. Assolto per non avere commesso il fatto. L’operaio di Corropoli, accusato di avere ucciso la moglie polacca Marzanna Malgorzata, è stato scagionato da ogni accusa. La Corte D’Assise, riunita ieri mattina al Tribunale di Teramo, ha respinto le istanze del Pubblico Ministero David Mancini che aveva chiesto l’ergastolo e ha disposto la sua immediata scarcerazione. Torna dunque in libertà dopo 21 mesi di prigione. Era stato infatti arrestato dai Carabinieri di Corropoli su richiesta del magistrato il 29 giugno del 2005 con l’accusa di omicidio.



DELITTO MASI

E sempre nel Teramano resta una ferita aperta, quella del massacro dell’avvocato penalista Libero Masi e sua moglie Manuela, uccisi a colpi di mannaia nella loro villetta a Nereto il 24 giugno del 2005.

Masi era responsabile regionale di Slow Food, professionista molto conosciuto in tutta la Val Vibrata.  I corpi dei due coniugi vennero ritrovati riversi nel corridoio della villa, le stanze erano a soqquadro, in terra e sulle pareti parecchie tracce di sangue. Si parlò di una rapina finita tragicamente. Il medico legale stabilì che il killer aveva agito con particolare ferocia, usando molto probabilmente una mannaia.

Perchè i due coniugi abbiano fatto quella fine nessuno è mai riuscito a spiegarlo. Si è cercato a lungo e forse non come si doveva poi il tempo ha dato il salvacondotto per sempre ai killer.



MARA MASTRANGELO  

Sono ormai più di 13 anni che non ci sono risposte sulla morte di Mara Mastrangelo, assassinata nella sua abitazione di Bomba (Chieti) l'11 febbraio 2005. Un delitto violento ed efferato: la donna non sarebbe morta sul colpo ma sofferto una lunga agonia. Il gup ha assolto dall'accusa di omicidio volontario sua madre e anche un altro uomo, che non aveva un alibi per l'ora del delitto e che aveva effettuato inspiegabili chiamate ai numeri di emergenza 112, 113 e 115, tra l'ora dell'omicidio e la scoperta del cadavere avvenuta il giorno dopo.  Dura la reazione del legale dei figli di Mara Mastrangelo, l'avvocato Dario Rapino, quando nel 2009 la Procura disse no alla riapertura del caso. Rapino arrivò a chiedere l'avocazione dell'inchiesta alla Procura Generale dell'Aquila, oltre ad una ispezione ministeriale sull'attivita' della Procura frentana.



OFELIA CALVI  

Tragica e senza risposte anche la morte di Ofelia Calvi, la vedova 83enne uccisa il 4 gennaio del 2006. L’inchiesta è stata definitivamente archiviata nel 2011. Prosciolti gli unici due indagati, padre e figlio che non c’entravano praticamente nulla.

L'anziana venne trovata morta in un magazzino del palazzo dove abitava, in via Cesare De Lollis a Chieti, in pieno centro, a due passi dal teatro. A scoprire il corpo senza vita fu la polizia avvertita dal genero della vittima che diede l'allarme non trovando la donna. L'abitazione era a soqquadro. Una rapina finita male?  I responsabili sono tra noi.



LA FIGLIA DI MANIERO

Il mese dopo, a febbraio 2006, Pescara si svegliò sotto choc quando il cadavere di una donna venne trovato in pieno centro nel cortile di una elegante palazzina ristrutturata da poco, in via Carducci, all'angolo con via Parini.

A fare  un volo nel buio dalla finestra della sua mansarda fu Elena Maniero, 30 anni, figlia del boss della mala del Brenta, Felice Maniero. Viveva da anni in città sotto falso nome. Si faceva chiamare Eva Mariani.

La vicenda è stata archiviata come suicidio per motivi sentimentali ma qualche anno dopo Giancarlo Carpi, ex camionista appartenente alla “Legione Brenno”, una struttura coinvolta in un traffico di armi, raccontò a Report che la donna era stata in realtà ammazzata (ipotesi già analizzata nel 2006 e archiviata)

Secondo l’uomo la figlia prediletta di Maniero sarebbe stata buttata dalla finestra. Il movente sarebbe da ricondurre alla decisione del padre di collaborare con la giustizia.

