IL CASO

Regione, il presidente si è dimesso. Ma non è D’Alfonso

Quagliariello: «situazione politica indecorosa»

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Regione, il presidente si è dimesso. Ma non è D’Alfonso

 

ABRUZZO.   Si sposterà dal Palazzo della Regione al Parlamento, dopo l’elezione del 4 marzo scorso e ha firmato, senza tentennamenti le dimissioni. Perchè la legge è chiara: il ruolo di Governatore e quello di Parlamentare della Repubblica sono incompatibili.

No aspettate, nessuna firma notturna per Luciano D’Alfonso dopo le ultime richieste pressanti da parte del Movimento 5 Stelle.

Nessun ripensamento, nemmeno dopo aver detto a Porta a Porta che «non appena l’ordinamento mi consente di diventare senatore, appena dopo realizzo il superamento dell’incompatibilità»

No, il Governatore che si è dimesso non è lui.

Già, perchè proprio mentre  il presidente Luciano D’Alfonso gioca con i termini e fa melina, la sua omologa friulana, Debora Serracchiani, se ne va senza troppi tentennamenti, senza giocare con le parole, senza strani giochi linguistici e senza il bisogno di mobilitare la minoranza.

Il Governo della Serracchiani, è bene precisarlo, era comunque in scadenza e le elezioni sono già programmate per il prossimo 28 aprile. Quella della governatrice uscente è stata dunque una scelta più semplice?

Dettata dalla situazione del momento?

Impossibile dirlo.

 


D’ALFONSO NON CONOSCE LE DIMISSIONI

D’Alfonso già in passato ha spiegato che non conosce 'l’istituto delle dimissioni' e lo ha dimostrato pure dopo l’arresto nel 2008: anche in quel caso (ben più drammatico e non felice come può essere l’ingresso in Parlamento) non si dimise da sindaco ma presentò il celebre certificato del medico di famiglia che accertava una «patologia ingravescente e permanente, quantomeno nel senso della imprevedibilità della data della completa guarigione».

Un modo sottile e cavilloso di far rimanere in sella la sua amministrazione, evitare il commissariamento, prolungare il suo governo e rimanerne l'ispiratore.   

 Chissà oggi che pensa D’Alfonso della Serracchiani, la stessa, tra l’altro, che dopo la debacle del 4 marzo si è pure dimessa dalla segreteria nazionale del partito.

La stessa che D’Alfonso ha pure citato in tribunale, come sua testimone, nell’ambito di una causa per diffamazione contro la giornalista Lilli Mandara.

Sarebbe interessante sapere pure che ne pensa Serracchiani del comportamento del suo collega con il quale in passato ha condiviso la stessa esposizione mediatica nel ribadire «l’inutilità del referendum anti trivelle».



«SITUAZIONE POLITICAMENTE INDECOROSA»    

Inviti a dimettersi sono arrivati dal Movimento 5 Stelle che ha firmato una segnalazione al presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio, denunciando l’incompatibilità.

Adesso sull’argomento interviene pure il riconfermato senatore di centrodestra Gaetano Quagliariello, secondo il quale proprio oggi sarebbe la giornata ideale per annunciare ufficialmente le dimissioni da Governatore.

«Ci auguriamo - dice Quagliariello - che D'Alfonso la smetta di aggrapparsi a cavilli giuridici e scomodare i padri costituenti per trascinare avanti una situazione che è in ogni caso politicamente indecorosa. Ma quand'anche volesse scovare nelle pieghe del diritto costituzionale qualche pretesto per esercitare fino all'ultimo scampolo di potere a spese dell'Abruzzo, per evitare figuracce gli consigliamo di leggere con attenzione la sentenza della Consulta numero 01/2014».

Secondo questa sentenza, infatti, «il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti», evento in questo caso già consumatosi alcuni giorni fa.

«Continuiamo a ritenere che a consigliare a D'Alfonso una rapida rimozione della sua incompatibilità dovrebbe essere il pudore politico-istituzionale, prima ancora del diritto. Ma visto che è nel diritto che il presidente-senatore cerca una via d'uscita - conclude Quagliariello -, lo informiamo che la strada è giuridicamente preclusa e lo aspettiamo fiduciosi a Palazzo Madama per ascoltarlo domani compiere la sua scelta e trarne le conseguenze».

Quagliariello sarà accontentato? Al massimo oggi da Roma potrebbe arrivare un selfie dalla nuova postazione senatoriale ma le dimissioni, a quanto pare, proprio no.

 Anche perchè dopo il primo voto in aula l’ufficio stampa ha fatto sapere che domani mattina il presidente D’Alfonso firmerà con i Soggetti Attuatori interessati 7 convenzioni per le opere del Masterplan. Insomma, si va avanti.