L’ombra del mistero è sempre rimasta nonostante le “prove” raccolte durante le indagini siano sempre state giudicate sufficienti a spiegare la morte con il suicidio.




MANUELA DI CESARE  

E a Pescara un anno dopo un altro omicidio senza responsabili: Manuela Di Cesare venne trovata morta il 21 aprile 2007. 11 mesi di indagine che non hanno però scovato ed individuato il colpevole, tuttora ricercato e libero chissà dove. Un omicidio cruento avvenuto nell'abitazione della vittima,  in zona colli. Lì Manuela, professione escort, riceveva di solito i suoi clienti.

Uno di questi, probabilmente, quel sabato, per ragioni mai chiarite, aggredì Manuela e poi la colpì violentemente alla testa con un oggetto, lasciandola morire sul divano, forse soffocandola con un cuscino perché i vicini non sentissero. Le indagini sono andate avanti per anni individuando anche alcuni sospettati ma per loro non è stato avviato alcun processo. Chi ha ucciso Manuela non è in carcere a scontare la pena.




LEONARDO CARBONIZZATO IN AUTO

Pochi mesi prima, invece, a Teramo Leonardo Paolini, venne trovato morto carbonizzato nella sua auto a Colleparco e i genitori cercano ancora la verità.  

La sera del 28 febbraio del 2007 era stato a cena a casa e poi aveva detto di voler andare nel bar della località Colleparco per festeggiare con altri il compleanno di un amico. All’ 1.45 salutò gli amici e circa un’ora e un quarto più tardi la drammatica scoperta del rogo della sua auto.  Leonardo era un 23enne «con un passato nella droga dalla quale era uscito», ha sempre assicurato la mamma. La famiglia è da sempre convinta che il ragazzo sia stato ucciso:«parlano le carte e la perizia legale. Il corpo è stato bruciato vivo».

Secondo la ricostruzione, infatti, il ragazzo sarebbe stato ferito fuori dalla macchina, messo in auto, cosparso di alcol e bruciato.

I periti hanno anche fatto una simulazione per verificare se il giovane fosse morto a causa di una sigaretta accesa. Il responso è stato netto: versione  assolutamente impossibile.

Eppure c’è una famiglia che piange un figlio senza aver mai avuto risposte.



LUIGI TUCCI

C’è anche un’altra mamma che non sa cosa sia accaduto a suo figlio: è la mamma di Luigi Tucci, 16enne di Francavilla al mare trovato morto ai piedi di una gru, dentro un cantiere vicino casa sua, il mattino del 18 luglio del 2011.

Luigi è stato ripreso dalle telecamere poco dopo le 5 di mattina: si vede che entra nello stabilimento, cammina avanti e indietro. Stava aspettando qualcuno? Alla fine torna in spiaggia e si allontana. Poco dopo le telecamere riprendono un’altra persone. Chi era?

Il corpo venne trovato riverso per terra a pancia in su, vicino a dei blocchi di cemento e ad una gru. Una delle due scarpe è lontana molti metri dal corpo. Secondo gli inquirenti Luigi sarebbe potrebbe essere caduto proprio dalla gru del cantiere ma la mamma respinge l’ipotesi di un suicidio: «non aveva problemi, avevamo un rapporto da amici più che da mamma e figlia e sapevo tutto».

In camera sua, sulla sua scrivania, la mamma ha ritrovato, ben sistemati, i libri che Luigi avrebbe doveva portare con sé quella mattina per una lezione di recupero. Li aveva già preparati, un gesto insolito per chi poi va a suicidarsi.




ITALO CECI

Senza nome anche il killer di Italo Ceci: caso archiviato dopo che le indagini avevano portato ad iscrivere alcune persone nel registro degli indagati. Ma le prove non sono state ritenute sufficienti per arrivare ad un processo.


Ceci, ex componente della banda Battestini, quel 20 gennaio del 2012 si trovava nel suo negozio di vernici, a Pescara. Stava abbassando la saracinesca quando è stato raggiunto da tre proiettili.


I due killer erano appostati vicino al negozio e avrebbero atteso l’uomo all’uscita. Avrebbero agito a volto scoperto senza temere di essere visti. I colpi alla schiena lasciano presagire il fatto che la vittima non si sia nemmeno accorta di quello che stava avvenendo mentre era intento ad abbassare la saracinesca. Durante i processi degli anni ’80 Ceci decise di collaborare ed anche grazie alle sue parole la banda fu condannata.


La banda Battestini seminò terrore dalla fine degli anni 70 all’inizio degli anni 80. Una scia di rapine e non solo che alimentò il mito di una gang imprendibile.

Pure Ceci pagò con il carcere: quella esperienza fu dolorosissima e lo determinò definitivamente a cambiare vita, cosa che riuscì a fare non appena i riflettori della cronaca giudiziaria si spensero. Negli ultimi dieci anni, secondo chi lo conosceva, condusse una vita tranquilla e regolare. Oggi il killer, o i killer, sono liberi.



E NICOLA BUCCO?

Nove mesi dopo Pescara venne scossa da un altro omicidio che resterà senza soluzione: Nicola Bucco, 53 anni, ammazzato con tre coltellate il 14 novembre del 2012, nella sua abitazione a Pescara e di via Leopardi. 


Ad un certo punto la svolta sembrò vicina: 3 indagati poi la resa della procura: «ogni verifica di traccia biologica che potesse legare una delle persone sospettate al luogo del delitto e' stata negativa» e il giudice archivia.

Ad indirzzare gli inquirenti anche una lettera anonima, recapitata ad uno degli avvocati dei familiari, forniva una serie di indicazioni su tre individui ma anche quella missiva non ha portato a niente.


RENATO BELLISARI

E gira ancora libero ed indisturbato pure l’assassino di Renato Bellisari, pensionato di 77 anni.

La notte tra il 25 e il 26 settembre 2014 fu trovato con il cranio fracassato nella sua casa di Intermesoli (Teramo). Fu un delitto per certi versi strano e inaspettato e oggi sappiamo che l'omicida rimarrà ignoto forse per sempre.

Il Tribunale ha archiviato la posizione dell'unico indagato, un conoscente di Bellisari, del quale all'epoca non fu resa nota l'identità e sul quale non sarebbero emerse prove di un coinvolgimento nell'omicidio.

Il violento assassino gira indisturbato.



DEMETRIO DI SILVESTRE

Stesso mistero anche sulla fine dell'imprenditore edile di 56 anni Demetrio Di Silvestre, scomparso martedì 15 novembre 2017, i resti carbonizzati sono stati trovati due giorni dopo. 

La chiave del mistero, ovviamente, è tutta legata alla ricostruzione delle ultime ore di vita di Demetrio, che uscì di casa dicendo alla moglie di avere un appuntamento di lavoro. Il telefono cellulare è rimasto attivo fino alle 16.30. Poi più nulla. La moglie lo ha atteso invano fino a sera, il mattino successivo ha presentato denuncia di scomparsa ai carabinieri.



GIULIA DI SABATINO

E chi ha ammazzato Giulia Di Sabatino a metà del 2015? I resti della 19enne di Tortoreto furono rinvenuti lungo la A 14.

A marzo del 2017 la procura ha chiesto l’archiviazione del fascicolo per istigazione al suicidio, e quindi della posizione delle tre persone indagate, aperto all'indomani della sua morte.

Il cadavere di Giulia, straziato dalle auto, fu trovato il 1 settembre del 2015 sotto un cavalcavia.

 Cavalcavia dal quale la ragazza si sarebbe buttata alle prime luci dell'alba, nello stesso giorno in cui avrebbe compiuto 19 anni. Un suicidio al quale la famiglia di Giulia non ha mai creduto, tanto da rivolgere più volte accorati appelli a giornali e televisioni.

Inizialmente la Procura indagò due persone: il 41enne che quella notte diede a Giulia un passaggio con lo scooter e il 25enne che, alla guida di una Panda Rossa, la accompagnò sul cavalcavia dopo aver avuto un rapporto sessuale con lei.

A questi si aggiunse poi anche una terza persona: l'uomo già indagato per pedopornografia dalla Procura distrettuale dell'Aquila dopo che la Procura di Teramo, sempre nell'ambito degli accertamenti sulla morte di Giulia, aveva rinvenuto delle foto osè sul cellulare della ragazza.

E’ stato davvero suicidio?




LE SCOMPARSE: ROBERTO STRACCIA

Accanto a tanti omicidi efferati e violenti rimasti impuniti ci sono poi anche una serie di sparizioni mai chiarite fino in fondo.

Il caso più eclatante degli ultimi anni è stato quello di Roberto Straccia: il caso archiviato come suicidio anche se la famiglia non ci ha mai creduto.

Roberto, studente di Moresco (Fermo) scomparse da Pescara il 14 dicembre 2011 mentre faceva footing e venne trovato morto il 7 gennaio successivo sul litorale di Bari

Negli anni scorsi era arrivata anche una imbeccata su un omicidio per scambio di persona. Una novità emersa da un colloquio tra un boss calabrese legato alla ‘ndrangheta e sua moglie, in carcere a Lanciano, intercettati nell’ambito di una inchiesta per droga. E’ in questo colloquio che -senza mai nominare Roberto- fanno riferimento alla scomparsa e ritrovamento di un cadavere a Bari e dicono che c’è stato uno scambio di persona e che si è trattato di un omicidio, scambio di persona dovuto al fatto che gli assassini si sarebbero informati  su Facebook rintracciando così il loro presunto obiettivo e identificandolo in Roberto Straccia.

Ci sono assassini che non hanno pagato per questo?


LA TRAGICA FINE DI ELEONORA

E come i parenti di Roberto anche quelli di Eleonora Gizzi si sono dovuti rassegnare senza capire i reali motivi che hanno portato al decesso della loro figlia. Eleonora scomparsa da Vasto il 28 marzo 2014 e trovata morta dopo cinque mesi, il 26 agosto, in un'area recintata sotto il cavalcavia Prascovia dell'autostrada A14, non lontano da casa, a poco meno di un chilometro di distanza.

La Procura di Vasto ha archiviato il reato ipotizzato contro ignoti di istigazione al suicidio. Per i magistrati l'allontanamento della giovane maestra fu volontario e quindi non ci fu alcuna istigazione al suicidio.

La famiglia avrebbe voluto risposte precise anche perché accanto al corpo di Eleonora fu trovata una maglietta di colore beige sulla quale fu individuato del Dna maschile. La famiglia non ha mai saputo a chi appartenesse ma è convinta che la ragazza non fosse sola.


I CORPI MAI RITROVATI

Sono passati, invece, 20 anni dalla sparizione di Maurizio D'Alo', all'epoca 38enne, ma il mistero della sua sparizione non è mai stato svelato.

Due le indagine aperte sul caso ma non si è mai arrivati ad un punto fermo e il corpo non è stato mai ritrovato.  La sparizione, avvenuta in circostanze misteriose tra fine novembre e inizi dicembre del 1998, finì sulle cronache locali e nazionali

La sera prima della scomparsa, ad esempio, si sa che D’Alò sarebbe uscito con un amico, Franco, con il quale avrebbe partecipato alla riunione dei pescatori e poi cenato in una pizzeria di Chieti Scalo. Poi sarebbe passato a prendere i soldi delle macchinette dal bar Europa di Villamagna, vicino Chieti, un locale che aveva preso in gestione con la moglie e il cognato. Sempre accompagnato dall'amico avrebbe raggiunto Francavilla a Mare per recarsi dalla donna con la quale aveva una relazione, proponendole di partire insieme. Da quella sera nessuno lo avrebbe più visto.


DONATELLA GROSSO

Mai ritrovato nemmeno il corpo di Donatella Grosso: la trentenne è sparita dalla sua casa di Francavilla nella notte tra il 26 e il 27 luglio del 1996 e in più di venti anni di ricerche e di indagini non si è mai arrivati alla verità.

L’inchiesta negli ultimi due decenni ha vissuto alterne vicende tra spostamenti (da Chieti a Pescara e poi L’Aquila e poi ancora a Pescara) chiusure e riaperture e per la famiglia uno sarebbe il responsabile, l'ex fidanzato di Donatella, Marco F.

Da sempre si parla di pressioni, depistaggi e persino l’ombra di poteri deviati per rallentare la giustizia ma non c’è mai stato in questo senso una prova.

L’ex fidanzato oggi vive in provincia di Chieti, non ha mai accettato di parlare di questa storia con i giornalisti né ha mai consentito riprese televisive. Secondo gli inquirenti, però, a suo carico ci sarebbero solo indizi destinati a non reggere nel corso di un dibattimento. Da qui le reiterate richieste di archiviazione.

C’è comunque un assassino libero responsabile della morte di Donatella?




SILVANA PICA

E che fine ha fatto Silvana Pica? Il suo caso è stato archiviato definitivamente nel 2013.

La traduttrice è scomparsa il 17 gennaio del 2012. La donna, che all'epoca aveva 57 anni, viveva a Pescara, in un appartamento di viale Marconi che condivideva con due donne romene.

A marzo del 2012 spuntò fuori la sua borsa, rimasta impigliata in una rete a largo della costa tra San Salvo e Termoli. Dentro c’erano il portafogli, con i documenti, denaro e una trousse.  Qualche mese dopo l’investigatore privato Ezio Denti ricevette un plico anonimo con una ciocca di capelli bionda, come quelli di Silvana. Ma anche due blister di medicine compatibili con il disturbo bipolare di cui la donna soffriva , una cartuccia di pistola calibro 38 e una lettera anonima con minacce e sconcertanti rivelazioni a casa di Silvana sarebbe stata frequentata anche da un certo Tony M., coinquilino per qualche mese di Pica. Poi l’uomo sarebbe andato via trascinandosi dietro anche alcuni problemi con la proprietaria di casa. Ma lo stesso personaggio lo ritroviamo anche in un altro giallo, quello di Roberto Straccia.

Tony, infatti, si era accreditato, ma non creduto dagli inquirenti, come il super testimone per la scomparsa di Roberto e aveva raccontato di averlo visto parlare con qualcuno all’interno di un grosso suv nero.




LUCA SPOTO  

Da 14 anni, invece, nessuna notizia di Luca Spoto, scomparso da Roma dal 1° aprile del 2004 allontanatosi a piedi, senza cellulare e con pochi soldi in tasca.

Luca alloggiava presso la nonna a Roma, sua città natale, dove studiava scienze della comunicazione all'università, mentre la famiglia viveva a Francavilla a Mare.

Prima di allontanarsi ha lasciato due lettere, ai familiari e alla fidanzata Beatrice, che hanno allarmato tutti e che hanno rivelato il suo profondo disagio e avvilimento, originato dalle difficoltà negli studi e accentuato da un improvviso problema di salute che ne ha limitato fortemente l'attività sportiva. Più volte nel corso di questi ultimi tre anni la famiglia si è rivolta alla trasmissione televisiva senza mai ottenere risultati.

VALERIO D’ETTORRE

Chiuso anche il caso di Valerio D’Ettorre: allontanamento volontario. Su di lui non è stata mai ipotizzata una morte violenta ma resta il mistero sulla sua fine. L’ultimo avvistamento era avvenuto ad ottobre 2015 nei pressi di un rifugio in montagna. Le forze dell’ordine e i volontari lo hanno cercato ovunque, battendo sentieri montani e luoghi che il fotografo era solito frequentare. Aveva lavorato per molti anni per la redazione del quotidiano ”Il Tempo” ; un mese prima che facesse perdere le sue tracce era morta l’adorata madre. Per il pm Lucia Campo D’Ettorre se ne sarebbe andato spontaneamente.

E’ davvero così.



Alessandra Lotti